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STEVIA REBAUDIANA BERTONI

Tra gli articoli di cronaca usciti, sul finire dell’anno scorso, nelle testate giornalistiche d’oltreoceano non poteva passare inosservata una notizia che ha fatto molto discutere: è confermato che dal 18 dicembre 2008, negli USA, è possibile commercializzare bibite analcoliche dolcificate con derivati di Stevia Rebaudiana.
Fino ad allora non era concesso, e ancora oggi in Italia, come in tutta la Comunità Europea la vendita di simili prodotti non è legale.
I derivati di Stevia, infatti, possono essere ora utilizzati negli Stati Uniti solo dopo un lungo braccio di ferro tra alcune grosse compagnie produttrici di bevande analcoliche e la “Food and Drug Administration”, l’ente governativo statunitense che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici.

Finalmente, questa decisione rivaluta questi dolcificanti, dopo tanti anni passati al bando per una loro sospetta tossicità, e ne permette l’inserimento sul mercato su larga scala.
Originaria delle montagne fra Paraguay e Brasile, la Stevia Rebaudiana è una pianta erbacea perenne, di piccole dimensioni, appartenente alla famiglia delle Asteraceae (Compositae). Conosciuta da molti secoli per il suo potere dolcificante e per le proprietà medicinali, è molto usata da alcuni popoli indigeni dell’America Latina per le sue doti curative.
In Sud America era conosciuta come “Yerba dulce”. Gli Indios Guaranì Paraguaiani e Brasiliani, che utilizzano la pianta da più di 1.500 anni, le hanno dato una notevole varietà di nomi interessanti che, in un modo o nell’altro, rimandano al suo gusto dolce: Caa-ehe, Azuca-caa, Kaa-he-e, Ca-a-yupe, e tutti quanti significano “simile al nettare”.
Nonostante fosse utilizzata dagli Indios già da molti secoli, fu solo verso la fine dell’800 che la pianta fu scoperta dall’uomo “civilizzato”. Fu Mosè Bertoni, uno svizzero del Canton Ticino, ad osservare che gli indigeni usavano le sue foglie per dolcificare le loro bevande amare. In seguito il chimico argentino Ovidio Rebaudi, studiandone i principi attivi, la riclassificò; oggi il nome completo con cui la conosciamo dà merito ad entrambe le figure storiche degli uomini che ce l’hanno fatta conoscere: Stevia Rebaudiana Bertoni.
Il 18 settembre 1995 la FDA (Food and Drug Administration) americana annunciò che la Stevia poteva essere venduta ed assunta come integratore dietetico, ma non poteva essere utilizzata come ingrediente o additivo alimentare. Questa decisione annullò la precedente, del 1991, con la quale venivano vietate addirittura le importazioni di foglie di Stevia e prodotti ad essa correlati. Successivamente la FDA decise che l’estratto liquido della pianta poteva essere venduto per uso cosmetico.
Il 22 febbraio del 2000, la Commissione Europea, adottando le opinioni del “Comitato Scientifico dell’alimentazione umana ” (SCF), ha pubblicato la decisione che la Stevia Rebaudiana (pianta ed estratti secchi) “non può essere inserita nel mercato comunitario come alimento o come semplice ingrediente”.
Ad oggi, il suo utilizzo è ufficialmente approvato in Cina, Russia, Korea, Brasile, Paraguay, Argentina, Indonesia, Israele ed in particolare in Giappone, dove il prodotto costituisce circa il 41% del totale dei dolcificanti sul mercato.
In Giappone la diffusione della Stevia fu rapidissima ed iniziò con la proibizione dei dolcificanti di sintesi durante gli anni ’60. Nel 1970 l’Istituto Nazionale Giapponese di Sanità iniziò l’importazione di questa pianta a scopo sperimentale e nel 1980 si iniziò ad utilizzarla in centinaia di prodotti alimentari in tutto il Paese.
I costituenti di maggiore interesse delle foglie di Stevia sono dei glucosidi classificati con nomi differenti ed importanti a seconda della loro presenza percentuale nella pianta: stevioside (5-10% del totale del peso secco), rebaudoside A (2-4%), rebaudoside C (1-2%). Poi, in quantità progressivamente sempre minore, troviamo dulcoside A, rubusoside, steviolbioside e rebaudioside B, D, E ed F.
Lo stevioside fu isolato nel 1931, e gli scienziati lo descrissero come una polvere bianca, cristallina, igroscopica e circa 300 volte più dolce dello zucchero di canna.
Solo nel corso degli anni ‘70 si riuscì a descrivere in modo preciso la struttura chimica di tutte le sopraccitate molecole attive, presenti nella foglia di Stevia.
La foglia di Stevia, se consumata intera (fresca o essiccata), oltre ad avere un forte gusto dolce, lascia un retrogusto amarognolo, simile all’aroma della liquirizia che, per alcuni, può risultare poco gradevole. Responsabile di questo sapore secondario è lo stevioside, mentre il rebaudoside A ne è privo, ecco perché le formulazioni contenenti solo rebaudoside conferiscono dolcezza senza ulteriori retrosapori.
L’inconveniente del retrogusto amarognolo può essere risolto con modificazioni enzimatiche eseguite in laboratorio (come testimoniano diversi studi scientifici – Yamamoto, K. Biosci Biotechnol Biochem. 1994; Lobov, S. Agric Biol Chem. 1991; Kitahata, S. Agric Biol Chem. 1989) che purtroppo però, certamente non si possono ripetere tra le mura domestiche!
I punti di forza della Stevia, che non apporta calorie nonostante abbia circa 250-300 volte il potere dolcificante dello zucchero comune, sono innumerevoli. Diversi studi condotti su animali dimostrerebbero che i derivati della Stevia hanno la capacità, non solo di non innalzare i livelli di glicemia ematici, ma addirittura di abbassarli (Jeppesen, P. B. Phytomedicine. 2002; Lailerd, N. Metabolism. 2004). Nell’uomo lo stevioside, pur se assunto ad alti dosaggi, farebbe mantenere inalterati i valori della glicemia ematica, come evidenzia una recente ricerca pubblicata nel 2007 (Geuns, J.M.C. Exp Biol Med. 2007).
Sarebbe inoltre provata, nell’uomo oltre che negli animali, la capacità dello stevioside, di abbassare la glicemia in individui affetti da diabete di tipo 2 (Gregersen, S. Metabolism. 2004).
I derivati della Stevia sono in grado di abbassare i valori della pressione arteriosa in soggetti ipertesi, come dimostrano diversi studi scientifici (Hsieh, M. H. Clin Ther. 2003; Chan, P. Br J Clin Pharmacol. 2000).
A conclusione di quanto detto sinora, è interessante notare che una recente ricerca (del 2008) dimostra che, nonostante i derivati di Stevia in alcune circostanze siano in grado di abbassare sia la glicemia che la pressione del sangue, la loro assunzione nelle abituali dosi quotidiane come dolcificante non influisce né sui valori glicemici né su quelli pressori (Barriocanal, L. A. Regul Toxicol Pharmacol. 2008). Nulla da temere perciò per tutte le persone che non hanno né problemi di pressione  né problemi di glicemia.
Nel 2006 l’Organizzazione Mondiale della Sanità e la FAO hanno vagliato attentamente la Stevia per verificare più attentamente se davvero sussistessero dei pericoli legati al suo consumo e se i dati disponibili nella letteratura scientifica internazionale potessero supportare un suo bando completo dal commercio mondiale o meno (Safety evaluation of certain food additives / prepared by the sixty-third meeting of the Joint FAO/WHO Expert Committee on Food Additives (JEFCA). World Health Organization, Geneva, 2006).
Le conclusioni emerse da questa disamina sono state positive: per la salute umana il suo consumo è sicuro. Le indicazioni date, in via del tutto cautelativa, sono di 5 mg di stevioside al giorno per kg. di peso corporeo.
Dal 2006 ad oggi si è continuato ad osservarla e a valutarla attraverso nuovi studi scientifici, e nel mese di maggio 2007, alla luce di tutte le positive evidenze emerse, anche in Australia e Nuova Zelanda la “Food Standards Australia New Zealand” (FSANZ), l’ente locale per gli standard alimentari, approva ufficialmente la commercializzazione della Stevia e dei suoi derivati come dolcificante sul mercato interno.
Il fatto che ne sia stato approvato l’utilizzo in Australia, il fatto che sia stata dimostrata la stabilità dei suoi derivati anche ad esposizione solare protratta con uno studio scientifico recente, (
Clos JFJ Agric Food Chem.A.2008), ha spinto alla fine anche la “Food and Drug Administration” americana ad approvare l’utilizzo dei derivati di Stevia come dolcificanti per le bibite analcoliche. Per gli USA questo è un primo, importante passo, ora staremo a vedere se ne seguiranno degli altri perché, se è stata concessa alle aziende la possibilità di dolcificare le bibite con la Stevia, ci si chiede cosa possa impedirne l’uso come ingrediente anche in altri alimenti.Ma soprattutto ci si chiede, ora che il commercio e l’utilizzo di questa sorprendente pianta è liberalizzato sostanzialmente in quasi tutto il mondo, la Comunità Europea, rivedrà le sue decisioni o rimarrà arroccata sulla propria posizione proibizionista.
 
Stevia & Zucchero Giù
E’ indispensabile un cambiamento di rotta radicale nello stile di vita dei nostri ragazzi, in particolare per quanto concerne l’aspetto legato all’assunzione quotidiana di alimenti ad alta densità calorica (ricchi, in poco volume, di tanti grassi e zuccheri semplici).
Tra i più forti motivi che hanno spinto le grosse aziende americane ad investire sulla Stevia ed a fare pressione sulla FDA perché ne approvasse l’utilizzo come dolcificante ci sono il crescente bisogno di prodotti “naturali” e salutari che l’opinione pubblica dimostra e, al contempo il dilagare quasi epidemico di sovrappeso, obesità e diabete. L’introduzione sul mercato di un dolcificante come la Stevia che, a differenza dello zucchero normale, non apporta calorie e non alza la glicemia, potrebbe costituire la sfida o l’obiettivo da raggiungere attraverso la campagna di sensibilizzazione “Zucchero Giù”. L’obiettivo di tale campagna potrebbe allora diventare duplice e più ambizioso: non solo chiedere ai grandi produttori di ridurre sensibilmente la quota di zuccheri contenuti in alimenti per colazione e merende per ragazzi, ma anche sollecitare gli organi competenti affinché valutino la possibilità di immettere finalmente sul nostro mercato la Stevia: un sicuro sostituto dello zucchero a “calorie zero”!

 

BIBLIOGRAFIA
Yamamoto, K., Yoshikawa, K., & Okada, S. (1994). Effective production of glycosylsteviosides by α-1,6 transglucosylation of dextrin dextranase. Biosci Biotechnol Biochem 58(9), 1657−1661.

Lobov, S. V., Kasai, R., Ohtani, K., Tanaka, O., & Yamasaki, K. (1991). Enzymic production of sweet stevioside derivatives: transglucosylation by glucosidases. Agric Biol Chem 55(12), 2959−2965.

Kitahata, S., Ishikawa, H., Miyata, T., & Tanaka, O. (1989). Production of rubusoside
derivatives by transgalactosylation of various β-galactosidases. Agric Biol Chem 53 (11), 2923−2928.
Jeppesen, P. B., Gregersen, S., Alstrup, K. K., & Hermansen, K. (2002).
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Lailerd, N., Saengsirisuwan, V., Sloniger, J. A., Toskulkao, C., & Henriksen, E. J. (2004). Effects of stevioside on glucose transport activity in insulin-sensitive and insulinresistantrat skeletal muscle. Metabolism 53(1), 101−107.
Geuns, J.M.C., Buyse, J.,Vankeirsbilck,A., & Temme, E. H.M. (2007).Metabolism of stevioside by healthy subjects.
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Gregersen, S., Jeppensen, P.B., Holst, J.J. & Hermansen, K. (2004) Antihyperglycemic effects of stevioside in type 2 diabetic subjects. Metabolism, 53, 73–76.
Hsieh, M. H., Chan, P., Sue, Y. M., Liu, J. C., Liang, T. H., Huang, T. Y., et al.
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Chan, P., Tomlinson, B., Chen, Y. J., Liu, J. C., Hsieh, M. H., & Cheng, J. T. (2000). A doubleblind placebo-controlled study of the effectiveness and tolerability of oral
stevioside in human hypertension. Br J Clin Pharmacol 50(3), 215−220.
Barriocanal, L. A., Palacios, M., Benitez, G., Benitez, S., Jimenez, J. T., Jimenez, N., et al. (2008). Apparent lack of pharmacological effect of steviol glycosides used as  sweeteners in humans. A pilot study of repeated exposures in some normotensive and hypotensive individuals and in Type 1 and Type 2 diabetics. Regul Toxicol Pharmacol 51(1), 37−41.

(Safety evaluation of certain food additives / prepared by the sixty-third meeting of the Joint FAO/WHO Expert Committee on Food Additives (JEFCA). World Health Organization, Geneva, 2006)

DRAFT ASSESSMENT REPORT APPLICATION A540 STEVIOL GLYCOSIDES AS INTENSE SWEETENERS Food Standards Australia and New Zealand Food (FSANZ). Canberra,
3-07 23 May 2007
 Clos JF, DuBois GE, Prakash I.J Photostability of rebaudioside A and stevioside in beverages. Agric Food Chem. 2008 Sep 24;56(18):8507-13. Epub 2008 Aug 22.
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