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DOSSIER – I MITI DELLE CURE ANTICANCRO

DOSSIER – I MITI DELLE CURE ANTICANCRO

Tra i pazienti afflitti dal tumore, spesso serpeggiano informazioni e notizie su «rimedi» dalle proprietà miracolose mai dimostrate. Come sapersi orientare per evitare cocenti delusioni. Che cosa c’è di concreto. E il ruolo della chemioterapia

 Per i pazienti in cerca di risposte e i loro familiari, il rischio è soprattutto quello di incappare in chi sfrutta le sofferenze e la paura dei malati per «piazzare» rimedi la cui efficacia non ha ancora ricevuto nessuna conferma scientifica.

Nel nostro paese, tra il 15 e il 25 per cento dei malati di cancro fa ricorso a rimedi naturali, spesso senza avvertire né l’oncologo né il medico curante», spiega Fabio Firenzuoli, direttore del Centro per la medicina integrativa dell’azienda ospedaliera universitaria Careggi di Firenze.

«Non possiamo non ribadire, per l’ennesima volta, che la medicina alternativa non esiste, nel senso che non esiste un’alternativa alla medicina, come invece i pazienti più gravi, spesso oncologici, vanno cercando», sottolinea Firenzuoli. «La medicina, dal punto di vista diagnostico e terapeutico, non può che seguire le indicazioni che vengono dalla ricerca scientifica. I malati devono sapere che alcune possibilità di terapie complementari esistono, ma che devono essere utilizzate in modo corretto e da professionisti qualificati».

Le bufale corrono nella rete

Oggi è soprattutto internet il veicolo di proposte «terapeutiche» spesso onerose ma prive di qualunque validità scientifica. Come la cura a base di bicarbonato, proposta da Tullio Simoncini, già radiato dall’Ordine dei medici e recentemente accusato di omicidio in seguito alla morte di un giovane paziente che si era sottoposto al trattamento con la speranza di guarire da un tumore cerebrale.

«Si tratta di terapie che non hanno alcuna conferma scientifica, e che partono dal presupposto – mai dimostrato – che il cancro sia originato da funghi», spiega Gianluca Pazzaglia, specialista in prevenzione oncologica e autore del recente saggio Il grande libro delle terapie anti cancro (Sperling&Kupfer, pp. 426, € 17,50).

Pollice verso anche nei confronti di altri trattamenti ancora pubblicizzati anche se spesso sconfessati da decenni, come quello a base di laetrile o amigdalina, «un estratto di semi di albicocche o altre rosacee, sperimentato fin dal diciannovesimo secolo e poi abbandonato perché troppo alto il rischio di intossicazione da cianuro». Spiega Pazzaglia: «Ancora oggi si eseguono sperimentazioni in vitro e su animali sul laetrile, ma non esistono al momento risultati validi».

Altrettanto sconsigliabili rimedi pittoreschi come quelli a base della pianta carnivora Dionaea muscipula, degli estratti di cartilagine di squalo e anche dei derivati dal veleno di scorpione cubano come l’Escozul «per cui al momento non esistono dati convincenti», spiega Pazzaglia.

«Anche l’uso del frullato di foglie di aloe come anticancro è privo di fondamento scientifico», aggiunge Firenzuoli. «Questa pianta però può essere utilizzata per prevenire le dermatiti per uso esterno, e in alcuni casi anche per via orale, come terapia complementare per le sue funzioni antiinfiammatorie».

Meno problemi presenta l’Essiac, una tisana alle erbe di origine canadese sulla cui efficacia non esistono conferme, ma che alcuni abbinano come tonico alle terapie convenzionali.

«Il problema», ricorda tuttavia Pazzaglia, «è che questi prodotti non sono registrati come farmaci ma come integratori, quindi mancano informazioni su effetti avversi o interazioni con farmaci».

La situazione è diversa quando si parla di principi attivi per cui – pur non esistendo al momento conferme circa l’efficacia – ci sono risultati preliminari che giustificano l’interesse e, in qualche caso, anche l’impiego in situazioni particolari e sempre in accordo con i medici curanti. È questo il caso per esempio di sostanze vegetali come curcumina, resveratrolo, polifenoli del tè verde per cui la ricerca ha identificato attività antitumorale, che però non è stata ancora tradotta in terapie dall’efficacia dimostrata.

«Lo stesso vale per alcuni enzimi di cui tuttavia non è ancora chiaro il meccanismo di azione», spiega Pazzaglia. «E soprattutto per funghi o sostanze estratte dai funghi come l’Ahcc prodotto dal fungo giapponese shiitake, di cui è stata studiata l’attività immunostimolante».

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