skip to Main Content

DOSSIER TERME – IL SI’ DELLA SCIENZA

Film e libri ci hanno trasmesso un’immagine un po’ riduttiva delle terme come posti eleganti e raffinati, dove si incontrano i Vip. In realtà sono molto di più. L’idroterapia vanta infatti una lunghissima tradizione curativa ed è da tempo al centro dell’interesse della comunità scientifica. Di recente, questa realtà sfaccettata è stata fotografata in Hydroglobe, Definizione di un quadro complessivo mondiale per l’idroterapia, studio internazionale di grande respiro promosso da FoRST e Femtec in collaborazione con International Society of Medical Hydrology e con il supporto tecnico dell’Organizzazione mondale della sanità. Fra l’altro, il progetto ha convinto l’Oms a inserire l’idroterapia tra le medicine tradizionali e complementari, includendola negli obiettivi e strategie della medicina tradizionale per il periodo 2014-2023, allo scopo di promuoverne sicurezza ed efficacia, professionalità, uso appropriato, disponibilità.
Molteplici le finalità di questo ambizioso studio, i cui risultati sono stati presentati a marzo scorso davanti al Ministero della salute: per esempio, stabilire una comune definizione di idroterapia e di ciò che questa comprende (teorie, metodi, prodotti, strumenti); riconoscere il valore storico e terapeutico della metodica e la sua diffusione globale; descrivere tecniche e meccanismi di azione. Per gli autori, è poi fondamentale fornire regole e normative certe in tutto il mondo a fini migliorativi.

I numeri di uno studio unico
Innanzitutto stupiscono i numeri: per arrivare alle sue conclusioni, lo studio ha coinvolto con interviste e questionari circa 2.700 strutture termali delle 10 nazioni che vantano una lunga tradizione nel settore o un suo forte sviluppo. Sotto il mirino gli stabilimenti di: Russia (1.300), Italia (400), Cina (300), Francia (250), Romania (130), Ungheria e Polonia (120), Tunisia (70), Portogallo (50), Cuba (30). Hydroglobe ha valutato ogni possibile aspetto: tecniche, patologie curate, trattamenti più gettonati, livelli d’uso, formazione del personale, modalità di accesso, leggi e regolamentazioni.
Dallo studio è emersa prima di tutto la validità di questo tipo di cure e l’accettazione ufficiale da parte della comunità scientifica di ogni nazione coinvolta. Le patologie più trattate sono quelle croniche e infiammatorie dell’apparato muscolo-scheletrico, che riguardano il 40 per cento dei casi (nello specifico, 29 per cento relativi ad artrosi e 14 per cento a reumatismi); seguono le affezioni respiratorie e i disturbi dell’apparato digerente (complessivamente il 17,5 per cento).
Il progetto ha anche mappato il termalismo nel mondo, individuando tre aree specifiche. Nella prima le nazioni europee e la Russia, dove il termalismo è considerato un metodo di cura ed è spesso parte dei servizi erogati del sistema sanitario nazionale. Non solo: esistono anche norme e leggi specifiche, oltre a una formazione a livello universitario. Nella seconda area, i paesi nordafricani; qui l’idroterapia ha una lunga tradizione alle spalle, ma viene vista per lo più come una medicina complementare. Tuttavia sta conoscendo una regolamentazione rapida, grazie anche al fatto che le strutture sono frequentate da molti europei e la domanda è in crescita. Nella terza, infine, nazioni orientali come la Cina, dove il settore è in sviluppo ma norme e regole sono ancora in abbozzo. Le cure non hanno sempre un inquadramento medico e le pratiche sono giudicate rilassanti più che curative.

«Passare le acque»
Questa espressione desueta, che significa «andare alle terme», servirà a introdurci alla terapia e al suo principale mezzo di cura: l’acqua, appunto. Secondo quanto riportato nel dossier Hydroglobe, l’idroterapia «consiste in pratica nell’uso dell’acqua a differenti condizioni fisiche e con differenti composizioni chimiche, mediante l’applicazione di varie metodologie per curare e prevenire problemi di salute nonché per mantenersi in buona salute». Ed è una medicina millenaria: infatti già persiani ed egizi vi ricorrevano, anche se il primo a tentare di inquadrarla fu Ippocrate, nel V secolo. Nel suo Corpus hippocraticum il grande medico descrisse i caratteri chimici e organolettici delle acque, gli effetti dei bagni caldi e freddi, ecc. Con i romani le terme raggiunsero il massimo splendore e cominciarono a essere identificate non solo con il benessere ma anche con il lusso e il livello sociale. Il Medioevo prese le distanze dall’aspetto edonistico ma fondò la scienza dell’idrologia. I medici studiarono i meccanismi, stabilirono i tipi di acque per le diverse malattie e aggiunsero ai bagni altre tecniche come fanghi e inalazioni di vapore. Nei secoli successivi l’idroterapia continuò a essere studiata dai medici e apprezzata dalle persone, proseguendo così la sua evoluzione. Oggi uno stabilimento termale è un vero e proprio presidio medico; il suo accesso è regolato da prescrizioni specifiche e le cure sono affidate a personale specializzato. Possiamo considerarlo come un ospedale, allora? Non proprio…

Le marce in più
La medicina termale ha un approccio globale nei confronti dell’individuo. Basti pensare al principale mezzo terapeutico: l’acqua, che costituisce gran parte del nostro organismo ma ha pure una valenza simbolica non trascurabile (per esempio, nel battesimo purifica e fa «rinascere» a una nuova vita; nelle vasche di certi santuari può restituire la salute).
L’idroterapia vera e propria viene poi affiancata da altre tecniche di medicina complementare. Secondo i sondaggi di Hydroglobe, le più diffuse sono i massaggi (34 per cento), la chinesiterapia (27,5 per cento) e la fisioterapia (26 per cento). Tutto ciò, associato al particolare ambiente delle terme, sviluppa nell’individuo consapevolezza e motivazione, stimolando un più rapido recupero della salute a vantaggio di malati, familiari e casse del sistema sanitario.
Importante anche il discorso legato alla sicurezza terapeutica, come sottolineato dagli autori di Hydroglobe: «Sebbene l’efficacia dell’idroterapia sia talora minore rispetto a quella di farmaci convenzionali, tuttavia il suo impiego va tenuto in considerazione proprio per la maggior sicurezza. Per questo motivo, nonostante la differenza nell’efficacia, l’idroterapia dovrebbe essere tenuta in considerazione nelle strategie terapeutiche di patologie che richiedono l’impiego anche di farmaci chimici più potenti e tossici, per ridurne la frequenza di somministrazione e la dose». L’assenza di tossicità e le reazioni avverse minime fanno dell’idroterapia un trattamento valido anche nel caso del dolore cronico. Inoltre, come ha ricordato in una dichiarazione il Ministro della salute Beatrice Lorenzin, l’offerta diversificata dell’idroterapia nell’ambito di interventi di prevenzione secondaria e terziaria di molte patologie svolge «un importante ruolo nel delimitare o ritardare lo sviluppo di gravi condizioni di non autosufficienza e nel prevenire il manifestarsi o l’aggravarsi di particolari stati morbosi». Il ministro ha poi attirato l’attenzione sugli anziani, che proprio nelle terme possono soddisfare alcune loro necessità, non ultima quella di trovarsi «in un ambiente facilitante le relazioni, che attenui la solitudine che spesso si accompagna alle età più avanzate. In questo il mondo termale può essere veramente di modello per una sanità più attenta al paziente e ai suoi bisogni, espressi e non».

Curarsi con l’idroterapia
Le sue tecniche consentono di curare varie patologie. L’idropinoterapia (bere acqua minerale) è adeguata per disturbi gastroenterici, malattie urinarie e intestinali. Le inalazioni sono indicate per le affezioni delle vie respiratorie, le irrigazioni possono curare otiti catarrali, riniti, paradontosi, infiammazioni croniche vaginali, ecc.
Quanto alle tipologie di acque, le problematiche dell’apparato femminile (infezioni vulvari e alle ovaie, vaginiti e cervico-vaginiti) trovano sollievo con le acque sulfuree: lo zolfo, infatti, è antisettico e, penetrando nello strato epiteliale, contrasta le infezioni. Tali acque sono adatte anche per dermatiti, acne, micosi e orticarie, mentre quelle alcaline si prestano a combattere seborrea e psoriasi. Le salse (o salate) sono usate come bibita nei disturbi dell’apparato digerente e del colon.
Le patologie che più si avvantaggiano dell’idroterapia sono quelle reumatiche seguite dalle respiratorie e ginecologiche. Ricorrono alle terme anche i sofferenti di malattie dermatologiche, otorinolaringoiatriche e vascolari. Interessanti pure le applicazioni per l’apparato gastrointestinale e urinario.

Se vuoi leggere l’articolo completo,
invia una mail: info@vitaesalute.net

Share This
Back To Top

Per consentirti la migliore esperienza di navigazione, abbiamo configurato il nostro sito internet in modo da consentire i cookie. Continuando la navigazione, acconsenti all'uso degli stessi. Leggi di più

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi