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DOSSIER – UN MONDO BIODIVERSO

DOSSIER – UN MONDO BIODIVERSO

Le specie di frutta e verdura si riducono sempre più. Le cause del fenomeno. Le contromisure da prendere. Ricette con cibi speciali da gustare

 La diversità genetica? In parole povere, quella delle piante che si coltivano e che arricchiscono i menu giornalieri, compresa quella dei loro cosiddetti «parenti selvatici», potrebbe andare perduta per sempre. La minaccia per la sicurezza alimentare, se non si farà qualcosa non solo per conservarli ma anche per utilizzarli è tremenda, soprattutto per i paesi in via di sviluppo dove ormai la fanno da padroni gli ogm e la chimica agricola.
Si tratta di uno dei messaggi chiave contenuti nel secondo Rapporto sullo stato delle risorse fitogenetiche per l’alimentazione e l’agricoltura, stilato dalla Fao, sul finire del 2010, in occasione dell’Anno internazionale sulla biodiversità, iniziativa che ha mancato – lo sostengono le associazioni ambientaliste di tutto il mondo – gli obiettivi che i promotori si erano posti dieci anni fa: dimezzare, proprio entro il 2010, la perdita di biodiversità.
In 350 pagine il rapporto, che copre ogni aspetto del problema biodiversità (si va dalla raccolta dei semi nelle banche genetiche agli effetti del cambiamento climatico sulla diversità), stende un resoconto impietoso sulle misure attuate. E che sia da prendere sul serio, lo dice il fatto che – a detta degli esperti – è una delle ricerche più accurate sullo stato di salute della biodiversità, delle colture alimentari e su che cosa è stato predisposto dai governi, a livello mondiale, per proteggerla.
Il prossimo futuro
Nel rapporto si afferma anche che la perdita di biodiversità avrà un notevole impatto sulla capacità dell’umanità di nutrire i nove miliardi di persone che abiteranno il pianeta, quando scoccherà il 2050. E ancora una volta a essere più colpiti saranno i poveri e i paesi in via di sviluppo. Inoltre, ad aggravare la situazione sono il cambiamento climatico e la crescente insicurezza alimentare che rappresentano grandi sfide per i sistemi agricoli mondiali, sfide che non possono essere affrontate senza la raccolta, la difesa e l’uso sostenibile delle risorse fitogenetiche.
La Fao ha valutato che tra il 1900 e il 2000 si è perso il 75 per cento della diversità delle colture. Attualmente, tre quarti dell’alimentazione mondiale sono sostenuti da appena 12 specie vegetali e cinque animali. Un terzo circa delle specie viventi sono a rischio estinzione. Delle 7.100 varietà di mela che crescevano negli Usa, nell’Ottocento, 6.800 non si trovano più. Sono scomparsi anche il 95 per cento delle 500 varietà di fagioli e l’81 per cento dei più di 400 tipi di pomodoro un tempo esistenti.
Un’ulteriore risposta si è cercata di fornirla con la Convezione Onu sulla biodiversità di Nagoya (Cop 10), in Giappone, dove per due settimane, dal 18 al 30 ottobre 2010, si sono riuniti i ministri dell’ambiente dei 193 paesi firmatari della Convenzione sulla Biodiversità. Che cosa è successo? C’è stata un’intesa: il Protocollo di Nagoya. Ci si è dati altri 10 anni per salvare la biodiversità sul pianeta, attraverso un piano d’azione condiviso a livello globale.
Nel piano approvato le nazioni presenti hanno trovato un obiettivo comune: proteggere il 17 per cento delle terre e il 10 per cento delle aree costiere e marine entro il 2020 (oggi sono rispettivamente il 13 e l’1 per cento). Emblematico, il commento del Wwf: «Pur riconoscendo il grande progresso fatto su questo obiettivo, per adesso l’accordo riguarda solo la metà di quanto avevano chiesto gli scienziati per assicurare la conservazione di questi fondamentali biomi». E allora? Speriamo che fra 10 anni non staremo a parlare delle solite cose, anche perché la perdita di biodiversità non limita solo le opportunità di crescita; anzi, mette in pericolo le scorte alimentari. L’agricoltura perde la capacità di adattarsi ai cambiamenti ambientali, come il riscaldamento globale o nuovi insetti nocivi e malattie. Se le attuali disponibilità alimentari non riescono ad adattarsi ai mutamenti dell’ambiente, ci potremmo trovare veramente in grave difficoltà.
Due pianeti
Con i ritmi attuali, nel 2030 avremo bisogno delle risorse di due pianeti. Questa la fotografia dello stato di salute del pianeta scattata dal Wwf lo scorso ottobre, attraverso il rapporto biennale Living Planet Report, presentato in diretta mondiale. Nel dossier, realizzato in collaborazione con la Zoological Society di Londra e il Global Footprint Network, si evidenzia una diminuzione del 30 per cento dello stato di salute delle specie globali, con picchi fino al 60 per cento, e una domanda di risorse naturali che richiede, già oggi, la capacità bioproduttiva di un pianeta e mezzo. Una crescita economica insostenibile nei paesi ricchi, con ricadute sulle popolazioni più povere e vulnerabili.

 

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