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EMOZIONI SALVACUORE

EMOZIONI SALVACUORE

Per la prevenzione delle malattie cardiache, non basta mangiare bene e muoversi. Gioia, altruismo e amore sono potenti farmaci naturali.
Come rivelano gli ultimi studi sui legami mente-corpo 

«Ho superato i 50 anni. La mia vita è particolarmente stressante. Soffro di diabete. I miei parenti più stretti hanno il diabete. Mio padre ha avuto un infarto prima dei 55 anni; mia madre uno prima dei 65 anni. Sono in sovrappeso e amo i cibi salati. Questi motivi fanno di me un candidato d’eccellenza all’infarto e se sì che cosa posso fare per evitarlo?», si domanda sconsolato Alessandro Frezza, un romano 52enne che lavora nella grande distribuzione. La risposta arriva direttamente dagli esperti dell’Oms (Organizzazione mondiale della sanità): «Le malattie cardiovascolari hanno un’eziologia multifattoriale. Vuol dire che più fattori di rischio (età, sesso, pressione arteriosa, abitudine al fumo di sigaretta, diabete, colesterolemia) contribuiscono, in sinergia, alla loro diffusione e sviluppo. Quindi, i fattori di rischio sono caratteristiche che aumentano la probabilità di insorgenza della malattia». Ma l’Oms aggiunge anche un messaggio di speranza: «I fattori di rischio sono stati ben identificati, ma è stata appurata la prevenzione dei rischi attraverso stili di vita e alimentari adeguati. Dunque, si possono scongiurare infarto e ictus». Un quadro questo, cui dovrebbero seguire dei comportamenti adeguati e un’opera di informazione da parte delle istituzioni sanitarie, soprattutto perché in Europa sono oltre 6 milioni l’anno le morti per malattie cardiovascolari e 14 per cento è la percentuale di maschi deceduti prima dei 65 anni per infarto.
La prima causa di decesso
E in Italia? Secondo la «Relazione sullo stato sanitario del Paese» del Ministero della salute, le malattie cardiovascolari rappresentano il primo «killer» per gli italiani. Un dato in più. Nella classifica delle principali cause di morte degli italiani, le patologie del cuore hanno ormai superato i tumori.
Per le malattie del cuore, si registrano 224 mila decessi l’anno: 98 mila uomini e 126 mila donne. Le malattie del sistema circolatorio determinano il 38,8 per cento del totale dei decessi. 100 mila, invece, le persone che perdono la vita a causa dell’infarto, una delle manifestazioni più gravi delle patologie.
Tutto chiaro? No, ci sono nuovi approcci che prendono in considerazione altri fattori. «I fattori di rischio tradizionali da soli spiegano solo una parte dei casi di infarto, anche se giocano un ruolo in quasi tutti. Fattori alimentari e ambientali (come l’inquinamento o le variazioni di pressione atmosferica), sembrano avere un ruolo, ma le ricerche nel campo sono ancora carenti.
Occorre considerare il ruolo delle caratteristiche e dello stato psichico della persona. E a livello epidemiologico la prova definitiva dell’associazione tra cardiopatia ischemica e agenti stressanti psicosociali è già venuta dallo studio Interheart, pubblicato su Lancet nel 2004» è il pensiero di Christian Pristipino – Cardiologo al San Filippo Neri di Roma e firma della rivista Pnei News, della Società italiana di psiconeuroendocrinoimmunologia.
Traducendo, stress improvvisi come la paura, stati di stress generale, atteggiamenti mentali negativi, depressione, isolamento influenzano negativamente la salute del cuore.
«Sta emergendo sempre di più il ruolo centrale e paradigmatico dello stress, come insieme di processi strettamente legati alle strategie adattative, in grado di orientare il senso positivo e funzionale o negativo e disfunzionale gli equilibri omeostatici e allostatici e, tramite questi, il benessere e la salute dell’individuo. Il ruolo che giocano i processi legati allo stress si rivela di straordinaria importanza nei principali disturbi psichici così come nelle più diffuse malattie. E d’altra parte, lo stato di malattia a sua volta innesca reazioni di stress che condizionano l’evoluzione della stessa e la qualità della vita del paziente», ha dichiarato David Lazzari, Presidente Sipnei.
La prospettiva Pnei
In effetti è grazie al formarsi di quell’area di ricerca multidisciplinare che va sotto il nome di Psiconeuroendocrinoimmunologia (Pnei) che si sono cominciate ad avere le prove dei collegamenti tra i diversi sistemi biologici dell’organismo, tra questi e la dimensione mentale, e tra tutto ciò e il contesto nel quale l’individuo è immerso. I concetti di «sistema» e di «complessità» e i relativi modelli epistemologici sono entrati sempre di più nella ricerca, nella clinica e nei processi di cura, così come di prevenzione e promozione della salute.
Visto l’approccio di quella che è una medicina integrata, la Pnei spiega anche il funzionamento di tecniche di autoguarigione come la meditazione e il training autogeno. Tali tecniche meditative, non a caso, riescono a gestire le emozioni e lo stress. In chiave Pnei, attiverebbero in modo dolce il sistema nervoso simpatico che è all’origine di ipertensione, aritmie, vasocostrizione delle coronarie e altre cause che potrebbero innescare i disturbi cardiovascolari. E c’è dell’altro. Lavorando positivamente sullo stress si riducono i livelli di colesterolo: lo stress aumenta la circolazione dei grassi, incrementandone così la presenza nel sangue circolante. Infine, le emozioni hanno un impatto sul cuore. Come? Quelle negative, tutte le volte che ci si sente frustrati, si è in stato di tensione e ci si fa dominare dalla rabbia repressa, cresce di ben due volte la possibilità di un’ischemia cardiaca; le emozioni positive, quando ci si sente felici, si ha autocontrollo, si guardano gli altri con affetto e si pratica l’ascolto, di contro, farebbero scendere il rischio.
Eppoi, occorre imparare a sorridere. Potremmo fare nostro uno slogan «Un sorriso al giorno toglie il cardiologo di torno». Perché sull’onda delle novità Pnei, molti ricercatori si sono messi a studiare l’uomo e il suo corpo pensando che non si può trattare il corpo come un insieme di parti separate e che non andava più bene la visione meccanicistica classica dell’uomo-macchina.

Se vuoi leggere l’articolo completo,
invia una mail: info@vitaesalute.net

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