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ICTUS CHIAMA, PREVENZIONE RISPONDE

Nel mondo, miete più vittime di malaria, Aids e tubercolosi messi insieme, ma tutto sommato dell’ictus cerebrale non se ne sa molto: secondo una recente indagine di Alice Italia onlus, Censis e Università degli Studi di Firenze, più del 50 per cento degli italiani non lo conosce. Ma vale la pena esserne maggiormente informati: si tratta, infatti, di una malattia molto pericolosa, che tuttavia in ben 3 casi su 4 è prevenibile con lo stile di vita.

Oltre duecentomila casi in Italia
Ogni anno, 15 milioni di persone nel mondo sono colpite da ictus, con una mortalità di circa il 40 per cento. Di fatto, questa malattia è la seconda causa di morte a livello globale. E in Italia? «Nel nostro Paese si verificano oltre 200 mila casi di ictus ogni anno e ben 930 mila persone ne portano le conseguenze invalidanti», spiega Paolo Binelli, presidente di Alice Italia onlus – associazione per la lotta all’ictus cerebrale.
L’ictus è la prima causa di invalidità. Colpisce gli anziani, che possono restare dementi e perdere l’autosufficienza; colpisce purtroppo anche individui sotto i 54 anni, persone che nel peggiore dei casi rischiano di restare in uno stato vegetativo per anni, con pesanti ripercussioni familiari e sociali.
Ma per evitare tutto ciò si può fare molto, come sottolinea Vladimir Hachinski, docente di epidemiologia e neurologia all’University of Western Ontario (Canada): «Basterebbe tenere sotto controllo i principali fattori di rischio: glicemia, colesterolo, pressione arteriosa, fibrillazione atriale (aritmia cardiaca che riguarda gli atri del cuore) ed evitare il fumo per ridurre dell’80 per cento il rischio di un attacco. Se poi si è colpiti dall’ictus e si è portati entro 4-5 ore in una Stroke Unit1 (l’apposita unità di emergenza), la mortalità a tre mesi diminuisce di circa il 15 per cento e l’invalidità a un anno addirittura del 25».
Fondamentale, dunque, approfondire la conoscenza dei fattori di rischio.

Si può evitare
L’ictus è una patologia che interessa il cervello. In seguito a un’interruzione del flusso di sangue nei tessuti cerebrali; l’area che non resta irrorata subisce danni più o meno gravi a seconda della sua entità e a seconda della durata della mancanza di sangue. In questo frangente le cellule muoiono: chiaramente, più tempo passa e minore è la sopravvivenza.
Quali le cause? Indubbiamente l’età e la familiarità sono fattori predisponenti, benché un adeguato stile di vita possa fare molto. Il rischio aumenta progressivamente a partire dai 65 anni (75 per cento dei casi) e raggiunge il culmine superati gli 85 anni. Gli uomini mostrano un’incidenza leggermente superiore a quella delle donne. Si stima che in un decennio potranno raddoppiare i decessi provocati da questa patologia.
Non mancano poi casi di ictus ischemico tra 18 e 45 anni: riguardano il 10-15 per cento degli eventi. Ogni anno a essere colpiti sono circa 10 mila gli individui sotto i 54 e l’incidenza è in progressivo aumento da un ventennio a questa parte. Tra le cause l’abuso di alcol e droghe (consumare stupefacenti come anfetamine, cocaina ed eroina aumenta molto la possibilità di ammalarsi), ma anche i normali fattori di rischio. Questi sono associati con la maggior parte delle malattie oggi diffuse: cardiopatie, diabete mellito, ipertensione arteriosa.
In sostanza, tutto il problema ruota intorno a tre punti: ipercolesterolemia (e quindi i grassi «cattivi») con tutto ciò che comporta (aterosclerosi in primis); ipertensione arteriosa (causata da eccesso di sale); glicemia alta (ossia, il surplus di zuccheri e carboidrati raffinati e la carenza di fibre).
Vediamo nel dettaglio questi disturbi.

Aterosclerosi: colesterolo troppo su
Si tratta di una patologia cardiovascolare che colpisce soprattutto gli uomini dopo i 50 anni e le donne dopo i 65. La causa è un eccesso di colesterolo nel sangue. Questa sostanza non riesce a essere smaltita e si deposita così sulla superficie interna delle arterie. Con il passare del tempo si formano dei depositi (detti ateromi) che impediscono il passaggio regolare del sangue e che, infiammandosi, si rompono. A contatto con il sangue, il grasso si trasforma in un grumo che con il tempo rischia di diventare sempre più grosso. Se si stacca (è detto in quel caso trombo) si immette nel flusso sanguigno e va a ostruire un’arteria. A seconda dell’area interessata ci sono conseguenze diverse: angina, infarto al miocardio, demenza presenile e appunto ictus.

Se vuoi leggere l’articolo completo,
invia una mail: info@vitaesalute.net

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