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Allenare Il Cervello

Allenare il cervello

Stimolare la mente contro il deterioramento cognitivo. Come? Coltivando nuovi interessi e abitudini. Con il cibo, i giochi e l’uso attento della tecnologia. In questo modo contribuiremo a formare nuovi neuroni

Parliamo di brain training, e il pensiero corre ai software per l’allenamento cognitivo, ai test di intelligenza o ai cruciverba. E invece il ragionamento è più complesso. O se vogliamo più semplice, perché tutto ciò che facciamo allena il nostro cervello. Anche se non tutto è ugualmente efficace.

Come ottenere i risultati migliori?
«Alla base di tutto c’è un problema culturale. Ci occupiamo della salute fisica, sappiamo – anche se magari non lo facciamo – che tenersi in forma fa bene, ma dedichiamo meno attenzione all’allenamento mentale, al training cognitivo, per non parlare della gestione delle emozioni», spiega Nicola De Pisapia, ricercatore dell’università di Trento. E non perché non se ne senta l’esigenza: «Anzi, la sperimentiamo quotidianamente. Gli alunni a scuola si distraggono, il lavoro ci stressa, gli anziani devono affrontare l’uscita dal mondo del lavoro e il rischio del deterioramento cognitivo è alto», prosegue il ricercatore.
Dovrebbe essere chiaro che mantenere in forma il cervello è utile, pensiamo ai vantaggi che questo porterebbe nella scuola. Ed è anche possibile. «Alla base dell’idea del training c’è il concetto di neuroplasticità», spiega il ricercatore. «Sappiamo dalla fine degli anni Ottanta che le connessioni tra le varie aree cerebrali aumentano con il passare degli anni». Insomma, che il cervello si modella sulla base di quello che facciamo o – in alcuni casi – pensiamo di fare.
Imparare cose nuove è fondamentale per migliorare, in tutte le fasi della vita, le nostre potenzialità, «anche se solo recentemente si è cominciato a lavorare su programmi di allenamento cognitivo validati scientificamente», spiega De Pisapia,  «sempre più spesso ci rendiamo conto che gli addestramenti di tipo classico, per esempio le tecniche di memorizzazione, facilitano l’esecuzione di alcuni compiti, ma non è detto che diano vantaggi nella vita quotidiana», ricorda il ricercatore. Per esempio i cruciverba, di solito considerati un ottimo esercizio, non forniscono competenze utili, mentre il Sudoku rappresenta un buon allenamento mnemonico. Ma è importante ricordare che non dobbiamo allenare solo le capacità cognitive come memoria o attenzione, ma anche gli aspetti relazionali e spirituali che contribuiscono a garantirci una condizione di benessere nel senso più ampio del termine.

A partire dai bambini
Il percorso per arrivarci comincia nelle prime fasi della vita. «Fin dalla primissima infanzia i genitori stimolano il bambino istintivamente, con parole, coccole, contatti fisici», spiega la psicologa Liliana Jaramillo, autrice di vari saggi sulla stimolazione infantile. In realtà la stimolazione cognitiva comincia prima della nascita. «Però è importante che i genitori tengano conto delle tappe dello sviluppo infantile, in modo da applicare stimoli adatti e nel modo più efficace, osservando i bambini per capire se reagiscono con ansia a pressioni eccessive, o al contrario si annoiano perché il gioco proposto è troppo semplice per loro». L’«età d’oro» è quella fino a sei anni «quando il cervello è particolarmente malleabile e produce più connessioni», spiega Jaramillo. E la prima fase di stimolazione, quella più precoce, deve coinvolgere tutti i sensi: vista, olfatto, udito, gusto e tatto. E soprattutto non deve essere vissuta come una fatica, ma come un momento di divertimento, un’esperienza piacevole che va di pari passo con la crescita emotiva. «Non dobbiamo pensare solo alla stimolazione cognitiva, o vedere mente e corpo come separati», precisa Jaramillo, «l’intelligenza cognitiva non basta: è importante che un bambino cresca anche emotivamente equilibrato e sereno». Per questo è importante proporgli esperienze piacevoli anche a livello sociale, e insegnargli a relazionare con persone di tutte le età. «L’educazione alla socialità è un dato essenziale: la cosa più importante è dare amore ai bambini, stabilire un legame forte in modo da insegnare loro ad avere fiducia negli altri», spiega Jaramillo.
È importante anche valutare i punti di forza e le debolezze dei piccoli, in modo da aiutarli a superare eventuali difficoltà. «Anche il contatto con la natura, con l’ambiente è un aspetto fondamentale della nostra formazione, e aiuta anche a sviluppare il nostro lato spirituale», ricorda la psicologa. Senza dimenticare i benefici per la salute: studi recenti mostrano che i problemi respiratori di chi fuma o vive in ambienti inquinati vanno spesso di pari passo con danni cognitivi. Anche la musica è un allenamento utile, non solo per i bambini: «È anche un opportunità per muoversi o ballare, oltre ad essere strettamente legata alle emozioni».

tratto dall’articolo “Il cervello in allenamento” della rivista Vita&Salute di Settembre 2014, di Paola Emilia Cicerone

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