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La dieta vegetariana favorisce le mutazioni genetiche e causa cardiopatie

È questo il succo di molti articoli che, di recente, hanno riportato i risultati di un nuovo studio della Cornell University (1) . Ma le cose non stanno così!

Tutto è partito dalla scoperta, da parte dei ricercatori della Cornell University, di una variante genetica sviluppatasi in popolazioni, diffuse soprattutto in Africa, Sudest asiatico e India, che da generazioni hanno una dieta vegetariana; per facilitare l’assorbimento degli acidi grassi omega 6 e omega 3, queste hanno evoluto un gene specifico. I ricercatori sottolineano che, in una dieta con un consumo elevato di olio di girasole – come avviene oggi soprattutto in Asia – questa variante potrebbe “presumibilmente” indurre ad assorbire più acido arachidonico a scapito degli omega 3 e innescare processi infiammatori che potrebbero sfociare in malattie cardiache.

In Italia molti media hanno concluso che i vegetariani si ammalano più facilmente di cardiopatie. “Il problema non è lo studio in sé”, obietta Paolo Pigozzi, medico, perfezionato in nutrizione clinica e dietetica. “Ma le conclusioni che se ne tirano e che causano speculazioni. Da 20-30 anni gli studi osservazionali, ma anche l’esperienza di noti terapeuti, dimostrano l’efficacia di diete vegetariane. Una previsione basata su dati non può sovvertire studi importanti e validati”.

Resta comunque il fatto che l’abuso di omega 6 non è benefico né per i vegetariani né per gli onnivori (che ne assumono molti dai prodotti animali). Quindi il medico raccomanda di usare come condimento soprattutto l’olio extravergine d’oliva e di aggiungere alla dieta semi oleosi di vario tipo – zucca, mandorle, sesamo ecc. – variandoli spesso. “Per la carenza di omega 3 andrebbe raccomandata l’assunzione di semi di lino macinati (meglio dell’olio, che si ossida troppo facilmente)”, conclude Pigozzi.

(1) Kumar SD, Kothapalli, Kaixiong Ye, Maithili S et al. “Positive selection on a regulatory insertion-deletion polymorphism in FADS2 influences apparent endogenous synthesis of arachidonic acid”. Mol Biol Evol (2016) doi: 10.1093/molbev/msw049.

Pre scaricare il pdf completo dello studio: clicca qui

di Giuliana Lomazzi

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