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L’amore al tempo di facebook

Con Internet tutto diventa più rapido e immediato. Trasforma le modalità di incontro di nuovi partner. Offrendo opportunità (e trappole) con i social network. Ecco come la tecnologia sta cambiando i sentimenti

Una volta c’erano i diari e le lettere d’amore, i bigliettini e le confidenze tra amici. Oggi abbiamo Internet e i social network, ormai strumento fondamentale, al tempo stesso una finestra sul mondo, e un palco su cui va in scena la nostra vita. E le nostre storie d’amore: che sempre più spesso nascono grazie a un social come Facebook o a una chat, ma anche ad app di messaggistica istantanea come WhatsApp, a nuovi strumenti finalizzati agli incontri amorosi come Tinder, perfino a giochi on line che mettono in contatto migliaia di persone. Tanto che, secondo i sociologi Michael Rosenfeld e Reuben Thomas, Internet è la terza modalità più diffusa per la ricerca del partner, dopo l’incontro casuale tra amici in bar, ristoranti e altri locali pubblici.
E sui social le nostre storie vivono ed evolvono, dalla cronaca dei primi batticuori alle celebrazioni ufficiali, ma qualche volta finiscono anche: in Usa molte coppie firmano un accordo prematrimoniale che definisca cosa postare o meno sui social network. «Internet cambia il nostro modo di comunicare e di costruire un’immagine di sé», spiega il sociologo Gianfranco Pecchinenda dell’università di Napoli. Una trasformazione antropologica che ci porta a velocizzare le relazioni, anche a costo di banalizzarle: «Crediamo di vivere in modo più intenso e più ricco, ma in realtà ci impoveriamo», prosegue Pecchinenda. «Confondiamo il passaggio di informazioni con la comunicazione, un processo più complesso, che ha a che vedere con le relazioni che si creano tra le persone. Pensiamo per esempio all’insegnamento on line, che è cosa ben diversa dal confronto tra maestro e allievo. I social creano l’illusione di un’intimità che non esiste», prosegue Pecchinenda. «quando incontriamo qualcuno dal vivo mettiamo in gioco tutto il nostro corpo, è un’esperienza complessa che attiva diverse aree cerebrali».

Diminuiscono i tipi «strani»
Concentrarsi sulle relazioni virtuali potrebbe quindi portare a una vera e propria deprivazione sensoriale
. Ma è proprio così? «Internet e i social sono, nel bene e nel male, un enorme acceleratore di fenomeni, un frullatore in cui tutto viene a galla molto presto», spiega Emma Chiaia, scrittrice e counselor e ideatrice dei gruppi Ama te stessa. «Ci permettono esperienze nuove, offrono opportunità importanti a chi per qualunque motivo vive isolato». Molto però dipende da come affrontiamo questa esperienza: «Se ci presentiamo con la nostra parte più irrisolta e bisognosa di conferme narcisistiche, il rischio di farsi male c’è. Se invece siamo centrati sui nostri bisogni, e affrontiamo i possibili incontri con leggerezza ma anche con serietà, pronti a chiudere difronte ad approcci che non ci convincono, l’esperienza può essere piacevole». «Ci vuole pazienza, perché le occasioni per un incontro importante, su Internet e non solo», osserva Chiaia, «non sono poi molte, anche se c’è il vantaggio che le persone che si mettono in gioco on line sono sempre più numerose e quindi, in proporzione, i tipi strani sono in diminuzione. E anche il fatto che on line si tenda a rivelarsi di più può essere positivo», prosegue Chiaia. «Ci può essere una banalizzazione dal punto di vista comunicativo, ma per esempio l’uso delle emoticon, delle faccine, costringe a essere precisi nell’esprimere le emozioni, e a tenere in considerazione le emozioni di chi ci risponde».

Nuove ansie per attese brevi
Cambiano
anche i tempi di comunicazione: se una volta era normale attendere una lettera per giorni o settimane, o fare conto – in periodi più vicini a noi – sulla telefonata serale, ora siamo iperconnessi, ma anche iperansiosi, tanto che ad allarmarci basta qualche ora di silenzio o la mancata risposta «in tempo reale». «Per capire meglio possiamo considerare Internet come un luogo, uno spazio sociale che ha le proprie regole e il proprio linguaggio: la cosiddetta netiquette per cui, per esempio, scrivere tutto maiuscolo equivale a gridare», spiega Davide Bennato, docente di sociologia dei media digitali all’università di Catania. Regole che è opportuno conoscere per sapere come muoversi: «Pensiamo anche all’uso delle immagini che cambia da un social all’altro – più screenshot (catturare immagini dallo schermo) o immagini legate a eventi su Twitter, più foto generaliste su Facebook – e alla brevità di Twitter, con i relativi rischi di fraintendimento», esemplifica Bennato. Senza dimenticare che sui social tutti noi siamo, entro certi limiti, un brand, e promuoviamo noi stessi scegliendo l’immagine che vogliamo dare di noi, e a chi trasmetterla. Con tutti i possibili fraintendimenti. «Sui social non siamo più solo una persona ma anche le identità che proponiamo», osserva Pecchinenda. «Abbiamo la possibilità di esprimerci liberamente prescindendo dalla nostra persona fisica, che a volte è limitante. E questo, escludendo la volontà deliberata di ingannare gli altri, può permetterci di essere più profondi». Anche se è forse il caso di non dire tutto a tutti, il che significa, per quanto riguarda Facebook, analizzare le opzioni di privacy per decidere cosa condividere e con chi. «Il problema è che tutti noi abbiamo tante identità quanti sono i gruppi che frequentiamo», osserva Bennato, «siamo genitori e figli, partner, amici e colleghi di lavoro». E se non ne teniamo conto si creano problemi.

Se manda in crisi la coppia
Certo non tutti vivono i social allo stesso modo: c’è chi posta solo eventi speciali e chi tiene un diario fedele delle proprie attività, chi interagisce solo con gli amici di sempre e chi ama fare nuove conoscenze. E soprattutto chi ama flirtare. Un comportamento che è sempre più spesso causa di conflitti con il partner, tanto che secondo una ricerca inglese l’uso dei social sarebbe una delle principali cause della crisi di coppia: non si tratta solo di possibili tradimenti, ma di un’accentuata volontà di controllo del mondo del partner, fino a una tendenza ossessiva alla condivisione e a una mancanza di rispetto per la privacy dell’altro. Una volontà di controllo che potrebbe anche essere giustificata, visto che secondo l’associazione Familylegal il 70 per cento dei tradimenti nasce sul web. E anche nel nostro paese una recente sentenza della Cassazione ha decretato che un tradimento virtuale può costituire causa di addebito di colpa nella separazione.
«Facebook ha tante colpe, ma è difficile che possa mettere in crisi una relazione di valore, che funziona bene», osserva Chiaia. «In questi casi le persone sanno cosa possono o non possono fare. E se ci sono punti di vista diversi – per esempio se uno dei due vuole annunciare la relazione su Facebook e l’altro no – capiscono che devono confrontarsi, e se necessario anche di negoziare». Ormai i social fanno parte della nostra vita, non sono una situazione extraterritoriale in cui ognuno si muove come crede meglio: «Il mio consiglio personale sarebbe quello di esporsi il meno possibile, evitando di fare una cronaca dettagliata della propria relazione», osserva Chiaia. «Si tratta comunque un argomento su cui è importante raggiungere una posizione condivisa».
Oggi non possiamo fare a meno di Internet, ma questo non deve farci perdere il contatto con la realtà. «Il rischio è quello di favorire le relazioni – sentimentali o amichevoli – virtuali perché meno impegnative, finendo col preferire la simulazione alla realtà», commenta Pecchinenda. «Se non riusciamo a mantenere un equilibrio tra rete e vita reale, rischiamo di perdere la qualità dei rapporti».

tratto dall’articolo “L’amore al tempo di facebook” della rivista Vita e Salute, di Paola Emilia Cicerone.

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