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L’UE ALZA I LIMITI DEI RESIDUI NEGLI ALIMENTI

L’UE ALZA I LIMITI DEI RESIDUI NEGLI ALIMENTI

Cambia la normativa che regola l’impiego di sostanze chimiche in agricoltura. Da ora in avanti tutti i paesi della Comunità europea osserveranno le stesse disposizioni. Peccato che si sia scelto il criterio peggiore

Ricordate la mela di Biancaneve? Lucida, splendente e a prima vista appetitosa. «A prima vista» è d’obbligo. Il perché? Se è vero che la frutta e la verdura che giungono ogni giorno sulle nostre tavole ha la stessa bellezza di quella della nota favola, è altrettanto vero che può celare non pochi inganni tentatori. Tanto per fare un esempio: residui di pesticidi. La chimicizzazione del piatto non è certo un fenomeno dell’oggi, anzi è uno dei cavalli di battaglia delle associazioni ambientaliste e dei ricercatori di tutto il mondo contro l’alterazione del piatto. Ma ora c’è un motivo in più per essere preoccupati.
«Armonizzare…»

Secondo l’Unione europea è giunto il momento di armonizzare i residui di pesticidi in frutta e verdura in tutti gli Stati membri. Così a partire dallo scorso 1° settembre 2008, con il placet di Androulla Vassiliou, Commissario alla Salute, gli agricoltori italiani possono aumentare le dosi di agrofarmaci, allineandosi agli altri agricoltori europei.
L
a cosa incredibile è che l’Unione, per stabilire limiti minimi (Lmr) uguali per tutti, ha deciso di ricorrere al criterio del peggiore: allineare tutti i paesi sul livello di residuo più permissivo: in parole povere, di quel paese in cui è permesso avere residui di pesticidi più elevati su ogni singolo alimento. Per farla breve, la parola armonizzazione ha indiscusse similarità con la mela di Biancaneve. Infatti, ben pochi riescono a immaginare le sorprese che può nascondere tale scelta.
Sotto accusa è il documento: Lmr Regolamento (CE) n. 839/2008. Di cosa si tratta? Con la pubblicazione del Regolamento della Commissione europea del 31 luglio 2008, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea il 30 agosto 2008, è pienamente applicabile a tutti gli stati membri la nuova legislazione in materia di residui di pesticidi stabiliti dal regolamento 396/2005 del 23 febbraio 2005 del Parlamento europeo e del Consiglio, relativo ai limiti massimi di residui di pesticidi in alimenti di origine vegetale e animale e che va a modificare la Direttiva 91/141/CEE del Consiglio europeo.
Il nuovo regolamento comunitario incorpora molti alimenti vegetali e animali e armonizza così in tutto il territorio dell’Unione europea i limiti massimi residuali dei prodotti fitosanitari facendo così scomparire le barriere commerciali che esistono e semplifica l’attuazione in materia di controlli ufficiali. L’applicazione del Regolamento introduce cambiamenti importanti nel processo di determinazione dei limiti massimi di residuo, l’innovazione è sicuramente l’arrivo dell’Lmr generale di 0,01 mg/kg per le sostanze senza limite specifico, che stabiliva il Regolamento 396/2005 all’articolo 18.
 

Minore protezione

Che dire? Secondo Greenpeace «i consumatori europei adesso avranno una minore protezione rispetto alla loro quotidiana esposizione alimentare rispetto alle migliaia di pesticidi che si trovano negli alimenti. È una logica inaccettabile: almeno i bambini dovrebbero essere tutelati quando mangiano frutta e verdura e dovrebbero poterne assumere quanta ne vogliono. L’Ue dovrebbe rivedere immediatamente tali limiti. E non finisce qui. L’attuale contaminazione, poi, su mele, pere, uva, pomodori potrebbe arrecare danni acuti e cronici alla salute.
Preoccupano anche i possibili effetti a lungo termine.
In Italia il peggioramento avrà un effetto ancora più vistoso. E ne ha spiegato ampiamente le ragioni Rina Guadagnini, biologa della nostra Legambiente. «Prima del nuovo Regolamento la legislazione italiana era una delle più rigorose e restrittive a livello europeo. Cionostante da noi rimane ancora alta la quota dei residui di pesticidi nelle derrate alimentari. È al 47,4 per cento la percentuale di campioni di frutta contaminati da uno o più residui chimici e molto significativi sono anche i numeri relativi alla presenza di pesticidi nei prodotti elaborati come l’olio, con una percentuale di 18,3 per cento di campioni contaminati da uno o più principi attivi. Una normativa efficae e moderna dovrebbe, di contro, considerare la questione del multiresiduo, cioè la presenza contemporanea, anche dentro i limiti di legge, di più principi attivi all’interno di uno stesso prodotto. Fenomeno non abbastanza studiato e del quale non conosciamo ancora i potenziali effetti sull’organismo umano».

Un ricorso

Pan Europe, Pesticide Action Network Europe, organizzazione che raggruppa le associazioni europee ambientaliste di cui fa parte anche Legambiente e la Ong olandese, Natur en Mileiu, ha presentato, insieme alle associazioni summenzionate, un ricorso alla Corte di giustizia europea. Secondo Pan Europe con il nuovo quadro normativo la Ue tradisce l’impegno di portare i limiti dei pesticidi al minimo livello tecnicamente raggiungibile, previsto nel regolamento 369 del 2005.
Va giù duro anche Francesco Ferrante, responsabile agricoltura di Legambiente. «I consumatori europei adesso avranno una protezione inferiore rispetto alla loro quotidiana esposizione alimentare alle migliaia di pesticidi presenti sul mercato. È una logica inaccettabile. Almeno i bambini dovrebbero essere sicuri quando mangiano frutta e verdura e dovrebbero poterne mangiare quanta ne vogliono».
A lanciare un grido d’allarme non sono solo le associazioni ambientaliste. Sentiamo cosa dichiara Hilde Kruse, responsabile della Sicurezza alimentare dell’Oms Europa. «L’esposizione continua ai residui dei pesticidi nel cibo e nell’acqua può scatenare diversi effetti cronici ogniqualvolta si superino il livelli fissati. Ci sono, per esempio, organofosfati e carbamati che potrebbero avere un impatto molto negativo sullo sviluppo del sistema nervoso e determinare deficienze comportamentali, diminuzione della memoria e dell’apprendimento. Alcuni pesticidi, inoltre, possono depotenziare il sistema endocrino e immunitario; altri ancora possono agevolare lo sviluppo del cancro e di disturbi a carico dell’apparato riproduttivo».
Di fronte a questi bollettini di guerra, come si difende la Ue? La Commissione tira in ballo l’Efsa, l’autorità europea per la sicurezza alimentare cui si deve la realizzazione di un dossier scientifico in base al quale sono stati valutati i nuovi limiti. Un gatto che si morde la coda. Come uscire dal tunnel? «Abbiamo a disposizione i cibi bio, i produttori biologici sono fuori da tale questione visto che non utilizzano mai pesticidi di sintesi e quindi è evidente che il prodotto biologico sotto questo punto di vista è una risposta; ma chiaramente a noi interessa che tutta l’agricoltura italiana scelga livelli di sostenibilità maggiore: più nel dattaglio, siamo alleati ad altre organizzazioni per far sì che questo regolamento in qualche modo migliori e migliorino soprattutto i controlli», afferma con forza Andrea Ferrante, Presidente dell’Aiab.  

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