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MERENDINE SALVA SALUTE

Probabilmente può essere presa a giustificazione la «frenesia della vita moderna», la cronica mancanza di tempo, la necessità di sbrigarsi e quindi il bisogno di praticità, fatto sta che ormai, dalla prima colazione agli spuntini, sempre più i bambini utilizzano merendine e snack confezionati.
E questo non è vero solo per i bambini – dato che gli adulti danno l’esempio – e forse, non si tratta solo degli spuntini ma in molti casi anche dei pasti principali.
Sì, certamente centra la fretta quotidiana, ma se ci pensiamo un attimo, esisterebbero molte altre soluzioni altrettanto pratiche e veloci: siamo sicuri che mangiare un frutto richieda molto più tempo e sia molto più complicato che mangiare una barretta confezionata?
E se non fosse un problema di praticità ma semplicemente di manipolazione pubblicitaria?
Una piccola riflessione: la pubblicità delle sigarette è stata vietata da tempo e sui pacchetti si descrivono vividamente gli effetti del fumo. Forse sarebbe il caso di fare lo stesso con le merendine, le bibite gassate e più in generale con quello che venne chiamato, nell’ormai lontano 1972, Junk Food (cibo spazzatura) dal dottor Michael Jacobson, allora direttore del Centro per la scienza nel pubblico interesse.
Anche su Wikipedia…
Negli anni, con il progressivo aumentare della diffusione di questo cibo, sono aumentati anche gli studi su queste sostanze che vengono spacciate per alimenti o bevande.
La conoscenza dei loro effetti, a ben vedere, non è limitata a qualche specialista tanto che sull’edizione italiana di Wikipedia, digitando «cibo spazzatura», tra le altre cose possiamo leggere:
«Uno studio condotto da Paul Johnson e Paul Kenny dello Scripps Research Institute nel 2008 ha suggerito che il consumo di cibo spazzatura alteri l’attività cerebrale in modo simile a quello provocato dalle sostanze stupefacenti quali la cocaina o l’eroina. Dopo molte settimane di uso abbondante di cibo spazzatura si è notato che la parte del cervello di ratto destinata alle stimolazioni del piacere è diventato insensibile richiedendo quantità sempre maggiori di cibo per ritornare sensibile. Nel 2007 il British Journal of Nutrition ha pubblicato uno studio secondo il quale le madri che mangiano cibo spazzatura durante la gravidanza aumentano la probabilità di malattie nei figli. Un articolo simile del 2008 suggerisce che le madri che mangiano cibo spazzatura durante la gravidanza o in allattamento hanno figli che sono più inclini all’obesità. I bambini sono anche più inclini a diabete, al colesterolo e problematiche riguardanti la circolazione».
Sapersi difendere
Verrebbe da chiedersi, se volessimo essere falsamente ingenui, cosa aspettano a intervenire le autorità sanitarie? Purtroppo la risposta è ben nota vista l’enorme mole di profitti che il cibo spazzatura assicura ai produttori, profitti ben superiori a quelli del traffico di droga, ma assolutamente legali. Le conseguenze sulla salute dei singoli ricadranno poi sulla collettività.
E quindi non resta altro che imparare a difendersi da soli, sebbene non sia affatto facile. Quali sono le caratteristiche che ci portano a definire un alimento «cibo spazzatura»?
1. Elevato contenuto di zucchero, solitamente saccarosio.
2. Presenza di farina bianca, quindi estremamente raffinata.
3. Presenza di un’elevata percentuale di grassi saturi e, spesso, di grassi idrogenati o trans. Queste tre caratteristiche fanno sì che l’apporto calorico anche di piccole porzioni sia comunque elevato.
4. Rapporti tra i tre nutrienti, carboidrati, proteine e grassi, estremamente squilibrati a favore dei carboidrati e/o dei grassi.
5. Frequentissima presenza di sale o magari del famigerato glutammato monosodico, di solito in dosi elevate, di coloranti e altri additivi chimici.
6. A volte al posto dello zucchero presenza di dolcificanti artificiali cancerogeni.
Si tratta quindi di prodotti carenti o più spesso completamente privi di proteine, vitamine e fibre. L’unico apporto elevato è quello calorico, caratteristica che ha fatto meritare al cibo-spazzatura anche il nome di Empty Calories, cioè calorie «vuote».
Hanno di solito prezzo unitario piuttosto basso ma, grazie al loro bassissimo costo di produzione dovuto all’infima qualità delle materie prime, assicurano comunque profitti notevoli.
La soluzione ideale
Se questo è il cibo spazzatura, quindi, quale caratteristiche deve avere un alimento per poter essere considerato una merenda (o una colazione o un pasto) equilibrata?
È importante, in primo luogo, utilizzare quanto possibile alimenti che abbiano subito scarse manipolazioni. La frutta, innanzitutto, ben si presta a essere utilizzata tal quale è anche se frullati o macedonie non alterano minimamente le sue proprietà. In pratica non esiste frutto che non sia ampiamente consigliabile e la frutta dovrebbe essere sempre presente almeno negli spuntini, ma non solo. È senz’altro utile controllare la provenienza di quello che compriamo cercando per quanto possibile di comprare frutta prodotta il più vicino possibile a noi. Questo accorgimento ci permetterà di avere un prodotto con migliori proprietà organolettiche e vitaminiche. L’ideale sarebbe rivolgersi a prodotti di origine biologica.
Stesso discorso vale per le verdure che possono essere utilizzate anche cotte. Tendenzialmente la verdura è meno usata negli spuntini, ma si tratta solo di un’abitudine, e quindi modificabile. Anche a merenda, infatti, è possibile consumare una carota cruda o fare un frullato misto di carota, mela e banana. Se vengono abituati fin da piccoli, i bambini continueranno ad apprezzare con piacere questi sapori anche da grandi. Dato che l’esempio conta più delle parole, sarà essenziale che anche noi consumiamo frutta e verdura almeno negli spuntini.
Naturalmente, oltre ai vegetali, si possono utilizzare prodotti trasformati e cucinati, l’importante è partire da materie prime di buona qualità. Quest’ultima, anche se può a prima vista sembrare strano, costa meno del cibo spazzatura perché non si paga il costo della pubblicità e dei gadget spesso allegati che costituiscono più del 50 per cento del costo dei prodotti confezionati.

Se vuoi leggere l’articolo completo,
invia una mail: info@vitaesalute.net

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