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Progetti Europei Contro Lo Spreco

Progetti europei contro lo spreco

Prodotti prossimi alla scadenza, verdura e frutta di pezzatura inferiore o di forme bizzarre: per porre fine agli sprechi della grande distribuzione fioccano le iniziative virtuose.  L’Onu ha dichiarato il 2014 anno contro lo spreco alimentare, e governi, enti, associazioni pubbliche e private non sono state a guardare.

Germania. Nel 2013 sono nati Ugly Fruits, progetto di universitari della Bauhaus di Weimar volto a incentivare il consumo di frutta e verdura “brutte”, e il catering Culinary Misfits, che prepara pasti con ingredienti in scadenza o vegetali “impresentabili”.

Francia. “Inglorious Fruits and Vegetables” è l’iniziativa della catena di supermercati Intermarché. Nel giro di pochi mesi la vendita di frutta e verdura antiestetica è aumentata del 24%. Ad agosto il governo ha stretto un accordo con i grandi supermercati perché stringano convenzioni con associazioni senza fini di lucro cui donare l’invenduto. È fatto anche divieto di distruggere cibi ancora commestibili.

Portogallo. Nell’ambito del progetto “Refood”, un gruppo di volontari in bicicletta batte Lisbona per ritirare il cibo in ristoranti, negozi e case private; il tutto è redistribuito ai bisognosi. Nella capitale è nata nel 2014 la cooperativa Fruta feia (frutta brutta) che acquista e rivende i vegetali rifiutati dalla grande distribuzione per l’aspetto. In un anno ne sono stati salvati 21 milioni di tonnellate.

Danimarca. “Stop wasting food” è un progetto di sensibilizzazione che coinvolge anche le scuole. I cuochi danesi hanno firmato un libro con ricette che insegnano il recupero.

Belgio. Fin dal 2013 Herstal e altri comuni concedono ai supermercati tutti i permessi di vendita solo se l’invenduto viene donato ad associazioni benefiche.

Usa. A San Francisco gli esuberi finiscono sui social network grazie a CropMobster, che dal 2013 ha permesso il recupero (per beneficenza o vendita) di prodotti per un valore di 760.000 dollari.

Regno Unito. Rubies in the Rubble, un’associazione privata, recupera vegetali scartati e impiega personale disagiato per realizzare chutney (salsine di origine asiatica che di solito contengono un misto di spezieverdure e frutta, ndr) e marmellate artigianali.

Com’è la situazione italiana sul fronte sprechi?

Una recente indagine Coldiretti/Ixè del 2014 ci dice che il 60% dei nostri compatrioti ha ridotto gli sprechi, benché nella spazzatura finiscano ancora ben 76 kg di cibo all’anno pro capite. Come si è ottenuta la diminuzione? Nel 75% con una spesa più oculata; nel 56% riproponendo gli avanzi di un pasto in quello successivo; nel 37% riducendo le quantità acquistate; nel 34% controllando meglio le scadenze; nell’11% dando gli esuberi in beneficenza.

Nel 2013 il Ministero italiano dell’ambiente ha istituito il Pinpas (Piano nazionale di prevenzione dello spreco alimentare) con un gruppo di lavoro coordinato da Andrea Segrè, il docente dell’università di Bologna cui si devono importanti progetti pionieristici. Nell’occasione è nata la giornata nazionale dello spreco alimentare, da celebrare ogni anno il 5 febbraio.


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