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RED CANZIAN. LA MIA VITA A RITMO VEGAN

RED CANZIAN. LA MIA VITA A RITMO VEGAN

Il famoso cantante e bassista dei Pooh racconta il suo graduale avvicinamento a uno stile di vita più sano. Un cambiamento frutto della curiosità e del coraggio nell’affrontare le sue sfide. Come il calicanto, il fiore che descrive nel suo ultimo libro

Si paragona a un fiore, il calicanto, non tanto e non solo per l’associazione nel nome con la sua professione di sempre, il cantante e musicista, ma per le sue speciali caratteristiche che, come lui stesso afferma nella presentazione del suo recentissimo libro autobiografico (Ho visto sessanta volte fiorire il calicanto, Mondadori, pp. 200, € 17,00) «è il primo ad aprirsi a gennaio, spesso sui rami ancora ricoperti di ghiaccio, quando gli altri fiori non sono che una promessa addormentata dentro a piccole gemme chiuse». Caratteristiche che lo rendono curioso, pioniere, coraggioso. Come, appunto, si sente lui, Red Canzian, cantante e bassista degli ormai leggendari Pooh (avrei voluto iniziare il pezzo con qualche riferimento a una loro canzone, ma sono così tante quelle di successo che lascio a voi lettori scegliere la vostra preferita) che di sicuro un po’ di coraggio ne ha avuto quando ha cambiato drasticamente abitudini alimentari, in un ambiente dove sono in pochi a pensarla come lui. Fino a decidere di nutrirsi vegano, l’ultima tappa di un percorso di amore per la vita.
Come ti sei avvicinato a questa decisione?

«Diciassette anni fa sono diventato vegetariano, ma continuavo a mangiare pesce, anche perché amavo la pesca. Tre anni fa, ero a pescare in un fiume e avevo appena tirato su una trota. Vederla tentare di svicolarsi dall’amo, saltellare, quasi a implorarmi il desiderio di racciuffare la vita che le stavo per togliere, mi ha fatto perdere ogni motivazione e ragione per continuare. L’ho liberata. Ed è stata una tale gioia vederla ricominciare a muoversi sott’acqua che mi sono detto: “quale diritto ho io di dare la morte a un essere vivente? Da lì ho deciso di non mangiare più nulla che fosse di provenienza animale, compresi i derivati. Perché il latte e le uova che troviamo nei supermercati provengono da allevamenti intensivi dove l’animale è sfruttato e molto spesso “pompato“ con varie sostanze affinché possa produrre di più.
Da una ragione etica, sono poi passato a un discorso salutistico. La nostra anatomia, il nostro intestino, il tipo di denti che abbiamo, non ricordano la morfologia anatomica tipica del carnivoro. Purtroppo la nostra cultura ci ha insegnato tante cose sbagliate sul cibo.
Hai riscontrato giovamenti per la tua salute?

«Ultimamente mi sta succedendo sempre più spesso che la gente mi chieda se ho fatto un patto col diavolo, perché mi vedono sempre giovane. Faccio periodicamente esami del sangue e posso dire che a 60 anni i risultati sono perfetti, sembrano quelli di un ragazzino».
Riesci a farti capire nel tuo ambiente o noti ancora scetticismo e diffidenza verso certi comportamenti salutistici, come per esempio considerare la dieta vegana povera di sapori?

«In famiglia sanno che quando faccio una scelta è fatta con convinzione; ogni tanto mi prendono in giro perché mi vedono mangiare cibi che prima non conoscevano; ma piano piano li sto convincendo a cambiare. Mia moglie si adegua alla mia dieta quando siamo soli e mia figlia Chiara ha già smesso di mangiare carne. Tra i miei colleghi, uno ha deciso di dire no alla carne e un altro ne mangia molto meno di prima…piano piano. Ma a volte con queste scelte radicali si rischia di crearsi dei nemici, come se le considerassero un attacco indiretto, un’accusa neanche troppo sommessa alle loro abitudini… In ogni caso, la scelta vegetariana dovremmo farla anche pensando ai nostri figli».
Ti riferisci all’impatto ambientale di un regime carneo?

«Sì, allo spreco di risorse energetiche e ambientali che esso provoca. Se noi impiegassimo tutti i cereali che diamo agli animali da allevamento per affrontare la fame del mondo, in un giorno risolveremmo il problema. Dobbiamo essere consapevoli delle nostre responsabilità sulle scelte che facciamo e che condizioneranno le future generazioni».
La tua colazione tipo e i tuoi piatti preferiti?

«Per esempio, al mattino posso decidere di prendere uno yogurt di soia con mirtilli, latte di mandorla con farro, che mi faccio arrivare da un mio amico, Wolfango, direttamente da Colfiorito in Abruzzo: messo a bagno la sera prima risulta pronto per la colazione. E poi dolcifico con un po’ di sciroppo d’agave. Tra i miei piatti preferiti, ci sono quelli della cucina italiana delle zone più “povere”, come al sud, dove si trovano tradizioni di cucina più in sintonia con quella vegana. In Puglia amo molto il purè di fave con le cicorielle, a Napoli i friarielli con i fagioli e in Sicilia si mangiano delle ottime caponate, con pinoli e uva passa. Dalle mie parti, nel Veneto, si mangia una buona pasta e fagioli senza cotica di maiale; ancora meglio se fatta con pasta di farro e kamut. In inverno la mangiamo fredda o tiepida con radicchio rosso, condita con olio e aceto, un piatto ben bilanciato. Ogni tanto uso il seitan che taglio a listarelle sottili e cucino con la cipolla, come il fegato alla veneziana, altre volte mangio il tofu, che faccio alla piastra. Le ricette variate non mancano. Tra l’altro, consiglio di acquistare un macchinetta che si trova su Internet al prezzo di 40 euro, in cui puoi inserire zucchine grosse o carote o patate che prendono la forma degli spaghetti. Li fai sbollentare in acqua, li condisci come la pasta tradizionale, per esempio con pomodoro o basilico, e hai un piatto molto bello da vedere, gustoso e nutriente».

Se vuoi leggere l’articolo completo,
invia una mail: info@vitaesalute.net

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