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SCHIENA A PEZZI

Dolori alla colonna vertebrale, fino a interessare gli arti inferiori. Le cause possono addirittura risalire alla pancia. Scopriamo come prevenirli o curarli in modo risolutivo

Ambulatori superaffollati, code in farmacia per trovare la medicina adatta, sintomi che scompaiono raramente e soprattutto ricompaiono spesso…
Ecco la realtà del mal di schiena, un evento che colpisce nel mondo circa 8 persone su 10.
La malattia si presenta con tanti nomi: lombalgia, sciatica, infiammazione del nervo sciatico… Il termine più corretto è sicuramente lombosciatalgia.

Partire dall’intestino
Prima di pensare ai problemi di ordine ortopedico, è bene studiare lo stato del proprio apparato digerente. Infatti un’alterata composizione della flora batterica intestinale, oppure una stipsi (stitichezza) ostinata possono favorire l’insorgenza di un sordo dolore dorsale o lombare, spesso scambiato come se fosse di tipo vertebrale.
Altre cause extravertebrali possono essere legate all’attività muscolare, come uno contrattura o uno strappo o, all’opposto, un’eccessiva sedentarietà.
La sedentarietà è un fattore di aggravamento del mal di schiena., ma al primo posto (80 per cento dei casi) sta sicuramente un vizio di postura.
La debolezza dei muscoli paravertebrali è fondamentale, perché la loro corretta tonicità impedirebbe alla colonna di spostarsi o degenerare.
Piano piano si può alterare l’armonia delle fisiologiche curve della colonna vertebrale, andando soprattutto verso la lordosi lombare, e la colonna diventa rettilinea oppure ancor più curva (iperlordosi).
In qualche caso possono provocare il dolore (o contribuire ad aumentarlo) anche fattori psichici o psicosomatici; in pratica, il  dolore lombare diventa una somatizzazione di forme depressive e isteriche.

Ma quale mal di reni!
Chi soffre di lombalgia sostiene quasi sempre di avere «mal di reni», ma i reni non c’entrano nulla! Per inciso, questi importanti emuntori dell’organismo, che servono cioè a filtrare il sangue e a eliminare l’urina (vedi articolo a p. 14), erano oggetto di malinteso anche nell’antichità: più volte nella Bibbia, per esempio, è scritto «investiga le mie reni», identificando i reni con il cuore (organo dei sentimenti…).
Il dolore in realtà parte dalla colonna lombo-sacrale e – per le particolari connessioni nervose che presenta – può irradiarsi nella regione renale o del fianco, simulando per certi aspetti una colica renale. Un bravo medico saprà comunque distinguere i due tipi di dolore, anche perché quello di tipo ortopedico può presentarsi anche come intorpidimento o franco bruciore, con fitte violente che sembrano scosse elettriche.
La sciatalgia è il tipico dolore che si irradia lungo il percorso del nervo sciatico, vale a dire dalla base della schiena fino agli arti inferiori (cosce e gambe, zona posteriore).  Il dolore è spesso più intenso dopo uno sforzo fisico importante:  magari prima s’inizia a sentire un certo formicolio sulla parte posteriore della coscia, poi pian piano arriva il dolore vero e proprio.
Il dolore è spesso acuto e insorge come una frustata sulla regione lombare, soprattutto quando ci si piega in avanti all’improvviso: per questo,  popolarmente è chiamato colpo della strega. Se non è curato in  modo corretto può diventare dolore da lombalgia cronica.
I maggiori problemi creati da una forma cronica di mal di schiena possono essere riassunti in 4 punti sostanziali:

  1. Sopportare spesso male un dolore persistente che a volte impedisce anche di muoversi.
  2. Dover ingerire farmaci pesanti, che spesso aggrediscono lo stomaco e che rendono necessaria anche l’introduzione di gastroprotettori, spendendo soldi e facendoli spendere al Servizio sanitario nazionale.
  3. Occupare molto tempo e spendere forti somme di denaro per cicli spesso lunghi di fisioterapia.
  4. Perdere molte giornate di lavoro.

Due esami fondamentali
Un primo esame che permette di valutare lo stato delle vertebre è la classica radiografia, eseguita in due proiezioni, antero-posteriore e laterale. L’esame più idoneo per diagnosticare una lombosciatalgia, soprattutto cronica, è la risonanza magnetica eseguita in modo diretto, cioè senza mezzo di contrasto. Essa permetterà di visualizzare il contorno delle vertebre e la situazione dei dischi cartilaginei interposti, in pratica la causa della lombalgia, e indirizzare verso il trattamento più adeguato.
Ricordiamo sempre che non può sottoporsi a risonanza magnetica chi presenti nel corpo materiale metallico di vecchia concezione (punti di sutura, protesi varie…), che potrebbe spostarsi se sottoposto a un campo magnetico.
Eseguire un prelievo di sangue per cercare i segni dell’infiammazione può avere senso, ma solo in modo generico, in quanto Ves, proteina C reattiva, ferritina, fibrinogeno possono aumentare anche in caso di fatti infiammatori in altre sedi (stomatiti, otiti, faringiti, bronchiti…).

Riposo a letto e non solo
Nelle fasi acute è essenziale il riposo a letto seguito da una mobilizzazione graduale.
Dopo il primo episodio di lombalgia occorrere correggere, dopo averli individuati, i comportamenti sbagliati.
Fra questi:

– La normalizzazione del peso corporeo (spesso infatti chi ha mal di schiena è almeno in sovrappeso, se non obeso).

– L’esecuzione progressiva di alcuni esercizi corporei, o in palestra o liberamente all’aperto, magari correndo o passeggiando a lungo con regolarità.

– L’impegno regolare in istituiti di fisioterapia, dopo aver consultato un valido fisiatra (= medico della riabilitazione) ed essersi messi nelle mani di un competente fisioterapista (= tecnico della riabilitazione).
Fra le tecniche fisioterapiche maggiormente impiegate e più efficaci ricordiamo i massaggi (massoterapia), le manipolazioni (molto utile la chiropratica), la Tens (elettrostimolazione), la laserterapia e soprattutto l’osteopatia. Quest’ultima potrebbe essere decisiva, ma a una condizione: l’osteopata deve essere davvero competente e dotato di una manualità prodigiosa. La sua formazione deve essere profonda e basata su tanti anni di esperienza. Un grande osteopata fiorentino, scomparso non molto tempo fa, Giovanni Orlandini, sosteneva che l’osteopata, come il giocatore della roulette russa, «ha un solo colpo in canna» e non può permettersi di sbagliare!
Solo qualora nessun rimedio avesse prodotto un risultato soddisfacente, avrebbe senso ricorrere all’intervento chirurgico, eseguito da un ortopedico o, meglio da un neurochirurgo, se si sospetta un rischio di lesionare una struttura nervosa cui la colonna è strettamente collegata.

Uso di farmaci
Quelli più comunemente usati per la cura di questo tipo di dolori appartengono alla famiglia dei cosiddetti Fans, ovvero Farmaci antinfiammatori non steroidei (ossia non cortisonici).

Rimedi naturali
Il primo modo di risolvere il problema potrebbe essere quello di applicare una borsa del ghiaccio sulla zona dolente, ma se il consiglio può andare parzialmente bene per le forme acute, è controproducente nelle lombalgie croniche.
Meno utile è sicuramente la borsa dell’acqua calda, perché il suo calore è decrescente e, dopo un iniziale sollievo, potrebbe peggiorare il quadro.
Fa bene anche in questo caso bere diversi litri di acqua al giorno, perché il dolore lombare può essere dovuto anche a una progressiva disidratazione dei dischi intervertebrali. All’opposto, è da bandire l’uso di alcolici in quanto favorenti la disidratazione.
Tra le piante, più che una specie è meglio considerarne un mix, variamente combinate fra loro.
Specifico è l’artiglio del diavolo (Harpagophytum procumbens), una pianta originaria della Namibia e molto adatta per tutte le forme infiammatorie e dolorose della colonna vertebrale. Si assume in estratto secco, una compressa a colazione e a cena; in alternativa si può prendere in tintura madre, 40 gocce nelle stesse condizioni in un po’ d’acqua.

*Medico fitoterapeuta

Se vuoi leggere l’articolo completo,
invia una mail: info@vitaesalute.net

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