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Tisane dagli effetti portentosi?

A proposito di tisane, sul web si legge tutto e il contrario di tutto. Stiamo dunque parlando di innocenti preparati “della nonna” o di bevande che possono indurre effetti indesiderati? E quando una tisana ha davvero benefici?

Diciamolo subito: le tisane serie, con effetti terapeutici riconosciuti dagli studi scientifici, non sono quei blandi sacchettini del supermercato ma rimedi fitoterapici preparati da uno specialista (un erborista qualificato, un medico o un farmacista con conoscenze specifiche). Questi, assunti secondo determinate modalità e non bevuti una tantum, possono contribuire efficacemente al benessere psicofisico. Ma gli effetti collaterali? “Il Ministero della Salute ha emanato due elenchi di erbe:

  • il primo contiene tutte quelle piante o parti di piante il cui uso è sicuro;
  • il secondo vegetali tossici (cioè che possono danneggiare a dosi moderate ma senza uccidere) o velenosi”

esordisce Luigi Giannelli, erborista e specialista in cosmetologia, chimico e tecnologo farmaceutico, autore di varie pubblicazioni. Entrambi gli elenchi vengono costantemente verificati e nel caso aggiornati. “Le tisane preparate con piante ammesse dal Ministero sono fondamentalmente sicure, sempre che siano formulate da un esperto e assunte secondo le sue indicazioni”.

Tutto va contestualizzato, avverte Giannelli. Anche piante innocue a uso alimentare possono essere nocive se usate in modo incongruo: è il caso dello zafferano, che si rivela tossico arrivando all’elevato dosaggio di 5-10 g (una bustina per il risotto pesa in genere 0,25 g), o perfino dell’innocente lattuga, che contiene tracce di alcaloidi morfinosimili – ma per subirne le conseguenze bisognerebbe fare una vera e propria indigestione di insalata! In campo erboristico, un buon esempio è offerto dal kava kava, una pianta affine al pepe nero: in Europa è stata bloccata per gli effetti collaterali, in realtà causati dal metodo di estrazione con soluzione idroalcolica che favoriva un’eccessiva concentrazione di principi attivi. “Nelle aree di origine della pianta il problema non si presentava perché si usavano decotti che non estraggono tutto”, spiega l’erborista. “Infatti le tisane sono solo estrazioni acquose incapaci di concentrare troppi principi pericolosi”.

Ovviamente è importante non raccogliere le erbe da sé ma acquistarle in negozi specializzati e rispettare i dosaggi, benché con i vegetali riconosciuti dal Ministero non si corrano grossi rischi. “Al massimo si può avere una diarrea iniziando con alte dosi una cura contro la stitichezza a base di droghe contenenti antrachinoni”, conclude Giannelli. Insomma tisane sì, ma con buon senso e cognizione di causa.

di Giuliana Lomazzi

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This Post Has 2 Comments
  1. Erbe non colte ma comprate, perché? Il profumo e il sapore di menta, camomilla, finocchio selvatico mi dispiace ma non sono paragonabili a quelli dell’erboristeria! Smettiamo di dire che fanno male, una tisana è sempre una tisana, non occorre il medico per dirlo ma solo un po’ di buon senso.

    1. Gentile @rita,
      Menta, camomilla e finocchio selvatico sono certamente ingredienti innocui, ma non tutti saprebbero riconoscerli e distinguerli da altre piante simili che invece potrebbero avere effetti insapettati, come ad esempio la “camomilla bastarda” che seppur non velenosa potrebbe scatenare reazioni allergiche!
      Questo è il motivo per il quale siamo tenuti a scrivere di fare attenzione a quando si raccolgono gli ingredienti: di certo acquistandoli da fonti controllate questi inconvenienti possono essere evitati. Non vogliamo affatto scoraggiare all’uso delle tisane (che di fatto hanno effetti terapeutici riconosciuti da studi scientifici) ma a farlo con la conoscenza degli ingredienti e sulle modalità di preparazione: principi ben dettati dal buon senso, e in cui l’aiuto di un professionista può essere davvero utile se si vuole utilizzare la tisana come rimedio per un qualche problema!
      Cordiali saluti
      Leonardo

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