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UNA RICETTA PER LA FELICITA’

Di ricette per la felicità ce ne sono state tante nel corso dei secoli, perché la felicità è così preziosa che non si può aspettare di pensarci seriamente solo alla fine della vita. Ma il professore di informatica presso la Carnegie Mellon University, Randy Pausch, ha scritto insieme a Jeffrey Zaslow L’ultima lezione. La vita spiegata da un uomo che muore (Rizzoli, pp. Xx, € cxx) proprio alla fine della sua vita. Ricordo quando ho visto il video di quella lezione del 18 settembre 2007 su You-Tube. Con dieci metastasi al fegato, i medici gli avevano dato 3-6 mesi di vita. Era nato il 23 ottobre 1960, arriverà fino al 25 luglio 2008.
Mi sembra un’occasione certamente anomala ma molto concreta per verificare la tenuta delle nostre teorie sulla felicità. Che cosa conta veramente per un uomo che sa di dover morire entro una manciata di mesi? Che ricetta possiamo ricavare dalla sua esperienza?
Randy nel video mostrava un’esuberanza e un enorme amore per la vita, insieme a quel senso dell’humour che lo aveva caratterizzato da sempre, in famiglia come nell’insegnamento. Soprattutto emergeva la sua grande capacità di fantasticare e trasformare in realtà i suoi sogni. Da bambino sognava di essere il capitano Kirk, comandante della nave stellare «Enterprise». Immaginava anche di creare qualcosa di simile a Disneyland, dove ancora bambino arrivò con tutta la sua famiglia, dopo averlo immaginato a lungo e con grandi aspettative. Quel bambino l’ha accompagnato sempre, anche quando, dopo aver preso il dottorato in informatica aveva cercato di entrare a lavorare a Disneyland, ma senza successo. Ma non si era arreso, e dopo aver insegnato per alcuni anni presso l’università della Virginia, nel 1995 chiese e ottenne un anno sabatico. Finalmente, dopo una lunga ricerca, riuscì a parlare con il direttore di imagineering della Disney per un progetto di realtà virtuale, allora segreto, che sarebbe stato inaugurato con Aladdin. Si documentò così bene che ottenne di lavorarci per sei mesi. Fu allora che il suo bambino vide avverarsi il suo sogno.
La capacità di sognare è di fatto un primo ingrediente di un’ipotetica ricetta per la felicità. Non si tratta di fantasticare e basta, perché potrebbe essere solo una fuga sterile e tutto sommato improduttiva. Occorre invece imparare a proiettare il nostro pensiero al di là della realtà contingente, provando a immaginare un percorso, una prospettiva che ancora non esiste. Di fatto si tratta di esercitare la fede. Nel Nuovo Testamento troviamo una classica definizione di questo termine che risulta valida anche per i non credenti. Nella Lettera agli Ebrei, la fede viene definita come «… certezza di cose che si sperano, dimostrazione di realtà che non si vedono» (cap.11, v.1).

I ricordi e l’immaginazione

Fino a pochi anni fa si riteneva che la capacità di immaginare e fare progetti per il futuro fosse gestita esclusivamente dai lobi pre-frontali e frontali della nostra corteccia cerebrale. Nel 2007, presso la Washington University a St. Louis, alcuni ricercatori hanno riscontrato invece che il nostro cervello utilizza le stesse aree cerebrali sia per elaborare i ricordi passati che per fare proiezioni verso il futuro. Una scoperta straordinaria. Praticamente significa che la nostra capacità di proiettarci nel futuro viene costruita sui ricordi del passato, e se noi sappiamo immaginare un futuro con una valenza positiva, aumentiamo la probabilità che si avveri in quanto opereremo positivamente in tal senso. Purtroppo questo si verifica anche quando coltiviamo pensieri pessimistici, perché nel passato ci sono state sofferenze e problematiche non risolte.
Consapevole di ciò, Martin Seligman, docente e ricercatore presso la Pennsylvania University, ha concentrato le sue ricerche sull’ottimismo e ha scritto vari libri (tra cui, in italiano, La costruzione della felicità, Sperling & Kupfler, 2003 e Imparare l’Ottimismo, Giunti 2005) arrivando a elaborare con il suo gruppo di ricerca ventiquattro potenzialità umane che dovrebbero venire promosse per raggiungere un livello di felicità elevato. Eccole:

1. Curiosità 2. Amore per il sapere 3. Discernimento 4. Ingegnosità 5. Intelligenza sociale 6. Lungimiranza 7. Valore 8. Perseveranza 9. Integrità 10. Cordialità 11. Amore 12. Senso civico 13. Imparzialità 14. Leadership 15. Autocontrollo 16. Prudenza 17. Umiltà 18. Capacità di apprezzare la bellezza 19. Gratitudine 20. Speranza 21. Spiritualità 22. Capacità di perdonare 23. Humour 24. Vitalità.

Meglio la carota

Probabilmente ci siamo chiesti spesso se in educazione è meglio «il bastone o la carota». La ricercatrice Earl Miller, che insegna neuroscienze al Massachusetts Institute of Technology, ha studiato il comportamento delle scimmie e ha riscontrato che memorizzavano meglio i successi, che tendevano a ripetere, che gli errori. È interessante sapere però che anche il cervello dei bambini reagisce allo stesso modo. Quindi impariamo da piccoli «più con la carota che con il bastone». Lo avessero saputo i nostri genitori, ci saremmo risparmiati non poche frustrazioni e sofferenze. Anche se qualche sculacciata quando serviva non ci ha fatto troppo male. Va anche detto però che gli adulti imparano sia dagli errori che dai successi. Anche se a guardarsi in giro, ci viene da dubitarne.
Ma torniamo a Randy Pausch, e consideriamo questa massima attribuita a Seneca: «La fortuna è l’incontro tra la preparazione e l’occasione». Randy questo l’ha sperimentato quando ottenne l’incarico per quel progetto di realtà virtuale presso la Walt Disney. Se non si fosse preparato per bene, probabilmente non sarebbe stato accettato. In questi casi la fortuna non è affatto cieca.
E ancora: «Se pensi di potercela fare, hai ragione. Se pensi di no, hai ragione lo stesso». Questo è collegabile a quanto ampiamente dimostrato da Martin Seligman e dalle sue ricerche. Si tratta di profezie che ci facciamo da soli e che poi si auto-adempiono.

Sette punti fermi

Sul Corriere della Sera, nel mese di agosto è apparso un articolo che riassumeva i segreti per vivere felici in sette punti, proposti da altrettanti psicologi. Consideriamoli insieme. Troverete di sicuro ottimi spunti per ripartire con più ottimismo nel nuovo anno.

1. Siate positivi, e su questo concordano tutti.

2. Siate ambiziosi, suggerendo il coraggio di lanciarsi in avanti e senza pensare solo all’autodifesa.

3. Rilassatevi e pensate. Attraverso la meditazione, la preghiera, imparando a sgombrare la mente dai troppi pensieri ansiogeni, per creare uno spazio di serenità anche in mezzo alle tempeste (vedi box).

4. Fatevi del bene. Quando vi accorgete che vi state torturando da soli, pensate invece ad aspetti positivi di voi stessi, anche se non li sentite molto «veri» in quel momento; ma solo a pensarci, vedrete che cambierà il vostro modo di giudicare voi stessi.

5. Sfruttate i malumori. Non sempre essere pessimisti è negativo. Prepararsi al peggio, cercando di prevedere cosa può andare storto, ci può aiutare, basta che non si trasformi in un’ossessione, e rimanga sul terreno concreto.

6. Trovate la vocazione. Prestate meno attenzione all’avere e investite di più sull’ essere, dove contano di più la qualità delle relazioni e i valori vissuti.

7. Coltivate l’ottimismo. Sonja Lyubomirsky, dell’Università della California, ha identificato 12 attività che rendono felici: esprimete la vostra riconoscenza; coltivate l’ottimismo; evitate ogni forma di ossessività per quello che fanno gli altri; siate cortesi, più del normale; trovate tempo per gli amici; sviluppate strategie per affrontare le difficoltà; imparate a perdonare; appassionatevi a qualche attività e siate pronti a esplorare nuovi orizzonti; gustatevi le gioie della vita; puntate sempre verso obiettivi importanti; coltivate il senso religioso e la spiritualità; e fate pratica.

 

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