Vino

“Il vino fa buon sangue”?

Sono in molti a credere che un bicchiere di vino possa aiutare non solo a tenere a bada il colesterolo, ma perfino a combattere l’anemia. Ma come stanno davvero le cose?

“Si tratta di un pregiudizio, non c’è nessun motivo per ritenere che il vino possa fare buon sangue”, avverte subito il dottor Stefano Formaggi, psichiatra, psicoterapeuta, consulente in alcologia e dipendenze, farmacologia e tossicologia, ex responsabile della sezione di alcologia del Sert di Mestre.

“Piuttosto è il contrario. Il vino è responsabile di varie forme di anemia, come quella macrocitica, nella quale i globuli rossi sono più grandi della norma”. Benché sia invalsa l’idea che alcuni vitigni, come quelli del Terrano o dell’Amarone, possano produrre vini rossi con un maggior contenuto di ferro perché crescono su terreni ricchi di questo minerale, la realtà è tutt’altro che rosea.

“L’alcol interferisce con la produzione di transferrina e quindi con l’utilizzo del ferro” prosegue l’esperto. E se il vino ridà colore a un volto pallido, grazie all’effetto di vasodilatazione periferica, non modifica però in alcun modo l’emoglobina nel sangue.

Non andiamo meglio nemmeno sul fronte delle malattie cardiovascolari. “Molti studi sul resveratrolo e altre sostanze antiossidanti sono stati condotti su animali. La quantità di resveratrolo effettivamente presente nel vino è limitata. Non ci sono certezze che possa avere effetto sull’uomo”.

Del resto, ricorda Formaggi, molte ricerche sono purtroppo finanziate dai produttori; e noi italiani siamo i primi produttori al mondo, dopo aver superato nel 2015 la Francia. Qui si è svolta anni fa una ricerca su bevitori moderati, che mostravano di essere più in salute rispetto alla popolazione di controllo. “Più che al vino in sé, questi benefici sono attribuibili allo stile di vita in generale, all’attività fisica e alla moderazione anche a tavola” spiega lo specialista, che comunque mette in guardia pure dai bassi consumi di alcol: “Non esiste rischio zero neanche con un consumo moderato”.

di Giuliana Lomazzi

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