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Zucchero, Sale E Grassi: L’epidemia Mondiale Dell’obesità

Zucchero, sale e grassi: l’epidemia mondiale dell’obesità

Grassi, zuccheri e sale. Sono gli ingredienti base dell’industria alimentare per invogliare all’acquisto di certi prodotti. Risultato? Si diffonde il consumo di cibo di cattiva qualità. Come rivela il libro-denuncia di un autorevole giornalista americano

“Grassi, dolci e salati, come l’industria alimentare ci ha ingannato e continua a farlo”, è il titolo del nuovo libro del giornalista americano Michael Moss, premio Pulitzer (Mondadori, pp. 454, € 20,00) che individua nel mix di questi tre prodotti la prima causa di obesità. Ne esce fuori un quadro veramente sconcertante che mostra quanto, in realtà, la scelta dei consumatori sia inconsapevole e quanto sia studiato dalle multinazionali, in primis, il marketing, eppoi il processo di produzione degli alimenti. Perché? I colossi industriali vogliono far raggiungere a chi mette in bocca un prodotto il «bliss point». In altre parole, quella che sembra un’innocentissima espressione inglese nasconde un’incredibile insidia. Vuol dire «punto di beatitudine».

Come una droga? Sì e no. Misura, però, il momento dell’appagamento totale attraverso il cibo, quando cioè il cibo si trasforma in una vera e propria droga. Esagerazioni?

Dimenticate grassi, sale e carboidrati.
Ormai creano più dipendenza dell’eroina. Ci stanno uccidendo lentamente.

Questo l’incipit di un articolo del Daily Telegraph, noto quotidiano australiano, che ha dato vita a un dibattito mondiale. A fare queste affermazioni sul quotidiano è la nutrizionista Jacqueline Alwill. Lei è chiara e inflessibile, il consumo massiccio di cibi ricchi di zucchero raffinato ha fatto crescere il pericolo di diabete, rischiamo di andare incontro all’invecchiamento precoce e, ovviamente, all’obesità.

Altrettanto pericoloso il sale, basti citare i suoi effetti negativi sui livelli pressori.

Sotto accusa, quindi, alcuni ingredienti, più o meno nascosti, che si trovano nei nostri cibi. Ma come si possono produrre alimenti irresistibili al palato umano? Moss ha individuato che «sono tre le componenti che non devono mai mancare: sale, zucchero e grassi. Oltre ad avere effetti fisiologici sulle papille gustative, questi ingredienti presentano altri effetti. Quali?

  • Consistenza ideale,
  • scarsa deperibilità (così i prodotti si conservano a lungo),
  • aroma irresistibile,
  • aspetto invitante
  • “nascondono” eventuali sapori sgradevoli.

Ma gli effetti di dipendenza non si fermano al palato. Si registra anche lo scatenamento di emozioni e benessere, grazie ai collegamenti diretti ai centri nervosi della gratificazione.

Un esperto di marketing che vuole mantenere l’anonimato ha le idee chiare. «La sfera emotiva è al centro degli interessi della commercializzazione e comprende anche i messaggi pubblicitari. Non viene lasciato nulla al caso. Si studia anche la pressione che le mascelle devono esercitare per rompere una patatina. La ragione? Impensabile per chi non conosce questa strategia. In pratica, se il prodotto viene deglutito rapidamente si ha la percezione di mangiare qualcosa che non farà ingrassare».

E non finisce qui. Alcune fra le più importanti aziende del settore utilizzano risonanze magnetiche del cervello per studiare la reazione, sotto il profilo neurologico, a certi alimenti, soprattutto allo zucchero. Hanno scoperto che il cervello si illumina per lo zucchero proprio come fa per la cocaina.

Nel mondo 30 per cento di obesi

Tutto ciò che effetti ha sulla salute e sulle nostre tasche? Ne abbiamo parlato con il dottor Dario Dongo, avvocato esperto di diritto alimentare europeo, co-fondatore del sito «Il Fatto Alimentare» e fondatore di www.greatitalianfoodtrade.com, nonché autore dell’ebook L’Etichetta. Secondo Dario Dongo il punto da cui dobbiamo prendere le mosse è l’obesità.

Le persone obese o in sovrappeso nel mondo sono 2,1 miliardi, circa il 30 per cento della popolazione. Continuando secondo la traiettoria attuale, nel 2030 si raggiungerà il 50 per cento.

Il costo sociale dell’epidemia di obesità, in termini di perdita di produttività, servizi sanitari e investimenti per invertire la tendenza, è pari al 2,8 per cento del Pil mondiale, ovvero 1.600 miliardi di euro l’anno, poco meno del costo causato da guerre, terrorismo e violenza armata, o dal fumo. C’è poi una stima effettuata dalla società di consulenza McKinsey & Co., che calcola tra il due e il sette per cento del totale la spesa sanitaria associata direttamente all’obesità nei paesi sviluppati (valore che sale al 20 per cento, se si prendono in considerazione i disturbi correlati).

Dunque, la più grande crisi sanitaria del nostro tempo.

Gli impegni delle grandi industrie nella riduzione delle porzioni e nella riformulazione degli alimenti (in particolare, nella minor presenza di sale/sodio, acidi grassi saturi e trans-grassi, zuccheri) non sono trascurati, anche se ci sono seri dubbi sulla loro efficacia. 

E che Dongo abbia ragione lo dimostra un’équipe internazionale di epidemiologi in uno studio pubblicato sulla rivista scientifica The Lancet nel febbraio 2012. Tante chiacchiere, promesse onorate solo in parte e in misura variabile da Paese a Paese, nessun impatto sulla salute delle popolazioni.

È giunta l’ora di suonare le campane: se le imprese non adotteranno alla svelta strategie realmente efficaci, le autorità dovranno intervenire con apposite misure legislative. Dongo boccia anche i «semafori» in etichetta (il rosso per l’alimento più pericoloso; il giallo, intermedio; e il verde sicuro), che dovrebbero permettere di capire senza doversi studiare le etichette, e le tasse su alcuni alimenti che sono stati sperimentati in diversi Paesi, sinora senza risultati, per diverse ragioni: l’approssimazione e la carenza di fondamento scientifico delle regole proposte, la resistenza delle filiere produttive, l’incapacità di correggere abitudini malsane di consumo con segni o gabelle.

L’unica ragionevole ipotesi, sarebbe quella di destinare le tasse sul cibo spazzatura per promuovere e rendere accessibili – anche dal punto di vista economico – gli alimenti più salubri.

Ma perché i governi non intervengono? Sempre secondo Dongo, per i troppi interessi in gioco e una colpevole sottostima dei costi sanitari di malattie legate a obesità, sovrappeso e diete squilibrate. In primis, il diabete di tipo 2 che secondo recenti proiezioni colpirà un cittadino su 10 a livello mondiale, da qui al 2030. A tal proposito si riconferma la validità di quanto esposto da Moss e la necessità di intervenire sulle ricette dei prodotti anche mediante riduzione degli zuccheri semplici e di grassi e sale.

  • Perché si produce cibo così insalubre?

Costa poco e vende molto…

  • Cosa possiamo fare noi?

Solo sensibilizzando sull’enorme problema della diffusione di questi tre ingredienti possiamo indurre le grandi aziende alimentari e i governi a fare un cambio di direzione. L’associazione Lega Vita e Salute sta divulgando da anni i rischi legati al consumo di alimenti spazzatura e ha fatto il primo passo per concretizzare i suoi sforzi nel giugno 2015 quando presso la camera dei deputati si è tenuto il convegno Zucchero Giù!

Vogliamo continuare con la nostra lotta. Abbiamo avviato una campagna di raccolta firme sia sul nostro sito internet che sulla piattaforma change.org, il nostro obiettivo è raggiungibile e vicino: un altro convegno presso il senato raccoglierà i rappresentanti delle più importanti aziende alimentari per discutere su come fare per migliorare i prodotti di largo consumo, soprattutto quelli destinati ai più giovani. Puoi aiutarci anche tu firmando la nostra petizione: #ZuccheroGiù

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