skip to Main Content
Amici Per La Pelle – Bimbi E Cosmesi

Amici per la pelle – bimbi e cosmesi

Puliti, profumati, deodorati: i bambini ci piacciono così. E che l’igiene sia importante, nessuno lo mette in discussione. Ma dov’è il limite oltre il quale finisce di essere igiene e diventa moda, alimentata da un mercato che mette in commercio prodotti sempre più sofisticati? E soprattutto, siamo certi che si faccia davvero il bene dei piccolissimi?

«Oggi la paidocosmesi, la cosmesi per bambini, è veramente un business, che muove un fatturato annuo di 80 milioni di euro», spiega la dermatologa Maria Concetta Romano, vicepresidente di Skineco, associazione di dermatologia ecologica.

Senza tener conto delle loro effettive esigenze. «La pelle dei bambini piccoli è immatura sotto diversi punti di vista, immunologico, reattivo, endocrinologico», spiega la dermatologa, «e noi la aggrediamo con grandi quantità di prodotto, considerando che la maggior parte di quelli per bambini si usano su tutto il corpo. Dimenticando che la pelle dei piccolissimi, naturalmente secca, ha un proprio equilibrio che andrebbe alterato il meno possibile». La classica routine quotidiana «bagnetto – shampoo – crema – talco-profumo», insomma, sarebbe da dimenticare. «I neonati non hanno bisogno di molto: limitare i prodotti significa non solo non peggiorare la naturale secchezza della cute, ma anche evitare eccessivi contatti con prodotti chimici», spiega Romano.

E, in questo caso, è anche un bel risparmio. «Il rischio è quello di spendere una fortuna e non fare il bene del bambino: tutte siamo state tentate, ancora prima che nascesse nostro figlio, di comprare cofanetti costosissimi pieni di prodotti apparentemente irrinunciabili – talco, crema, colonia – che poi si rivelano inutili, quando non dannosi», spiega Giorgia Cozza, esperta di salute dei bambini e autrice di Bebè a costo zero (Il leone verde edizioni, € 18,00, pp. 270, 2008).

La rivoluzione comincia dal bagnetto. «Fino a 7-8 mesi, ossia quando cominciano a gattonare, i neonati non si sporcano, se non nelle parti intime che si possono sciacquare con acqua tiepida e un po’ di sapone naturale», spiega Cozza. «Se si fa il bagno non è per lavarli ma per rinfrescarli e farli divertire o familiarizzare con l’acqua. E l’acqua tiepida è più che sufficiente anche per pulire i pochi capelli del bambino, al limite addizionata con un cucchiaio di amido di mais se proprio si vuole aggiungere qualcosa, mentre shampoo e bagno schiuma possono causare irritazioni».
Anche le parti intime si possono detergere risciacquandole con acqua, «oppure con oli che devono però essere vegetali, per esempio di riso, girasole o mandorle, mentre quelli commerciali per bambini sono fatti di derivati del petrolio», spiega Romano. Gli stessi oli vegetali si useranno se si vuole massaggiare il bambino, mentre se occorre una crema se ne sceglierà sempre una a base di grassi vegetali, evitando le paste a base di ossido di zinco: «È importante, particolarmente in momenti delicati come la dentizione, una fase in cui l’assorbimento intestinale si altera e la pelle subisce modificazioni e deve essere trattata con particolare delicatezza», aggiunge la dermatologa.
Imparare a decifrare le etichette è la prima tappa per capire la composizione di un prodotto cosmetico e i possibili effetti sulla pelle, ma anche sull’ambiente: un recente studio realizzato negli Usa e apparso sulla rivista Pediatrics ha lanciato infatti l’allarme per la presenza in molti prodotti dell’infanzia di ftalati che possono compromettere lo sviluppo del sistema riproduttivo dei maschietti.

Un altro prodotto da dimenticare è il talco: «Non ha davvero nessun senso cospargere i bambini di una polvere minerale che ostruisce i pori», spiega la dermatologa. «Il borotalco si usava per evitare la cosiddetta sudamina, la macerazione della pelle, soprattutto nelle pieghe delle gambe e del collo, che può favorire infezioni. Ma in linea di massima basta evitare di vestire troppo i bambini, che hanno un sistema di termoregolazione ancora immaturo, e favorire la traspirazione utilizzando tessuti naturali come cotone o anche lana». Se proprio si sente il bisogno di usare qualcosa per rinfrescarli o calmare qualche irritazione della pelle, si può utilizzare polvere di amido di riso alle erbe officinali.

Pollice giù anche nei confronti del profumo, «che è davvero una contraddizione in termini: i neonati hanno quel loro odore tipico, che è buonissimo che dura poco, è davvero un peccato cancellarlo», osserva Cozza, «senza contare che sono dotati di un olfatto più sensibile del nostro e che segnali che contrastano con l’odore naturale del corpo – anche il profumo addosso alla mamma – possono disorientarli». «I bambini non hanno le ghiandole sebacee attive, quindi non sudano e non emettono cattivo odore», precisa Romano. «Il profumo è del tutto inutile, e può causare irritazioni e allergie».

Altrettanto critico l’atteggiamento nei confronti delle salviette umidificate. «Si tratta di un connubio di sostanze chimiche – oli minerali e tessuto non tessuto – che è una vera e propria mina vagante ed è impensabile utilizzarlo per la cura dei bambini, per giunta nelle parti intime dove le mucose assorbono ancora di più», spiega Romano. Per chi vuole, esistono salviettine a base di prodotti naturali, oppure si può usare una pezzolina di cotone imbevuta di olio di oliva o mandorle.

Resta da risolvere il problema dei pannolini: «Le alternative ai prodotti usa e getta sono costose e non troppo pratiche; d’altronde quelli disponibili sono in plastica dentro e fuori, certo non l’ideale per tenerli costantemente a contatto con la pelle dei bimbi», spiega la dermatologa. «L’ideale sarebbe arrivare a formulazioni con sostanze biodegradabili». Le soluzioni, in realtà, ci sono e vanno dai pannolini usa e getta in materiale vegetale, a quelli lavabili di stoffa – «Si spende un po’ di più all’inizio, poi la spesa viene ammortizzata», nota Cozza, «e c’è anche chi li cuce in casa».

E quando i bambini diventano più grandicelli? «L’unica cosa che è opportuno lavare veramente spesso sono le manine», spiega la dermatologa, «per il resto non è il caso di eccedere ed è opportuno limitare quanto più possibile i prodotti adoperati: mi è capitato di vedere problemi cutanei che si risolvevano lasciando riposare la pelle senza usare niente, neanche l’acqua, al massimo una spruzzata di acqua termale». D’altronde, chi oggi ha più di 50 anni ricorda il rito del bagno settimanale, che non sembra aver causato danni irreparabili. «Quando si fa il bagno, poi, l’ideale è far sguazzare il bimbo nell’acqua tiepida, sciogliersi sulle mani un po’ di saponetta – vero sapone di Marsiglia o sapone alla calendula – e dare una passata con quella, terminando poi il bagnetto per evitare che l’acqua saponosa vada negli occhi», spiega Cozza. «Questi saponi vanno bene anche per i capelli, mentre per i bambini più grandi si possono usare prodotti delicati per adulti, ma esistono alternative, per esempio oli estratti dalla palma da cocco o dal mais».

Un altro elemento da valutare con attenzione è il dentifricio: una recente indagine della rivista Altroconsumo ha lanciato l’allarme su quelli per bambini, spesso troppo ricchi di fluoro: un elemento utile, che però se in eccesso può danneggiare lo smalto: «Il problema è che le aziende si sforzano di rendere gradevole il dentifricio riempiendolo di edulcoranti e coloranti, cui aggiungono conservanti, non necessariamente per uso alimentare», spiegano gli esperti di Altroconsumo. «Con il risultato che spesso i bambini lo mangiano, mentre è importante mantenere la distinzione tra un alimento e un prodotto, pur gradevole, per lavarsi i denti». In realtà per i più piccoli il dentifricio non andrebbe usato, e sono molti quelli non adatti per i bambini sotto i 6 anni perché troppo ricchi di fluoro. «La cosa importante ai fini igienici comunque è che i bambini si lavino i denti strofinando bene», spiega Cozza, «il dentifricio serve a rendere più gradevole l’operazione ma non ha un ruolo essenziale».

«Dobbiamo renderci conto che più cose diverse si mettono sulla pelle, più aumentano i rischi di interazioni e problemi», conclude Romano. Sulla cosmesi siamo più indietro ma c’è un’attenzione crescente. Soprattutto se la paragoniamo con quello che avviene nei paesi in via di sviluppo, in cui purtroppo i prodotti “industriali” sono ancora visti come sinonimo di progresso».


 

Sostieni la Salute attraverso l’attività di sensibilizzazione e informazione. Scopri come puoi aiutarci.pulsante-dona-ora

Share This
Back To Top

Per consentirti la migliore esperienza di navigazione, abbiamo configurato il nostro sito internet in modo da consentire i cookie. Continuando la navigazione, acconsenti all'uso degli stessi. Leggi di più

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi