skip to Main Content
ANTIOSSIDANTI – Difese Antinvecchiamento

ANTIOSSIDANTI – Difese antinvecchiamento

Da quali pericoli ci proteggono. Dove trovarli (anche dove non ti aspetti). Il nostro fabbisogno in numeri
Provate a digitare il termine «antiossidanti» sulla barra di Google: sapete quanti risultati vedrete comparire? Ben 1 milione e 280 mila, a riprova dell’importanza di questo argomento. Che si rivela un caposaldo per conoscere i fondamenti di un’alimentazione naturale. Il termine va spesso a braccetto con «radicali liberi». E oggi ci sono nuovi studi per apprezzarne i benefici

Concetto attuale, vecchie fondamenta
Nel 1956 veniva pubblicato sulla rivista scientifica Journal of Gerontology uno studio dedicato alle cause dell’invecchiamento: l’autore si chiamava Denham Harman, un biogerontologo statunitense. Nonostante le convinzioni di segno opposto di numerosi suoi colleghi, lo studioso sosteneva che all’origine dell’invecchiamento ci fossero i radicali liberi. In seguito, Harman proseguì le sue ricerche, provando per esempio gli effetti positivi degli antiossidanti su topi soggetti a radiazioni. Insomma, fu lui a fare da apripista all’enorme corpus di studi successivi. Solo per citare tutti quelli degli ultimi anni, non basterebbe lo spazio a disposizione.
Ci limiteremo dunque a richiamare tre interessanti studi di recente pubblicazione. Due di questi sono francesi, e hanno riguardato la riduzione del declino cognitivo legato al consumo di alimenti ricchi di antiossidanti, il terzo è svedese e ha invece preso in esame il legame negativo tra apporto di antiossidanti e incidenza di colpi apoplettici in un gruppo di donne (oltre 30 mila) di età compresa fra 49 e 83 anni, seguite per 24 mesi.
Nella fattispecie, le due ricerche francesi (una dell’università di Parigi1, l’altra del Centro di gerontologia di Montpellier2 hanno valutato dopo 13 anni gli effetti sulla memoria dell’assunzione di antiossidanti, in particolare di flavonoidi.
Ma prima di addentrarci ulteriormente nell’argomento, cerchiamo di capire meglio cosa siano gli antiossidanti.

Il ruolo dell’ossigeno
Tutto ruota sostanzialmente intorno all’ossigeno che respiriamo, vero combustibile delle nostre cellule, grazie al quale si produce energia chimica sotto forma di un’importantissima molecola, la cosiddetta Atp. Si tratta, perciò, di un processo indispensabile per la vita, ma tutt’altro che perfetto. Proprio come l’auto che produce gas di scarico per muoversi, anche nel nostro organismo si formano degli scarti: i famigerati radicali liberi. I quali, pur durando un breve lasso di tempo, riescono a danneggiare le parti costituenti della cellula, in particolare il Dna, i lipidi e le proteine. Con il tempo i danni si accumulano: una cellula vecchia può arrivare a contare oltre 60 mila lesioni causate da questi «avanzi», che in una persona di 70 kg ammontano a 1,7 kg all’anno.
Le alterazioni provocate dai radicali liberi determinano varie conseguenze negative. Per cominciare, accelerano il decadimento cellulare, favorendo l’invecchiamento precoce dell’organismo: sono responsabili di rughe e macchie cutanee, dei capelli bianchi e della loro caduta precoce. E il peggio deve arrivare (vedi box «I danni dei radicali liberi»): ce n’è abbastanza per dichiarare loro guerra con tutte le armi a nostra disposizione.

Interni ed esterni
Sono sostanze chimiche o agenti fisici, come suggerisce il nome, in grado di bloccare l’ossidazione. Molto studiati a cavallo fra l’Ottocento e il Novecento per le possibili applicazioni in campo industriale, solo in seguito furono sottoposti a esame nel campo della biochimica. L’identificazione delle vitamine A, C ed E (riunite sotto la sigla ACE) come antiossidanti, diede un notevole impulso agli studi nel settore.
Si distinguono due tipi principali di antiossidanti: endogeni ed esogeni.
I primi sono prodotti dal nostro organismo, ma anche da quello di piante e animali, con lo scopo specifico di limitare i danni dei radicali liberi. Comprendono una serie di enzimi, tra i quali emergono:

  • il glutatione,
  • la melatonina,
  • la catalasi,
  • la perossidasi.

I secondi sono quelli assunti con il cibo, necessari perché gli enzimi endogeni non sono sufficienti. Infatti, i fattori in gioco sono numerosi e possono causare da una parte l’aumento dei radicali liberi, dall’altra la diminuzione della produzione di enzimi antiossidanti. Si crea così una situazione di squilibrio detta stress ossidativo. Oggi, è possibile misurarlo con un esame del sangue apposito, il d-ROMs, messo a punto alcuni anni fa dal chimico Mauro Carratelli. Misurando il livello di antiossidanti, enzimi e acidi grassi polinsaturi, l’esame è in grado di valutare la capacità antiossidante totale del sangue.

A tavola
Come utilizzare al meglio le proprietà antiossidanti? Sappiamo ormai che la dieta scorretta e povera di vegetali, ma anche i disturbi alimentari come l’anoressia e la bulimia, sono tra i principali generatori dello stress ossidativo. L’ideale sarebbe quindi preferire i vegetali bio, privi di contaminanti chimici. E ancora, spazio a cibi come le alghe, capaci di legarsi ai metalli pesanti (una causa di radicali liberi) e di eliminarli.
Molta attenzione va poi dedicata ai grassi, riducendo sensibilmente quelli di origine animale. In realtà, il problema riguarda un po’ i lipidi in genere, pure i migliori, perché gli oli, per loro natura, tendono a irrancidire anche all’interno dell’organismo; alterandosi, causano la formazione di radicali liberi. Per fortuna, i semi oleosi e gli oli di prima spremitura che ne derivano, contengono anche la vitamina E, antiossidante. Ma la sua azione non è efficace se esageriamo con i consumi.
Perciò, limitiamoci a sgranocchiare una manciatina di semi oleosi al giorno (noci, nocciole, mandorle, ecc.), meglio se con la pellicina, che ha un’azione protettiva per gli antiossidanti, e non tostati. Accanto a questi, spazio a qualche cucchiaio di olio extravergine d’oliva, meglio se usato a crudo. La frittura è da evitare il più possibile, perché causa la formazione di radicali liberi.
Ricordiamo poi che il calore eccessivo e le cotture prolungate diminuiscono gli antiossidanti. Infine, non trascuriamo l’apporto calorico: più mangiamo, più produciamo energia; in questo modo bruciamo più ossigeno, generando un maggior numero di radicali liberi. Ricordiamo che i longevi hanno mangiato ben poco da giovani…


Sostieni la Salute attraverso l’attività di sensibilizzazione e informazione. Scopri come puoi aiutarci.pulsante-dona-ora

Share This
Back To Top

Per consentirti la migliore esperienza di navigazione, abbiamo configurato il nostro sito internet in modo da consentire i cookie. Continuando la navigazione, acconsenti all'uso degli stessi. Leggi di più

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi