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Buste Senza Futuro

Buste senza futuro

Siete tra quelli che andate al supermercato o all’«alimentari» sotto casa con la sporta di tela o di juta? Se sì, meritate di indossare la maglia rosa dello stile di vita vissuto all’impronta dell’ecologia. Se, invece, consumate sacchetti di plastica a non finire senza chiedervi se siano degradabili o biodegradabili, allora meritate la maglia nera.

Ma qual è la differenza fra degradabile e biodegradabile? Ce lo spiega Maurizio Zucchi, direttore qualità della Coop Italia. «Mentre lo shopper degradabile (quello che utilizzavamo prima) doveva finire nella raccolta indifferenziata, anche se si degradava in tre anni; il biodegradabile (quello biologico che utilizziamo oggi), non va a finire nella raccolta indifferenziata ma può essere utilizzato anche per la raccolta dell’organico e dopo pochi mesi diventa concime».

Alessandro Giannì, responsabile delle Campagne di Greenpeace, afferma senza troppi mezzi termini che «Le buste e i saccheti in plastica, o meglio in polietilene, rappresentano oggi un vero e proprio crimine ecologico. Dovrebbero scomparire a favore di pratiche più sostenibili. Nella vita quotidiana sarebbe buona pratica anche abituarsi a portare con sè dei sacchetti in stoffa o a rete da usare ogni volta, tutto ciò eviterebbe l’accumulo di buste di plastica».

Secondo i conti degli agricoltori di Coldiretti le bioplastiche potrebbero evitare nell’Unione Europea la dispersione nell’ambiente ogni anno di un milione di tonnellate di plastica, ridurre di 1,4 milioni di tonnellate le emissioni di anidride carbonica e risparmiare 700 mila tonnellate di petrolio, solo sostituendo i normali sacchetti della spesa in plastica.

Ma non è solo questione di energia e di consumi. Finito il loro breve utilizzo, i sacchetti finiscono nelle discariche o, ancora peggio, sono dispersi nell’ambiente, nei boschi, nei mari, dove rimangono per centinaia di anni.
I tempi di degrado variano, infatti, secondo lo spessore della plastica e delle condizioni ambientali, da decenni a centinaia di anni. Allorché, poi, vanno a finire nelle acque si trasformano in veri e propri killer, soprattutto per quelle specie marine che si nutrono di meduse e che spesso li confondono.

Ogni anno migliaia di delfini, foche, tartarughe marine, balene, ma anche uccelli marini muoiono soffocati, strozzati o per irreparabili danni all’apparato digerente causati dall’ingestione di sacchetti.

Tra le iniziative virtuose che stanno promuovendo l’abbandono del sacchetto di plastica, il Wwf ha sostenuto anche il percorso di Auchan, una delle principali realtà della grande distribuzione, che ha bandito il sacchetto in polietilene dai 51 ipermercati dislocati in 11 regioni italiane, con un risparmio complessivo di 180 milioni di sacchetti in polietilene e 30 milioni di sacchetti in plastica riciclata al 40 per cento ogni anno.

Poi, va segnalato il grosso sforzo della Coop. Già nell’ultimo anno e mezzo sono state distribuite gratuitamente 660 mila sporte adatte a fare la spesa e durare nel tempo. Un altro mezzo milione di borse, con il marchio «Ambiente» è stato acquistato da soci e clienti che si sono attrezzati per fare a meno dei sacchetti usa e getta. Ora si è passati all’abolizione completa degli shopper che imbrattano fiumi e campagne sostituendoli con borse in cotone o con i sacchetti della Mater-Bi prodotti dalla Novamont, con un brevetto italiano, composte di un biopolimero che è prodotto a partire da mais e che dunque proviene da una materia prima rinnovabile che è quella vegetale. La biodegradabilità è completa.
Questa è soltanto un ulteriore tappa di un impegno ventennale della Coop, che quasi da subito individuò i grossi problemi ambientali che pone il consumo della plastica.

Perché la borsa Mater-Bi? «Ci sarà sempre comunque un consumatore che si dimentica la borsa a casa. In questo caso gli mettiamo a disposizione uno shopper che si compra tutte le volte ed è completamente biodegradabile. In pratica dopo la spesa può essere utilizzato anche per la raccolta dei rifiuti organici e infine finisce il suo ciclo nella raccolta della differenziata. Non c’è che dire, un bel vantaggio», dichiara soddisfatto Maurizio Zucchi.

Abitudini dure da cambiare

E che cosa fanno le altre catene della grande distribuzione? In genere hanno un atteggiamento più prudente. Prendiamone in esame alcune. Crai, Esselunga, Despar non sono ancora per l’abolizione totale degli shoppers in plastica, anche se c’è da precisare che, tutte, offrono già alternative riciclabili o riutilizzabili allo shopper di plastica. Esselunga li mette addirittura a disposizione in 19 modelli diversi. Per Carrefour e Conad, fino a quando non ci saranno obblighi precisi di legge, lasceranno al consumatore la scelta. Perché all’ufficio commerciale di Carrefour fanno presente che è molto difficile cambiare abitudini consolidate e ci sono resistenze ostinate da superare. Insomma il sacchettino di plastica vende cara la pelle.

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