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COLESTEROLO GIU’ (CON IL RISO ROSSO)

Si tratta del tipo più comune, ma sottoposto a parziale fermentazione grazie a un fungo. Un effetto studiato dalla scienza. Che può permetterci di evitare l’abuso di medicine   Di Filippo Brocadello   Ogni italiano consuma in media una dose e mezza di farmaco al giorno, il 60 per cento in più rispetto a nove anni fa. Al mercato dei farmaci contribuiscono in modo sostanziale anche i medici: nel 2000 sono state prescritte 580 dosi di farmaco ogni 1.000 abitanti, contro le 924 di oggi. E se da un lato è vero che il progressivo invecchiamento delle persone porta al persistere di malattie croniche, dall’altro bisogna sottolineare che il consumo abituale di farmaci sta diventando un atteggiamento di particolare evidenza socioculturale.
Attraverso le farmacie pubbliche e private nel 2008 sono state acquistate complessivamente 1,8 miliardi di confezioni di medicine (circa 30 per ogni abitante); per tutte le categorie terapeutiche (a eccezione dei farmaci dedicati al sistema nervoso) si è registrato un incremento delle prescrizioni. Nel complesso il consumo di medicinali in Italia è aumentato del 4,9 per cento rispetto al 2008.
Al primo posto tra i farmaci più acquistati ci sono quelli cardiovascolari (+5,2 per cento rispetto al 2007), con oltre 5 miliardi di euro di spesa. Seguono i farmaci gastrointestinali (2 miliardi e 903 milioni di spesa), quelli per il sistema nervoso centrale (2 miliardi e 577milioni) e i medicinali per il sistema respiratorio.
A dirlo è il rapporto Osmed 2008, realizzato dall’Istituto superiore di sanità in collaborazione con l’Agenzia italiana del farmaco (Gruppo di lavoro OsMed. L’uso dei farmaci in Italia. Rapporto nazionale, anno 2008. Roma: Il Pensiero Scientifico Editore, pp. Xx, € xx).    

Pillole per il cuore  

Al primo posto nelle vendite in Italia, quindi, si trovano i farmaci per le patologie cardiovascolari: in particolare il record assoluto è legato alla commercializzazione delle statine, farmaci che servono ad abbassare i livelli di colesterolo ematico.
Lo stesso dato emerge anche dal mercato mondiale: i farmaci più venduti nel mondo sono sempre le statine (IMS Health – World Pharmaceutical Market Summary, May 21, 2009).
Emerge con chiarezza che attorno al «problema colesterolo» gravitano grossi interessi, anche di tipo economico. Sorprendentemente questo avviene nonostante il colesterolo non sia una vera e propria malattia ma solo uno dei tanti fattori di rischio del ventaglio di patologie raggruppate sotto il nome di «malattie cardiovascolari» (infarto, ictus…) responsabili, nel mondo occidentale, del maggior numero di decessi.
Oltre ai valori del colesterolo ematico dovrebbero perciò essere considerati e tenuti sotto controllo anche gli altri fattori di rischio di queste patologie: fumo, stile di vita (sana alimentazione e attività fisica), peso, pressione arteriosa, presenza di diabete, ecc.
Resta l’evidenza che le statine, proprio per la loro efficacia e  relativa bassa incidenza di effetti avversi (secondo quanto emerge dai dati disponibili), si sono rapidamente imposte rispetto ad altri farmaci con effetto analogo.
I possibili effetti avversi più frequenti conseguenti all’assunzione di questi farmaci consistono in danni muscolari (con dolori ai muscoli e innalzamento dell’enzima creatinfosfochinasi – CPK) e in danni epatici (con aumento delle transaminasi – Ast, Alt). I danni alla muscolatura scheletrica (rabdomiolisi) possono essere di così grave entità da avere conseguenze letali.
Clamoroso fu il caso sollevato alcuni anni fa dal ritiro dal mercato della cerivastatina a causa di numerosi casi letali di rabdomiolisi. Oggi le statine più diffuse sono la torvastatina, la sinvastatina, la pravastatina e la rosuvastatina.    

Un rimedio naturale  

Proprio perché tanto si parla di rischio cardiovascolare e di colesterolo, le terapie per abbassarne il livello ematico sono diventate, come abbiamo visto, oggetto di interesse da parte di tutti, specie le case farmaceutiche.
Con soddisfazione e sorpresa, però, possiamo apprendere dalla letteratura scientifica che è disponibile un rimedio naturale che può aiutare chi deve abbassare i valori della colesterolemia e non vuole o non può assumere le statine. Si tratta del riso rosso fermentato: semplice riso comune sottoposto a processo di parziale fermentazione a opera di un fungo, il Monascus purpureus (o ruber). L’impiego del Monascus purpureus è una pratica tradizionale cinese che le popolazioni asiatiche utilizzano da secoli nella produzione di vino, riso e altri prodotti alimentari aromatizzati.
Durante la fermentazione del riso, il Monascus purpureus produce numerose sostanze, tra cui alcune appartenenti alla famiglia delle statine: le monacoline. Queste molecole, rappresentate per il 70-80 per cento dalla monacolina K (o lovastatina), inibiscono la sintesi di colesterolo che avviene a livello epatico (Wang J et al. Curr Ther Res 1997; Heber D et al. Am J Cl Nutr 1999).
La capacità del riso rosso fermentatodi abbassare i livelli ematici di colesterolo Ldl (noto anche come «colesterolo cattivo») è stata evidenziata da alcuni studi su modelli animali e da altri portati a termine sull’uomo (Lin CC et al. Eur J Endocrinol 2005).
Un’analisi comparata di oltre 90 studi scientifici condotti sull’uomo, inoltre, ha evidenziato che l’uso di riso rosso fermentato può incidere sulla colesterolemia e sulla trigliceridemia; i risultati riportati da tale analisi sono incoraggianti: riduzione media della colesterolemia totale di 38 mg/dl, riduzione media della colesterolemia Ldl di 28 mg/dl e della trigliceridemia di 36 mg/dl; aumento della colesterolemia Hdl («colesterolo buono») di 6 mg/dl (Liu J et al. Chin Med 2006).
Il riso rosso fermentato ha anche un effetto antinfiammatorio e ricopre un ruolo nella protezione dell’endotelio dei vasi arteriosi.     

Anche per il diabete  

Il consumo protratto di prodotti a base di riso rosso fermentato può proteggere dalle conseguenze di diabete e malattie cardiovascolari, che sono patologie strettamente correlate in termini di rischio per la salute: uno studio della durata di quattro anni su soggetti affetti da diabete mellito tipo 2, trattati con un estratto di riso rosso fermentato, ha riportato una riduzione della mortalità del 50 per cento rispetto ai controlli (Zhao SP et al. J Cardiovasc Pharmacol 2007); un altro studio, condotto su persone anziane cardiopatiche, ha evidenziato una riduzione della mortalità a quattro anni del 32 per cento nel gruppo trattato rispetto al gruppo di controllo (Ye P et al. J Am Geriatr 2007).
La circolare del Ministero della salute del 12 novembre 2003 che regolamenta l’uso del riso rosso fermentato in Italia, prevede il suo impiego come integratore alimentare.
Quando si inizia a prendere questo tipo di prodotti, che vengono molto genericamente definiti «naturali», è sempre e comunque opportuno sottoporsi periodicamente a delle analisi di controllo allo scopo sia di monitorare i livelli di colesterolemia sia di valutare eventuali effetti avversi, per quanto questi siano di difficile insorgenza.
Essendo autoprescrivibili e disponibili liberamente nelle farmacie e nelle erboristerie, i prodotti a base di riso rosso fermentato sono di facile accesso; è necessario però ricordare che il primo, indispensabile passo per un corretto trattamento dell’ipercolesterolemia resta sempre e principalmente il cambiamento dello stile di vita. Solo se ciò non fosse sufficiente ci si dovrà affidare a rimedi come il riso rosso fermentato.  

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