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Conoscere La Prevenzione

Conoscere la prevenzione

Sentiamo spesso parlare di prevenzioe: a tavola per curare la qualità del cibo, migliorare l’attenzione verso noi stessi, muoverci di più e coltivare un pensiero positivo. Questi sono i precetti. Vediamo alcuni consigli generali su come praticarli.

Ma che cos’è la prevenzione? Secondo la letteratura medica si tratta di un insieme di atteggiamenti, provvedimenti e trattamenti buoni a prevenire l’insorgere di malattie e stati patologici.
Ce ne sono tre tipi:

  • primaria: comprende abitudini e stili di vita salubri, incentrati sulla salvaguardia della salute (dieta equilibrata, riduzione di fumo e tabacco, attività fisica moderata e regolare, ecc.); nonché una serie di controlli e di esami da effettuare periodicamente: serve a evitare che insorgano disturbi.
  • secondaria: consiste in una serie di controlli e di esami da effettuare periodicamente: serve a intercettare eventuali malattie prima che insorgano disturbi
  • terziaria: procede dopo la diffusione e reiterazione di un fenomeno e punta alla riduzione del suo incremento o dell’aggravamento.

«Mangiare bene è fondamentale per la prevenzione e la salute, e se all’alimentazione associamo un corretto stile di vita i vantaggi aumentano. Uno stile di vita adeguato aiuta a prevenire:

  • l’osteoporosi,
  • il diabete,
  • l’ipertensione,
  • l’anemia,
  • elevati tassi di colesterolo e di trigliceridi,

..solo per fare qualche esempio», considera il dottor Franco Berrino dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. E non finisce qui.

«Abbiamo perso di vista, e questo vale anche per molti medici e uomini di scienza, l’insegnamento che ci viene dai passati millenni, un esperimento grossolano ma di enorme significato. Da quando il buon Dio ha insegnato a coltivare i campi, i popoli della terra hanno sempre saputo che cereali e legumi, occasionalmente insieme ad altri semi oppure a cibo di origine animale, più spesso insieme a verdure di vario tipo, offrono una perfetta combinazione alimentare», ricorda Berrino.

Che aggiunge. «Nei paesi occidentali, durante l’ultimo secolo ci si è, via via, allontanati dalla dieta tradizionale: alimenti che in passato arrivavano a tavola occasionalmente, come i cibi di origine animale – carne e latte che era difficilmente conservabile – oppure che non erano neppure conosciuti, come zucchero e farine molto raffinate, ora la fanno da padrone. Attualmente, si consumano anche cibi che in natura non esistono affatto, come certi grassi presenti nelle margarine o i nuovi «grassi non grassi». Un modo di mangiare, questo, sempre più ricco di calorie, zuccheri semplici e proteine, ma in realtà povero di alimenti naturalmente completi, ha contribuito molto allo sviluppo delle malattie «da civiltà»: obesità, diabete, ipertensione, aterosclerosi, infarto, osteoporosi, stitichezza, ipertrofia prostatica e molti tipi di tumori tra cui quello dell’intestino, della mammella e della prostata».

Ma a incidere sul nostro stato di salute non sono solo i fattori che abbiamo preso in esame finora. Incide negativamente anche la mancanza di serenità e assenza di valori che sviluppino le virtù umane, come anche la spiritualità.

Perché il senso di competitività e il materialismo che la fanno da padroni oggi, collegati alla mancanza di valori etici, mettono a rischio il nostro stato di salute in maniera pesante. Spiritualità non solo personale ma anche collegata alla religione. E non difettano certo le prove. «Ci sono più di 200 studi che mostrano l’influenza della religione sulla salute: evidenziano effetti positivi sui pazienti con problemi di tossicodipendenza, alcolismo, depressione, ipertensione, cardiopatie, cancro», affermano la dottoressa Luciana Baroni e l’epidemiologo Hans Diehl, autori di Decidi di star bene (editore Sonda, pp. 259, € 24,50).

È chiaro che tutto ciò è in netto contrasto con il modello biomedico imperante in Occidente che vede l’organismo frammentato: ne è testimonianza il grande numero di specializzazioni mediche e l’organizzazione sanitaria che riduce il corpo a numero di parti sconnesse. Così la mente si trova ad essere separata dal corpo e la malattia è vista semplicemente come un cattivo funzionamento del meccanismo biologico.

Che fare? Occorre tornare a una visione olistica: vedere la salute a più dimensioni, che racchiudono aspetti fisici, psicologici, energetici e sociali. «Una vita emotivamente stabile, emozioni positive e sane abitudini di vita sembrano in grado di stimolare la produzione di endorfine. Queste sostanze sono prodotte dal cervello e riescono a procurare una forte sensazione di benessere, stimolando anche il sistema immunitario», ribadisce la Baroni. Ma in che modo possiamo migliorare la nostra vita interiore?

  • Pensare positivamente – Abituare la mente a produrre pensieri utili, a cambiare atteggiamento, a trovare un punto di vista più efficace alle situazioni di vita. È sviluppare un sano atteggiamento ottimista verso noi stessi e la vita, la fede per cui siamo sicuri che valga la pena fare uno sforzo, la speranza di poter raggiungere un risultato positivo malgrado gli ostacoli che ci sbarrano la strada.
  • Meditazione – Questa parola può essere usata per descrivere molti metodi diversi di contemplazione e osservazione quieta. Proviene, come radice, da «med» come le parole medicare e medicina, e tutte e due derivano dal latino mederi, che vuol dire «curare». A sua volta la stessa radice med deriva dall’indoeuropeo med che significa misurare. A questo proposito, Jon Kabat-Zinn, fondatore della clinica per la riduzione dello stress presso l’Università del Massachusetts (Usa), afferma: «Sia la medicina che la meditazione si occupano di “misurare”. Meditando, tentiamo di misurare, di controllare lo stato interiore della nostra mente e del nostro corpo con un atteggiamento di attenzione e curiosità, controllando se siamo equilibrati. In definitiva, si prende la giusta misura interiore». La meditazione, come la preghiera, aiutano a liberarsi da condizionamenti negativi.

tratto dall’articolo “I pilastri delle prevenzione” della rivista Vita&Salute edizione di Gennaio 2012, a cura di Massimo Ilari

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