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Dino Zoff Si Racconta A Vita&Salute: I Valori Di Un Campione

Dino Zoff si racconta a Vita&Salute: i valori di un campione

Dino Zoff, portiere della Nazionale campione del mondo nell’82. Nell’anno del suo 75esimo compleanno ci racconta il suo modo di intendere lo sport, quello che ama o non gli piace rispetto ai valori che lo guidano da una vita. A partire dalla lealtà, l’amicizia e la saggezza di chi parla poco, in un mondo dove sembra vincere solo chi grida

Mister Zoff, se dico “responsabilità” cosa le viene in mente? “La convinzione di dover fare le cose per bene; e quello che dico sia coerente con quello che faccio. Cerchiamo sempre di giustificarci, senza assumerci le nostre responsabilità. Credo sia uno dei mali del nostro Paese, dove si dà sempre la colpa agli altri”.

La lealtà è un altro suo leitmotiv… “Parto dal presupposto che lo sport debba essere di insegnamento alla persona. Se faccio fare un’attività sportiva a mio figlio, il primo obiettivo è che lui impari a confrontarsi con le regole, con l’avversario e l’arbitro che lo giudica. Senza accampare scuse, alibi o fare la vittima se non gioca bene. Il campione è colui che deve dimostrare, prima di tutto, di essere migliorato come uomo, non solo per i buoni risultati sportivi che ovviamente contano molto: tutto questo deve essere suffragato da un comportamento corretto e leale”.

Non sempre però i genitori hanno in mente questo obiettivo per i loro figli. “Purtroppo è vero; spesso li giustificano su tutto: la colpa è del maestro, dell’allenatore… E non ammettono che i figli debbano maturare accettando anche le regole sportive. Sperano solo che diventino campioni, a tutti i costi”.

Che ne pensa del pudore? “Significa non mostrare in modo plateale i propri sentimenti. Avere una condotta sobria. Per esempio, sono contrarissimo alle esultanze costruite e studiate a tavolino di chi segna un gol. Trovo che siano ‘esuberanze’ che non rispettano i tifosi dell’altra squadra. Per non parlare poi delle sceneggiate che si vedono in campo, che vanno contro la lealtà verso l’avversario”.

Dal suo libro emerge chiaramente il valore prezioso che dà all’amicizia. “Sì, ma non deve confondersi in ambito lavorativo. A volte, sento dire che una certa squadra è composta da un gruppo di amici perché si aiutano a vicenda, ecc. Io invece penso che quando si è calciatori professionisti, bisogna cercare il massimo nel gesto atletico; per esempio, si passa la palla al giocatore meglio piazzato, che ti sia simpatico o meno. Si fa perché è giusto così. Ma a volte non si osserva questo principio. E purtroppo c’è chi intende l’amicizia come aiutare qualcuno a danno di un altro”.

Anche la spiritualità fa parte della sua vita? “I valori in cui credo si riferiscono a una trascendenza, alla presenza di un Dio, e nella mia famiglia li ho sempre respirati, sono per me un grande punto di riferimento”.

di Ennio Battista

Ma l’intervista continua!
Nel prossimo articolo, il campione del mondo racconta di riconoscenza, salute e.. Var!Sostieni la Salute attraverso l’attività di sensibilizzazione e informazione. Scopri come puoi aiutarci.pulsante-dona-ora

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