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DOSSIER – CALDO SENZA PENSIERI

Tanto desiderato in inverno, nel colmo della stagione estiva può trasformarsi in un incubo, soprattutto se a prevalere sull’Europa è l’anticiclone subtropicale africano invece di quello delle Azzorre. Allora il caldo si intensifica e può essere accompagnato da una maggiore umidità, con il risultato che c’è una discrepanza tra la temperatura reale e quella percepita. Infatti c’è una bella differenza tra caldo torrido e afoso: il primo è secco, relativamente sopportabile senza grosse sensazioni di disagio; la temperatura percepita è vicina a quella reale. Il secondo è umido e poco tollerabile. Se per esempio ci sono 35° con il 35 per cento di umidità, il nostro organismo li «sente» come 40°.
Ma, entro certi limiti, siamo attrezzati per resistere.

Protezione naturale
Il meccanismo di difesa attuato dall’organismo per non surriscaldarsi è il sudore. Per contrastare la canicola entrano in azione le ghiandole sudoripare, diffuse su tutta la pelle (in particolare sui palmi delle mani e piante dei piedi); queste emettono un liquido trasparente (il sudore, appunto) che poi evapora, raffreddando la superficie cutanea e quindi il corpo. Ma se l’umidità ambientale è alta, questo meccanismo fisiologico di raffreddamento rallenta, così si sente più caldo.
Il tutto è aggravato dalla persistenza dell’ondata di calore. A questo punto possono insorgere problemi, soprattutto in certe circostanze.
Se la temperatura percepita è di 30-34° si ha una sensazione di disagio, che diventa intensa fino a 39°, quando occorre limitare le attività fisiche pesanti. Oltre i 40° e fino ai 45° c’è un forte malessere, che si aggrava ulteriormente con l’innalzarsi della temperatura percepita. Ecco perché le autorità diramano ogni anno direttive sui comportamenti da tenere. Tra il 16 e il 31 agosto del 2003 l’ondata di caldo provocò tra gli over 65 europei un aumento di decessi del 19,1 per cento rispetto al 2002. Le fasce più a rischio per le conseguenze della calura sono i neonati, gli anziani, i malati, chi prende molti farmaci e chi abusa di alcol e droghe.

Gli effetti della canicola
Oggi nemmeno il caldo è più quello di una volta! Nelle città è meno sopportabile perché lo smog riduce l’ossigeno, le case sono spesso coibentate male e con una scarsa circolazione dell’aria. A differenza dei nostri bisnonni, che nelle ore del solleone se ne stavano al chiuso, noi tendiamo a spostarci in qualsiasi orario. Certo, abbiamo il condizionatore in auto (ma visto che fa caldo perché non ne approfittiamo per usare la bici?); purtroppo, il suo uso scalda ulteriormente l’aria esterna… A tutto ciò si aggiungono i cambiamenti climatici e l’effetto serra.
Quali le conseguenze? Molto dipende dalle condizioni ambientali, dai problemi del singolo, dal tempo di esposizione al calore. Il sintomo più comune, e innocuo, è la spossatezza, dovuta alla dispersione di liquidi e minerali attraverso il sudore. È un segnale corporeo che avverte della necessità di bere. Spesso possono manifestarsi crampi, anche questi per l’eccessiva sudorazione. Entrambi i disturbi possono essere prevenuti idratandosi e alimentandosi adeguatamente.
Possono presentarsi poi gonfiori agli arti inferiori (edemi), perché l’organismo cerca di disperdere il calore dilatando i vasi periferici; ma se la microcircolazione non funziona bene il sangue tende a stagnare, provocando appunto gonfiore. Per prevenirlo è importante seguire una dieta ricca di antiossidanti.
Il calo della pressione può anche causare una perdita temporanea di conoscenza, e nei casi più gravi essere tra i sintomi di un vero e proprio stress da calore, con disidratazione, confusione, disorientamento, nausea, cefalea, battito cardiaco accelerato ecc. Il problema va trattato subito per evitare di incorrere nel ben più serio colpo di calore, che può portare alla morte o richiede un immediato ricovero. Ma prima di arrivare a questo punto si può fare molto, ci sono tanti rimedi semplici ed economici per prevenire gli effetti negativi del caldo.

L’ambiente di vita
Il condizionatore può sembrare la soluzione, ma spesso si rivela il problema, soprattutto se l’aria fredda finisce addosso. Molte volte, poi, la temperatura negli ambienti chiusi viene tenuta piuttosto bassa, così uscendo si sente troppa differenza. E dove mettiamo il dispendio di energia elettrica e il costo della bolletta? Prima di accendere il condizionatore proviamo a tenere le tapparelle abbassate (o le persiane semichiuse) nelle ore più calde; le finestre vanno socchiuse, in modo che l’aria circoli e si ricambi. Quando poi la temperatura esterna comincerà a calare si può spalancare tutto, così l’ambiente si rinfresca e la notte è più facile dormire. Per quanto possibile, non esageriamo con le luci: anche queste scaldano, e così gli apparecchi elettronici di cui, nel bene o nel male, le nostre case sono piene.
Ma per sopportare meglio il caldo giorno e notte bisogna anche valutare abiti e accessori.

La cura della persona
Che si tratti di pigiami o abiti, è meglio evitare i capi attillati, scuri e di fibre sintetiche: stimolano troppo la sudorazione e aumentano la sensazione di caldo. Meglio scegliere indumenti chiari, che attirano meno il sole, e comodi, che facciano circolare un po’ d’aria. Freschissimo il lino, ecologico perché la pianta ha un ciclo di vita di soli 100 giorni, richiede poca acqua ed è quasi esente da parassiti. Ben diverso il cotone, di per sé un ottimo tessuto: la coltura è irrorata con molti pesticidi e acqua (quello bio riduce del 92 per cento l’inquinamento da pesticidi, fertilizzanti e tinte artificiali). Ottime fibre anche la canapa e il bambù. La prima deriva da un’erba poco esigente; è fresca, sottile, morbida, durevole e robusta. Il secondo è fresco e facilita la traspirazione assorbendo l’umidità e asciugandosi subito. È poi un antibatterico naturale e trattiene i raggi UV.
Le scarpe sono un altro punto importante. D’estate è bene che siano aperte e di materiali traspiranti, come la canapa e la iuta. In vendita si trovano modelli ecologici con suole di caucciù e fresche solette di sughero o paglia di cocco.
Veniamo ora al cappello, capo di abbigliamento indossato solo in vacanza, ma anche in città il sole picchia e la testa va riparata adeguatamente, soprattutto se di un bimbo o di un anziano! Il rischio è di farsi venire un bel mal di testa, se non addirittura un’insolazione. Ottimo il berretto, la cui visiera scherma meglio la luce. Infatti non bisogna trascurare gli occhi, che insieme a viso, mani, collo e orecchie sono le parti del corpo più sensibili e le più esposte alle ustioni.

Se vuoi leggere l’articolo completo,
invia una mail: info@vitaesalute.net

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