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DOSSIER – IL PESTICIDA E’ SERVITO

DOSSIER – IL PESTICIDA E’ SERVITO

Il rapporto di Legambiente sui residui chimici negli alimenti. I pericoli sulla salute e la fertilità. Gli inquinanti tra le mura di casa. Le risposte ecologiche

«Mangiare bene, mangiare sano». Niente di più attuale: un’aspirazione legittima dei consumatori, che negli ultimi tempi è sempre più difficile da centrare: è come se un’atleta non vedesse mai il traguardo. E alcuni, recentissimi, dati lo dimostrano. Sono stati resi noti a Roma, lo scorso giugno, i risultati del Dossier annuale di Legambiente «Pesticidi nel Piatto 2010».
Che cosa ne viene fuori? Un quadro non proprio confortante. Rispetto al 2009, tra le verdure, solo il 76,4 per cento è senza residui, il restante è contaminato da uno o più residui. Tra i prodotti derivati, il 77,7 per cento si è confermato regolare e senza residui; il 10,3 per cento è regolare con un residuo e il 9,3 per cento contiene più di un residuo contemporaneamente. Il 2,7 per cento è, invece, addirittura irregolare – ben 39 campioni su 1.435 – segnalando un trend negativo rispetto agli anni precedenti, quando la percentuale era pari a zero.
«Il rapporto registra un lento ma graduale miglioramento rispetto agli anni passati, a testimonianza della maggiore attenzione da parte degli operatori alla salubrità dei cibi e alle richieste dei consumatori, sempre più favorevoli ai prodotti provenienti da un’agricoltura di qualità. Nonostante ciò, è ancora troppo alta la percentuale dei prodotti contaminati da uno o più tipi di pesticidi», ha dichiarato Vittorio Cogliati Dezza, Presidente nazionale di Legambiente.
Legge con luci e ombre
Più pessimiste le associazioni dei consumatori, che considerano «I risultati del rapporto poco lusinghieri sia per l’aumento dei campioni con multi residui, sia per le criticità emerse, doppie in percentuale, nella verdura, rispetto allo scorso anno», ha dichiarato il presidente del Movimento difesa del cittadino, Antonio Longo.
E veniamo a quella che dovrebbe essere una buona notizia, visto che non mancano alcune ombre. L’Ue ha stretto la morsa sui pesticidi, mettendo al bando le 22 sostanze ritenute più pericolose per la salute e per l’ambiente. Dopo tre anni di trattative, il 13 gennaio 2009, il parlamento europeo ha finalmente trovato un accordo per il cosiddetto «pacchetto pesticidi». Le norme più importanti riguardano il nuovo sistema di autorizzazione delle sostanze attive: quelle altamente tossiche – in particolare quelle che intaccano il sistema ormonale, abbassando anche la fertilità, cancerogene, mutagene e che danneggiano i sistemi riproduttivi – non potranno più essere autorizzate. E veniamo alle ombre. Il provvedimento non stabilisce che le molecole tossiche attualmente commercializzate saranno immediatamente ritirate. Primo perché i provvedimenti entreranno in vigore a due anni dalla pubblicazione sulla Gazzetta europea, quindi nel 2011; secondo perché la licenza dei pesticidi in commercio vale dieci anni: significa che un prodotto approvato nel 2003 potrà essere venduto fino al 2013, anche se si trova nella lista nera.
Come che sia, si va nella direzione proposta da Pesticide Action Network Europe (Pan Europe, organizzazione che riunisce le associazioni ambientaliste). Secondo gli ambientalisti, infatti, le nuove norme promuovono anche metodi non chimici di controllo delle colture, vietano l’uso dei fitosanitari nei pressi di parchi, aree urbane e riserve naturali, e il ricorso agli erogatori aerei per i campi di cereali (a meno di specifiche autorizzazioni). Le sostanze altamente persistenti e bioaccumulabili (mPmB) sono bandite.
Gli organi colpiti
Ma che cosa fanno, esattamente, i pesticidi? Possono inquinare gli alimenti e danneggiare in molteplici modi la salute di chi acquista i prodotti che arrivano dall’agricoltura convenzionale. Si tratta di sostanze chimiche di sintesi che si usano, in modo sproporzionato, per combattere parassiti, malattie e antagonisti delle piante coltivate. Spruzzati con il cannone sulle piante durante il periodo di coltivazione, rimangono, in quantità più o meno consistenti, sul prodotto finale: frutta, verdura, cereali, legumi e così via. Alcuni pesticidi, tra quelli di più largo consumo, rischiano di avere effetti negativi sulla salute, anche tenendo conto della dose che si ingerisce. La letteratura medica non manca, ci conferma il professor Leopoldo Silvestroni, endocrinologo all’università La Sapienza di Roma. «Possono essere tossici per il sistema nervoso, i polmoni, l’apparato riproduttivo, il sistema endocrino e il sistema immunitario; inoltre molti sono cancerogeni».
Eppoi c’è il problema bambini, più sensibili a queste molecole. «I bambini sono enormemente più esposti, enon pensiamo soltanto a quelli che sgambettano in casa perché i bersagli più vulnerabili degli interferenti endocrini sono i bambini non ancora nati. E, infatti, nel corso dello sviluppo pre-nascita che quelle molecole, se assorbite dall’organismo materno, raggiungono il feto e interferiscono con il funzionamento degli ormoni materni (soprattutto gli estrogeni e gli ormoni tiroidei); la possibile conseguenza è l’instaurarsi di danni nello sviluppo dei tre sistemi cardini della vita stessa: i sistemi nevoso centrale, immunitario e riproduttivo il cui sviluppo funzionale e strutturale è appunto finemente regolato da quegli ormoni materni. Eppoi c’è il problema dose. Normalmente gli ormoni agiscono in quantità piccolissime, come una goccia in una ventina di piscine olimpiche: sembra incredibile ma è proprio così. E allora che senso ha parlare di dose limite, di soglia di sicurezza?», chiosa il professor Silvestroni.
E non dimentichiamo gli additivi. Dagli Stati Uniti arriva l’ultimo allarme: a lanciarlo è un ex commissario della Food and drug administration (Fda) e il professore dell’università di Harvard David Kessler, che punta l’indice contro l’industria alimentare per avere esagerato nell’arricchire di additivi gli alimenti per renderli più appetibili al palato del consumatore. Così, alla ricerca del gusto sempre più estremo, il mondo del cibo confezionato ha esagerato con sale, zucchero, grassi, additivi e aromi. Nel nostro cervello si attiverebbe una dipendenza verso questi prodotti. Uno studio simile sulla dipendenza è stato condotto anche in Italia dai ricercatori del dipartimento di Tossicologia dell’Università di Cagliari.

 

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