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Supercibi Esotici

Supercibi esotici

La moda di semi, bacche, frutti di altre parti del mondo. Dall’açai ai semi di goji. Hanno numerose proprietà. Ma valgono le alternative di casa nostra? Il ricettario per scoprirne appieno il gusto

Sono ormai tanti. Si tratta di semi, bacche, frutti che vengono da lontano, soprattutto Sudamerica, e rappresentano la nuova moda nel campo dei superfood. Rischiando di scalzare i cibi nostrani ben attestati nella categoria (per esempio aglio e mirtilli). La domanda da cui partiamo è: sono davvero utili o è solo una manovra di marketing per vendere di più? E soprattutto, che cosa sono questi cosìddetti superfood?

Capire i supercibi
Non è facile darne una definizione perché non ce n’è una ufficiale. Nel linguaggio corrente si intende un alimento straripante di nutrienti e componenti ottimali per la salute, quasi una panacea. Nel caso dei nuovi arrivati dai Tropici il discorso prende un’altra piega, considerato che nei Paesi di origine sono ingredienti quotidiani della cucina, privi di alcuna valenza particolare. Per noi europei questi sono etichettati come novel food (cioè alimenti che non conoscono un consumo storico prima del 15 maggio 1997 e devono essere approvati dall’Eufic, l’ente per la sicurezza alimentare).
Ma i superfood fanno davvero bene? Spesso hanno davvero molti benefici, magari un po’ esagerati, ma la loro fama può portare a un uso scorretto ed eccessivo. La tentazione è di incentrare la dieta su di essi o usarli per sopperire a carenze nutrizionali. Da non sottovalutare poi la freschezza del prodotto. Spesso le bacche esotiche sono molto deperibili, perciò vanno trattate. I produttori seri non fanno trattamenti invasivi, ma è sufficiente pastorizzare un succo (per esempio quello di açai) per rischiare un impoverimento di vitamine ed enzimi (dipende quanto è spinta la pastorizzazione). Ciò mostra la necessità di fare scelte attente, per evitare di cadere nella trappola di prodotti più economici ma inferiori agli standard qualitativi.

Passiamo ora in rassegna alcuni recenti top food sul mercato, per scoprirne luci e ombre.

Açai (Euterpe oleracea).
Le bacche violette di questa palma dell’America centro-sud ricordano un po’ il mirtillo e da secoli sono alimento e rimedio per alcune popolazioni amazzoniche; oggi sono consumate in varie nazioni americane sotto forma di succo, bibite, gelati. Essendo molto deperibili, in Europa arrivano sotto forma di farina (circa 30 €/100 g) o succo concentrato, pastorizzato. Di sapore acidulo e marcato, l’açai contiene:

  • moltissimi antiossidanti, che sono il suo punto di forza,
  • notevoli quantità di minerali (soprattutto manganese e rame, seguiti da calcio, ferro e magnesio),
  • grassi polinsaturi sfruttati anche in cosmesi.
  • Interessante anche il tenore proteico e fibre.

Nel complesso, come indicato da diversi studi, le bacche prevengono lo stress ossidativo e i tumori, disintossicano, rafforzano il sistema immunitario.

  • Sono toniche (contengono teobromina, sostanza stimolante come la caffeina),
  • energetiche, antinfiammatorie, vasodilatatrici e ipotensive,
  • prevengono le malattie cardiovascolari e la sindrome metabolica.

Più che un alimento, l’açai è un integratore da assumere a piccole dosi (indicate sulla confezione). Non ha controindicazioni note, però va evitato in caso di ipotensione, gravidanza e allattamento; non è adatto per i bambini. Il consumo di bacche e del succo può in determinate condizioni causare la trasmissione della malattia di Chagas, un tipo di malattia del sonno.

Baobab (Adansonia digitata).
Il grande frutto di questa pianta africana ha una polpa farinosa di sapore acidulo, usata localmente come cibo.

  • Ha un elevato contenuto di C (150-499 mg/100 g), vitamina dalle elevate prestazioni: tra l’altro è antiossidante, quindi aiuta a combattere lo stress; rafforza il sistema immunitario; protegge la pelle, i vasi sanguigni, le ossa e i denti.
  • Interessante anche il tenore di acido citrico, digestivo e astringente, utile contro la diarrea.
  • Contiene minerali (calcio e ferro ben assimilabili),
  • vitamine del gruppo B,
  • Mucillagini utili per l’apparato gastrointestinale e molte fibre.

Il baobab ha la caratteristica di disidratarsi a maturazione; proprio questa polpa disidratata viene venduta in Europa (costo medio: 8 €/100 g). Non si conoscono controindicazioni alle dosi consigliate, ma può disturbare chi non è abituato al consumo di fibre.

  • Ha un’azione antiossidante e preventiva dell’invecchiamento, impiegata per questo in cosmesi (dove svolge anche un’azione antiallergica).
  • È poi antinfiammatorio, antipiretico e antivirale, combatte i dolori articolari, aiuta a sopportare stress e stanchezza.
  • nutre la flora batterica buona.

Il baobab è un esempio virtuoso: aiuta a sostenere l’economia locale e a difendere la biodiversità.

Cacao crudo (Theobroma cacao)
Non era ancora finita la luna di miele con il cioccolato ed ecco arrivata la versione cruda del suo ingrediente base, le bacche di cacao (costo medio: 7 €/100 g). Queste vengono fatte fermentare, essiccare, disidratare a una temperatura inferiore a 42°C e infine decorticate: un buon modo per beneficiare tanto del gusto quanto delle proprietà. Nel cacao crudo si trovano i moltissimi nutrienti che fanno del cioccolato fondente un superfood:

  • minerali come magnesio, cromo, manganese ecc.
  • vitamine,
  • grassi di qualità,
  • ma eccellono soprattutto gli antiossidanti: flavonoidi, catechine ed epicatechine, valide per l’apparato cardiovascolare e la prevenzione dei tumori.

Va detto però che il tenore di antiossidanti del cacao tostato dipende da molti fattori (luogo e modo di raccolta, tostatura più o meno spinta). Quindi potrebbe, tutto sommato, non esserci una grande differenza tra un prodotto crudo e uno tostato di qualità. Inoltre la massima parte degli studi sui benefici del cacao riguardano quello tostato, perciò non si può dire se davvero quello crudo è superiore.

Chia (Salvia hispanica)
Coltivata già dagli aztechi, la chia (pronuncia: cia) deve il suo nome al termine azteco chian, cioè oleoso. Si è imposta sul mercato per la sua ricchezza di omega 3 vegetali, oltre che per la presenza di fibre, mucillagini, antiossidanti, proteine e minerali. Cominciamo dai primi, che contengono 33 g di acido alfalinolenico (Ala) e danno un olio con il 64 per cento per cento di Ala.

  • Ricca di ferro e calcio, la chia tiene sotto controllo il colesterolo, prevenendo così le malattie cardiovascolari, e riduce l’assorbimento dei carboidrati a livello intestinale.
  • Antinfiammatoria e ipotensiva, facilita il transito intestinale grazie alla presenza delle mucillagini; queste formano con l’acqua una sostanza gelatinosa che si lega alle feci facilitandone l’espulsione.

C’è un limite massimo di consumo quotidiano: 20-25 g. Oltre, può causare gonfiori addominali e fermentazioni intestinali, e avere effetti lassativi.

Cocco (grasso e acqua) (Cocos nucifera)
Il grasso o olio di cocco (in media 12 euro per 500 ml) è ricavato per pressatura dalla copra (la polpa essiccata) e successiva, eventuale raffinazione: attenzione dunque a scegliere il prodotto bio e vergine. Sotto i 22-25°C è bianco e solido.

  • elevato contenuto di grassi saturi (87 per cento circa), in gran parte a media catena (quindi non nocivi per il colesterolo): tra questi in particolare l’acido laurico (presente nel prodotto non raffinato), un grasso presente nel latte materno e di cui il cocco è tra le principali fonti alimentari. Il laurico aumenta il colesterolo buono e attenua l’infiammazione associata all’acne ma, soprattutto, ha spiccate proprietà antisettiche. Da parte sua l’acido caprilico è un antimicrobico.
  • Secondo alcuni studi il grasso di cocco aiuta a combattere i dolori articolari e potrebbe prevenire l’Alzheimer. Le ricerche su questo promettente prodotto però sono ancora scarse.

In ogni caso è bene usarlo con moderazione, visto che è pur sempre un grasso. Infine l’olio di cocco è anche molto apprezzato in cosmesi per le sue proprietà emollienti e reidratanti per cute e capelli.

Guardando bene, infine, potremmo renderci conto che anche a casa nostra ci sono alimenti di grande valore, magari meno modaioli ma pur sempre validi. Cibi che costano molto meno, che non hanno dovuto varcare l’oceano e non hanno ripercussioni negative per l’economia dei Paesi produttori. Emblematico a questo proposito il caso della quinoa, pseudocereale cui è stato dedicato dall’Oms il 2013. La quinoa è stata venduta a caro prezzo in Europa, con grande soddisfazione dei commercianti; ma è diventata più cara anche nelle zone originarie, dove i meno abbienti hanno dovuto rinunciare a questo alimento tradizionale.

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