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DOSSIER – VALANGA VERDE CONTRO IL DIABETE

Una patologia in continua espansione. Un’alterazione del metabolismo legata agli stili di vita. La differenza tra il tipo 1 e il tipo 2. La dipendenza dallo zucchero e la prevenzione. Gli alleati vegetali preziosi per la cura.

 Nel mondo è allarme diabete: a livello globale, l’Oms parla di 346 milioni di malati, destinati probabilmente a raddoppiare entro il 2030. Eppure questo trend negativo potrebbe essere bloccato e perfino invertito. È dimostrato che il diabete di tipo 2 può essere prevenuto con un corretto stile di vita, importante anche per integrare le cure a patologia manifesta.
Ma partiamo dall’inizio, con l’ultimo rapporto Istat «Il diabete in Italia 2000-2011».

I numeri della sofferenza
A soffrire di diabete sono circa 3 milioni di connazionali, il 4,9 per cento della popolazione, ma circa un milione potrebbe esserne affetto senza saperlo. Nel 90 per cento dei casi è quello di tipo 2, che colpisce in particolare gli over 65, soprattutto uomini. Per questa fascia di età, l’incidenza sale al 10 per cento, 20 volte di più rispetto ai giovani (interessati per lo 0,5 per cento). Dopo i 75 anni è colpito un individuo su 5.
Rispetto a dieci anni fa, grazie a nuove cure, sono diminuiti i ricoverati per complicanze acute della patologia, ma tra di loro la percentuale di mortalità non è cambiata (7,6 per cento), mentre si constata un aumento di decessi per ipoglicemia. Emerge, inoltre, che un terzo dei malati non è curato in modo adeguato.
A farne le spese sono anche le casse sanitarie. Il costo medio per ogni paziente è di 3.000 euro l’anno, per un totale di 9 miliardi (il 9 per cento della spesa totale). Localmente le cose possono anche andare peggio. Per esempio nel Veneto (che ha emanato nel 2011 una legge considerata all’avanguardia in Italia), il 15 per cento della spesa sanitaria è destinato ai diabetici. La media è di 7.000 ricoveri all’anno, con un costo di 800 milioni di euro.
Ma mettiamo da parte le cifre per capire meglio la malattia.

Pancreas sotto pressione
Il diabete è una patologia del metabolismo dovuta a una produzione scarsa di insulina, con conseguente aumento di glucosio nel sangue. Può avere forme diverse. In età giovanile si può contrarre il diabete insulinodipendente o di tipo 1, cui si contrappone quello non insulinodipendente o di tipo 2 (il più diffuso). C’è poi un tipo di diabete secondario, dovuto a cause diverse (patologie del pancreas, alterazioni ormonali, ecc.). Infine, per le donne incinte, c’è il rischio di diabete mellito gestazionale. Ma in questa sede ci interessa di più approfondire il discorso sul diabete di tipo 2, che riguarda il maggior numero di persone.
Parlando di questa patologia è inevitabilmente chiamata in causa una piccola porzione del pancreas, l’isola di Langerhans. Qui si trovano due tipi di cellule: le alfa, che producono glucagone, e le beta, che producono insulina. Il primo serve ad aumentare i livelli di glucosio nel sangue, il secondo a diminuirli. Quando ingeriamo zuccheri, il pancreas produce insulina affinché il glucosio estratto dallo stomaco possa entrare nei vasi sanguigni. Ma se il pancreas non riesce più a lavorare bene, la produzione di insulina è insufficiente e il glucosio rimane in circolo nel sangue. Solo alcune parti del corpo, infatti, sono in grado di assorbirlo senza l’intervento dell’insulina (tra queste il cervello, l’epitelio intestinale, i muscoli sotto sforzo). Se il diabete non viene diagnosticato per tempo e curato adeguatamente (anche il paziente deve fare la sua parte!), con il passare degli anni – mediamente 10-15 – si possono presentare problematiche diverse: sovrappeso, obesità, ipertensione, malattie cardiovascolari (il rischio è 10 volte più alto rispetto ai non diabetici), patologie renali, problemi a vasi sanguigni e nervi, rischio di amputazione di arti, danni al cervello. Il diabete è responsabile dell’80 per cento delle amputazioni non traumatiche e nei paesi occidentali è la prima causa di cecità (senza tener conto degli incidenti). E si parla anche di legame con il cancro.
Ma come si sviluppa questa temibile malattia? S’incolpa spesso la predisposizione genetica, però avere un familiare malato non basta: la causa principale è uno scorretto stile di vita, con una dieta ricca di zuccheri e cibi spazzatura, oltre a una pressoché totale assenza di esercizio fisico.
Sul banco degli imputati sale prima di tutto lo zucchero.

Un dolce-amaro regno
Un recente studio pubblicato su PlosOne1 affronta la questione dal punto di vista socioeconomico. I ricercatori hanno valutato la disponibilità individuale di zucchero in 175 nazioni: dove questa aumentava, cresceva anche l’incidenza del diabete. A ogni incremento calorico quotidiano pro-capite di 150 kcal da zucchero (circa una lattina di bibita) corrispondeva un aumento della prevalenza del diabete dell’1,1 per cento, indipendentemente dalla sedentarietà e dall’uso di alcol.
E a vedere, non è difficile assumere dosi maggiori di zucchero: un paio di bibite gasate, 2-3 tazzine di caffè zuccherato, il cornetto al bar per colazione, un dolcetto dopo pranzo o dopo cena… A peggiorare le cose, c’è il fatto che anche l’industria alimentare abbonda nell’uso dello zucchero raffinato, prodotto estremamente economico (purtroppo) e capace di arrotondare il sapore di molti piatti pronti, di qualità non proprio eccelsa. Rispetto agli anni Settanta, l’uso di questo dolcificante è aumentato nettamente, a spese di qualità e salute: si pensi per esempio ai cereali per la prima colazione o agli yogurt, prodotti che così sono solo apparentemente sani. Troviamo ancora lo zucchero in piselli e mais in scatola, salse e piatti pronti in genere, succhi di frutta, certi tipi di pane e addirittura in alcuni farmaci. Ciò significa che il nostro palato si è gradualmente assuefatto a questo sapore, a scapito della naturalità dei prodotti.
I dolcificanti artificiali, oggi ampiamente usati in sostituzione dello zucchero, non risolvono affatto il problema. La diffusione di bibite e altri prodotti light non ha portato né a una diminuzione del sovrappeso né a un calo dell’incidenza del diabete. I motivi ce li spiega uno studio recente2 pubblicato su Diabetes Care, secondo cui il problema non è tanto la presenza di zucchero, quanto gli effetti della dolcificazione in genere. Che si usi zucchero o dolcificanti di sintesi, il sapore dolce innesca un potente segnale che attiva una moltiplicazione della ricerca di zucchero o di alimenti ricchi di calorie e carboidrati nelle ore seguenti.
Non dimentichiamo infine che, a febbraio del 2012, uno studio pubblicato su Nature3 ha concluso che lo zucchero è una sostanza tossica, capace di creare dipendenza e di causare obesità, diabete, malattie cardiovascolari. Da controllare né più né meno come l’alcol.
Processato lo zucchero, la questione tocca l’equilibrio alimentare.

Se vuoi leggere l’articolo completo,
invia una mail: info@vitaesalute.net

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