skip to Main Content

DOSSIER Piccoli bimbi crescono (troppo)

L’aumento dell’obesità infantile. Le cause, dall’alimentazione alla sedentarietà. Fare riscoprire ai figli il piacere del gioco a contatto con la natura
Provate a sfogliare un album con vecchie foto di famiglia. Quanti bambini grassi c’erano 40, 50, 60 anni fa? E quanti oggi? E ora provate a digitare su un motore di ricerca le parole «obesità infantile». Quanti risultati ottenete? Di fatto oggi i bambini sovrappeso od obesi formano un gruppo (è proprio il caso di dirlo) ben nutrito, e per di più a quelli italiani spetta la «maglia nera» europea.
Allarmi ripetuti

Non si può certo dire che gli specialisti non lancino allarmi: in campo sono scesi tra gli altri pubbliche istituzioni, medici, giornalisti, associazioni di consumatori, nutrizionisti, psicologi, associazioni che si occupano di diabete e altre patologie connesse al sovrappeso e all’obesità.
A gennaio dello scorso anno, per esempio, è stata la volta di una voce davvero prestigiosa: quella del professor Pier Luigi Rossi, medico specialista in scienza dell’alimentazione e da anni impegnato a promuovere una sana alimentazione. Davanti alla Commissione bicamerale per l’infanzia e l’adolescenza, presieduta da Alessandra Mussolini, lo specialista ha tracciato un quadro a tinte fosche: «L’Italia è il paese europeo con la più alta incidenza di sovrappeso e obesità. Sono state acquisite valutazioni scientifiche attestanti che, se non sarà realizzata in tempi brevi un’efficace risposta alla obesità infantile, il rischio sarà che per la prima volta negli ultimi cento anni le nuove generazioni di bambini vivranno meno dei loro genitori». Infatti non bisogna sottovalutare che i primi anni di vita sono decisivi per il benessere futuro: meglio si mangia da bambini e da adolescenti, più possibilità si hanno di arrivare a tarda età in salute. Lo rileva tra gli altri uno studio pubblicato a ottobre1 e realizzato in Pennsylvania. I ricercatori hanno osservato per anni la dieta di un gruppo di adolescenti, valutandone poi gli effetti intorno ai 25-30 anni e paragonandoli con quelli di un gruppo di controllo. Concludono gli studiosi: «Durante l’infanzia e l’adolescenza una dieta povera di lipidi e ricca di fibre può avere influssi benefici a lungo termine sul controllo della glicemia e della pressione sanguigna».
Ma i problemi possono nascere molto prima di quanto non si pensi, come sottolinea Rossi. «L’obesità infantile nasce già nella vita uterina quando la mamma ha brusche variazioni di glicemia e picchi di insulina. L’assenza di allattamento al seno, errori alimentari durante lo svezzamento, alimenti troppo ricchi di proteine e glutine sono altre cause favorenti l’obesità e la diffusione di intolleranze intestinali e allergie alimentari. È davvero preoccupante poi la diffusione della celiachia». Le cause? «Si sta perdendo il gusto italiano a causa di una riduzione della capacità sensoriale dei bambini ormai “omogeneizzata”», avverte Rossi. «La perdita del gusto italiano provoca il progressivo rifiuto della dieta mediterranea. I bambini eccedono nella dose giornaliera di carboidrati semplici, responsabili di un incremento della glicemia e dell’insulina», continua lo specialista. «Queste condizioni spostano tutto il metabolismo verso la lipogenesi, l’obesità. I bambini di 10-12 anni soffrono sempre di più di steatosi epatica (cioè di fegato «grasso», ndr). L’eccesso di grasso accumulato genera un precoce menarca nelle bambine, mentre nei maschi causa un ritardo nello sviluppo puberale».
Le conseguenze

Perché un bambino che mangia poco preoccupa maggiormente di uno che mangia troppo? Un bambino già obeso nei primi due anni di vita rischia un aumento delle dimensioni (ipertrofia) e del numero (iperplasia) delle cellule grasse, così da grande faticherà a mantenere il peso forma e rischierà una ridotta aspettativa di vita: i longevi sono tutti magri!
Un bambino in età scolare o un adolescente rischiano malattie che in genere si presentano più avanti negli anni: diabete, colesterolo, ipertensione, asma, tumori.
Così in futuro potranno aumentare gli anziani con scarsa autosufficienza, con un aggravio notevole dei costi sociali ed economici. Già oggi un obeso costa al sistema sanitario il 37 per cento in più di un individuo normopeso, ma dietro questa fredda cifra si nascondono drammatiche realtà.
Addio alla tradizione

L’auto e l’ascensore ci «viziano», l’industria alimentare è prodiga di prodotti spesso ricchi di grassi e zuccheri, la pubblicità incita al consumo di alimenti poco sani, come ha sottolineato pure Rossi nella sua relazione, ricordando che, nel campo della pubblicità alimentare rivolta ai minori, nazioni come Regno Unito, Francia e Spagna vantano leggi avanzate.
Il modello alimentare e lo stile di vita predominanti oggi sono molto lontani da quelli dei nostri nonni e bisnonni. I legumi sono rare comparse sulle nostre tavole, al pari dei cereali integrali. Verdura e frutta sono acerrimi nemici.
L’attività fisica trova sempre meno spazio, e del resto i bambini di oggi non possono certo uscire a giocare in strada, come hanno fatto generazioni di piccoli fino a una quarantina di anni fa. Così, spesso i piccoli restano chiusi tra le mura domestiche, preferendo i giochi sedentari a quelli di movimento. Lo dimostrano i dati raccolti in Italia.
Cifre poco rassicuranti

Nel 2007, nell’ambito del programma europeo «Guadagnare Salute», il Ministero della salute, in collaborazione con il Centro nazionale per la prevenzione e il controllo delle malattie, ha dato vita al progetto «Okkio alla Salute. Promozione della salute e della crescita sana dei bambini della scuola primaria». L’obiettivo? Rilevare biennalmente i parametri antropometrici dei piccoli (misurazioni per valutare la regolarità della crescita), le abitudini alimentari, l’attività fisica e altri dati.
Nel 2010 sono risultati in sovrappeso il 23 per cento dei bimbi di 8-9 anni, mentre quelli obesi erano l’11 per cento. Dai questionari emerge una serie di comportamenti sbagliati: il 9 per cento dei bambini salta la prima colazione (contro l’11 per cento del 2008, per fortuna qualche miglioramento c’è…); il 68 per cento esagera con lo spuntino di metà mattina (era l’82 per cento nel 2008). In compenso risulta aumentato il consumo di bevande gassate e zuccherate (dal 41 al 47 per cento), mentre non si riscontrano incrementi per frutta e verdura. Anche sul fronte «attività fisica» non andiamo meglio: il 22 per cento dei piccoli si esercita al massimo per un’ora alla settimana (contro il 25 per cento del biennio precedente). Scende un po’ la percentuale di bimbi con la TV in camera (dal 48 al 46 per cento). Ma per il 38 per cento di loro, tv e videogiochi occupano almeno 3 ore al giorno. Anche a scuola ci arrivano comodamente: solo 1 su 4 ci va a piedi o in bicicletta. Eppure, il modo per portare i bambini a scuola a piedi o in bici, in tutta sicurezza, esiste: è il progetto Piedibus, nato per ridurre il traffico, lo stress e l’inquinamento ambientale. Nelle località che lo offrono ci sono apposite fermate da cui transita una carovana di bambini guidati da un «autista» adulto e seguita da adulti «controllori» (www.piedibus.it; www.fiab-scuola.org/primaria/bicibus).

Se vuoi leggere l’articolo completo,
invia una mail: info@vitaesalute.net

Share This
Back To Top

Per consentirti la migliore esperienza di navigazione, abbiamo configurato il nostro sito internet in modo da consentire i cookie. Continuando la navigazione, acconsenti all'uso degli stessi. Leggi di più

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi