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EFFETTO TV

EFFETTO TV

Sovrappeso, anticipo della pubertà, depressione. Uso degradante dell’immagine della donna. Se guardare meno le immagini televisive migliora il nostro benessere.

Sono decenni che i risultati scientifici sugli effetti della televisione per la salute si cumulano sulle riviste scientifiche di tutto il mondo. Restando però a disposizione solo di pochi esperti e vanificando in questo modo il diritto delle persone a essere informate su ciò che le riguarda direttamente, come la salute. Il collegamento tra il guardare la televisione e malattie di ogni genere è infatti ormai chiarissimo.
Due sono le principali problematiche che affrontiamo in questo dossier, tra l’altro in parte tra loro collegate: l’obesità – tanto infantile quanto adulta – e l’anticipo dello sviluppo puberale.
Il fatto che una non-attività come il guardare la tv porti a una riduzione dell’attività fisica e quindi del consumo di energia certo non meraviglia, anche se i risultati di uno studio inglese effettuato su 78 bambini di 3 anni, seguiti poi fino all’età di 5, sono abbastanza impressionanti.
Basti dire che a 3 anni di età il tempo medio di comportamento sedentario è stato del 79 per cento delle ore monitorate e del 76 per cento a 5 anni. Il tempo passato in attività fisica moderata o vigorosa rappresentava solo il 2 per cento a 3 anni e il 4 per cento a 5 anni. Quando altri scienziati, ignari, hanno valutato gli schemi di attività di questi bambini, hanno ritenuto si trattasse di impiegati di mezz’età… È evidente che livelli di attività fisica di questo tipo riducono drasticamente il consumo energetico totale, alla cui riduzione è attribuita una buona parte della responsabilità dell’attuale epidemia di obesità.
Sedentari davanti allo schermo

Meno scontato è invece il risultato di un altro studio che ha verificato sperimentalmente come il metabolismo basale (cioè il fabbisogno energetico) dei bambini mentre guardano la televisione è significativamente più basso di quello a riposo. La diminuzione media del fabbisogno energetico guardando la tv è di 211 chilocalorie, estrapolando su base quotidiana. Questo vuol dire che, pur con le ovvie differenze individuali, si consuma meno energia guardando la tv piuttosto che non facendo assolutamente nulla. Non meraviglia che i ricercatori abbiano anche verificata una relazione tra obesità e quantità di consumo televisivo.
Naturalmente esistono altre vie che rendono la tv molto ingrassante. Sono, infatti, le sue stesse caratteristiche ineliminabili come le zoomate, i cambi di scena, le variazioni di luminosità e di sonoro che, attirando l’attenzione, portano le persone a mangiare di più. Queste caratteristiche, impegnandoci in un processo che richiede la nostra attenzione, alterano i segnali interni di fame/sazietà. Continueremo così a salivare in modo innaturale mangiando e quindi mangeremo di più. Questo effetto della tv è talmente chiaro che il Dipartimento della salute e dei servizi umani degli Stati Uniti – Office of the Surgeon General – nel suo sito consiglia di «Ridurre la quantità di tempo che tu e la tua famiglia dedicate ad attività sedentarie come guardare la televisione o giocare ai video game. Limitare il tempo dedicato alla tv a meno di due ore al giorno».
Non è soltanto la natura stessa della tv a essere ingrassante, ma anche i suoi contenuti. È esperienza comune anche da noi, in Italia, che una percentuale rilevante della pubblicità televisiva diretta – per non parlare di quella occulta – riguardi prodotti alimentari, per lo più di scarsa qualità nutrizionale.
Da un interessante studio, effettuato in Italia, intitolato: Maneggiare con cura. I bambini e la pubblicità (di Maria D’Alessio e Fiorenzo Laghi, MaGi editore, pp. 201, € 13,00), emerge in maniera evidente come tra le pubblicità più ricordate dai ragazzi ci siano proprio quelle degli alimenti. Naturalmente frutta e verdura non vengono mai in mente, poiché raramente sono pubblicizzate, mentre lo sono marchi di bibite gassate, fast-food e snack, ovvero sempre il solito cibo spazzatura. Un dato interessante che emerge da questo studio è che le bambine ricordano più dei maschi le pubblicità di alimenti. E forse sarà un caso, ma i disturbi del comportamento alimentare sono al 90 per cento femminili. Anche prendendo in considerazione studi su questo argomento effettuati in altri paesi, il risultato non cambia.
Uno studio, in particolare, ha verificato come per ogni ora in più di tv vista al giorno si verifica un aumento del 6 per cento nell’uso di bevande zuccherate, il 32 per cento di alimenti fast food, il 6 per cento nell’uso di carni rosse ed elaborate, un aumento di 48,7 chilocalorie al giorno assimilate, nonché un aumento del 5 per cento della quota di energia assunta dai micidiali grassi «trans». In parallelo è stata verificata la diminuzione nel consumo di frutta e verdura, calcio e fibre alimentari. Volendo la soluzione ci sarebbe ed è quella proposta in uno studio comparso sulla prestigiosa rivista The Lancet che, prendendo a esempio ciò che è già stato fatto con le sigarette, dannosissime quanto o più del cibo spazzatura, propone di proibire, sia nelle fasce orarie dedicate ai bambini, sia in qualsiasi fascia oraria, tutte le pubblicità di alimenti di qualsiasi tipo, compresi alcolici e bibite; unica eccezione andrebbe fatta per quegli alimenti che, come la frutta e la verdura, sono sicuramente benefici, e che da sempre sono il fondamento dell’alimentazione umana.

 

Se vuoi approfondire questo tema
invia una mail: info@vitaesalute.net

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