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EROS SENZA MITI

Alla base di molti disagi c’è un’immagine distorta del sesso. Colpevoli la disinformazione e invadenza della pornografia. Tra uomini con ansia da prestazione e donne che si sentono «anormali», ecco cosa sapere per evitare che la coppia entri in crisi

«Dottore, è normale che …?». È questa la domanda che i sessuologi si sentono fare più spesso dai pazienti. È normale che io sia fatto così, che il mio desiderio funzioni in questo modo? La domanda tradisce un’ansia dovuta al fatto che il sesso ha un ruolo importante nel definire la nostra identità, ma anche alla difficoltà di sentirsi all’altezza dei modelli proposti. Così, da «sarà normale?» a «sarò normale?», a volte il passo è davvero breve.
«Sono queste le domande che arrivano ai nostri servizi di consulenza» spiega Roberta Rossi, presidente della Federazione italiana di sessuologia scientifica «Le persone sentono il bisogno di confrontarsi con un modello, di avere punti di riferimento». Perché spesso immaginiamo che la sessualità sia un istinto naturale, che tutto debba essere facile e spontaneo, dimenticando quanto siamo condizionati dalla cultura e dalla società in cui viviamo.
E oggi di sesso si parla come mai prima, ma non è detto che questo risolva le nostre ansie. Anzi a volte succede l’opposto, quando sentiamo che i modelli proposti dai media, dalla pornografia e dalle case farmaceutiche non ci corrispondono.
«C’è una sorta di colpevolizzazione più o meno esplicita di chi non si allinea ai modelli proposti», osserva Chiara Simonelli, presidente della European Federation of Sexology. Se tutti hanno diritto a una vita sessuale gratificante, oggi spesso essere sessualmente attivi sembra quasi un dovere da cui non si può prescindere.

A incrementare le ansie ci sono anche statistiche o sondaggi, spesso poco attendibili, o comunque parziali. «Oggi abbiamo molte aspettative sulla sessualità, ma questo non ha reso le persone più serene», osserva Rossi. «Uno dei problemi è che ci hanno abituato a pensare al sesso come a qualcosa di facile e spontaneo, mentre richiede affiatamento ed esperienza: una coppia impiega mesi per raggiungere una sintonia ottimale».

Spesso, oggi le ragazze cresciute in un contesto dove l’importante è apparire sono più aggressive, meno indulgenti verso le fragilità maschili. «I danni maggiori li subiscono i ragazzi assillati dall’ansia da prestazione e spaventati dallo sfottò delle compagne», afferma Simonelli. È ancora diffusa la sindrome da spogliatoio, l’ansia che nasce dal confronto del proprio organo sessuale con quello di amici e compagni di allenamento, se non con un video pornografico. «Ma il problema vero non è la pornografia, che esiste da sempre, piuttosto il fatto che manchino gli strumenti culturali per interpretarla, per capire che è solo una favola che racconta come i maschi vorrebbero il sesso», sottolinea Jannini. In ogni caso, i pregiudizi continuano a creare ansie. «Il problema delle dimensioni crea gravi insicurezze, anche se la stragrande maggioranza dei maschi rientra nella normalità», spiega Rossi, «Mentre tra le ragazze è ancora diffuso il mito che il primo rapporto sarà doloroso» .

Il problema, e non solo per i giovanissimi, «è che oggi si vive il sesso in maniera distorta, l’obiettivo non è più “star bene”, ma “fare bella figura”», prosegue Simonelli. E quindi si ragiona in termini di prestazione, di durata, di numero di orgasmi, e l’ansia cresce. A portare molte coppie dal sessuologo è proprio la crisi del desiderio, o una diversità d’idee sulla frequenza dei rapporti. «Molti uomini sono a disagio perché sono ancora legati alla loro compagna, ma si accorgono di non desiderarla più», spiega Simonelli. «In molti casi è la donna che spinge per chiedere aiuto, e spesso quando le coppie arrivano da noi, è davvero l’ultima spiaggia prima della separazione».
E se la medicina propone traguardi impegnativi – «per un uomo giovane la frequenza ottimale sarebbe di due rapporti a settimana», osserva Jannini – la realtà è più complessa e parla di stress, stanchezza, crisi del desiderio. Che oggi colpisce anche gli uomini: «I disturbi del desiderio maschile sono un problema emerso di recente, che ha raggiunto in percentuali quello femminile», spiega Simonelli.
In genere si tratta di un problema psicologico-relazionale: dopo qualche anno l’intimità comincia a pesare, ci sono i figli piccoli, la stanchezza, le incombenze quotidiane, «e ricordiamo che dovere e desiderio non vanno d’accordo», osserva Simonelli . «Più in generale, ricordiamo che non tutte le fasi della vita sono uguali: ci sono momenti in cui il sesso è molto importante, altri in cui ci si pensa meno». E preoccuparsi per un temporaneo raffreddamento non fa che aumentare le ansie creando un circolo vizioso. Lo sbaglio è anche focalizzarsi sulla frequenza dei rapporti.
In molti casi, più che l’età anagrafica è la durata della relazione a fare la differenza. «Un forte innamoramento porta a una certa frequenza di rapporti, che con il tempo quasi inevitabilmente si diradano», spiega Simonelli, «mentre l’inizio di un nuovo rapporto può coincidere con un nuovo interesse per il sesso, anche in una persona in là con gli anni».
Anche la routine può spegnere gli entusiasmi e creare nuove ansie. «Succede spesso che le donne si preoccupino perché il partner non si eccita vedendole girare per casa seminude», spiega Rossi. «Molte temono di essere poco attraenti o di non piacere più». Mentre la mancata reazione può avere mille motivi, prosegue Rossi, e molti uomini si preoccupano se questa reazione attesa NON scatta in automatico.
Può anche succedere, osserva Jannini, che quella che il paziente descrive come «assenza di desiderio» sia semplicemente la spia di un problema all’interno della relazione: «Per l’uomo è meno frequente, anche se è possibile, che il desiderio sia legato a componenti relazionali, mentre per le donne è quasi la norma, e quindi il desiderio femminile è più fragile, meno costante».

Con il passare degli anni, poi, nascono nuovi problemi. «Siamo convinti che le prestazioni sessuali si mantengano stabili in tutto l’arco della nostra esistenza, ma non è così», osserva Rossi. «Anche la sessualità cambia, come tutto il resto» . E confondere il diritto – più che legittimo – a una sessualità appagante anche in età matura con una sorta di dovere è controproducente: «l’intenzione è buona ma l’effetto è di generare ansia in chi non si sente all’altezza», osserva Rossi. È normale che le donne in menopausa vedano ridursi il desiderio sessuale, a volte in modo transitorio, così come è normale che gli uomini possano avere qualche défaillance. E in questi casi l’ansia non può che peggiorare la situazione . «Negli ultimi anni si è parlato molto della possibilità, anche per le donne, di vivere una sessualità serena dopo la menopausa.

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