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GESTIONE DEI SENTIMENTI:EMOZIONI CHE LIBERANO

«Capire tu non puoi…emozioni», cantava e commuoveva con la sua splendida voce Lucio Battisti nei primi anni Settanta. Ma che cosa sono questi sentimenti e da dove provengono? Perché, talvolta, l’eccesso di emotività ci può bloccare e far perdere energie preziose? Imparare a gestire le emozioni può invece farci riuscire a trasformarle in preziose alleate.

Hanno una mente?
Secondo le recenti ricerche condotte da numerosi esperti, tra i quali il neuroscienziato Joseph LeDoux, la risposta è affermativa: le emozioni hanno una mente (J. LeDoux., Il cervello emotivo, Baldini editore, € 7,90, pp. 404). Per essere precisi, gli studiosi sono arrivati alla conclusione che l’amigdala è l’area specializzata nelle questioni emozionali.
L’amigdala (parola di origine greca che significa mandorla) è rappresentata da un gruppo di strutture interconnesse (a forma appunto di mandorla) poste sopra il tronco cerebrale, vicino alla parete inferiore del sistema limbico (vedi box per la rappresentazione grafica). Secondo Joseph LeDoux l’ippocampo, per lungo tempo considerato la struttura chiave del sistema limbico, è coinvolto più nella registrazione e nella comprensione degli schemi percettivi che non nelle reazioni emotive. La principale funzione dell’ippocampo è quella di fornire un ricordo particolareggiato del contesto vitale per il significato emozionale; tanto per fare un esempio, è l’ippocampo che riconosce il diverso significato di un leone visto allo zoo o nel cortile di casa.
Daniel Goleman, psicologo e giornalista del New York Times, nel suo recente saggio Intelligenza emotiva, che cos’è e perché può renderci felice (Bur, € 8,50, pp. 398), narra di altre ricerche scientifiche dove si dimostra come, nei primi «millesecondi» della percezione, non solo comprendiamo in modo inconscio quale sia l’oggetto percepito, ma decidiamo anche se ci piace o meno. L’inconscio cognitivo presenta successivamente alla nostra mente conscia non solo l’identità di ciò che vediamo, ma anche un vero e proprio giudizio su di esso. Si arriva, dunque, a un’interessante conclusione: le nostre emozioni hanno una mente che si occupa di loro, che può avere opinioni del tutto indipendenti da quelle della mente razionale.
Vediamo allora che caratteristiche ha questa mente emozionale.
È più rapida.È più veloce, pronta e decide in una frazione di secondo. Quest’aspetto ha permesso di salvare la vita ai nostri antenati in così tante situazioni da far sì che tale meccanismo si trovi ora impresso nel nostro cervello. Questi concetti vanno ricordati quando vi trovate di fronte a persone in preda a forti emozioni in quanto, per stabilire una comunicazione vincente ed efficace, basta lasciare passare qualche minuto perché il vostro interlocutore ritrovi la propria mente logica.
È più superficiale e più indipendente.Non ragiona in termini di causa–effetto come la mente razionale, ma collega le cose in base ad aspetti superficialmente simili. È infantile, distorce, deforma, cancella, ignora, generalizza parti importanti della realtà. Per questo è difficile ragionare con chi è emotivamente turbato.
La mente emozionale non dimentica.Reagisce alle situazioni presenti con le stesse emozioni provate nel passato. Ciò avviene quando qualche aspetto di un fatto appare simile a un ricordo che va a ritroso nel tempo, accompagnato da una forte carica emotiva. Mentre l’ippocampo ricorda i fatti nudi e crudi, l’amigdala ne trattiene, per così dire, il «sapore emozionale». Se cercate, per esempio, di sorpassare una macchina su una strada a doppio senso di marcia ed evitate per poco una collisione frontale, l’ippocampo ricorderà le specifiche dell’incidente, come il tratto di strada che stavate percorrendo, chi era con voi e l’aspetto dell’altra auto. Ma sarà l’amigdala che da quel momento in poi vi farà sentire ansiosi ogni volta che cercherete di sorpassare in circostanze simili. Per farvi un ulteriore esempio; l’ippocampo è responsabile del riconoscimento di un vostro zio, ma è l’amigdala ad aggiungere che vi è proprio antipatico.
Le emozioni influenzano le azioni. La radice etimologica della parola «emozione» è il verbo latino moveo, muovere, con l’aggiunta del prefisso «e» che indica «movimento da», a significare che in ogni emozione è implicita una tendenza ad agire. Già Aristotele, nell’Etica nicomachea (l’indagine filosofica sulla virtù, la personalità e la via retta), sosteneva che le emozioni sono «impulsi ad agire», che se ben guidati aiutano l’essere umano a esprimersi pienamente.
Ogni emozione prepara il corpo a un tipo di risposta molto diversa. Per questo motivo è importante riconoscere il messaggio distintivo che ciascuna di esse ci vuole inviare.
 
Due modi per affrontarle
A questo punto abbiamo due modi per affrontare le emozioni:
1. Evitarle. Certe persone, per paura del dolore, cercano di non provare alcuna emozione. Se, per esempio, temono di essere respinte, cercano di evitare ogni situazione che potrebbe presumere un rifiuto. Trattare in questo modo le emozioni è la trappola peggiore, perché se evitare situazioni negative può proteggerci nel breve periodo, ci impedirà di provare sensazioni più piacevoli nel lungo. Un approccio molto più positivo è imparare a cercare il lato buono e nascosto in quelle che un tempo ritenevamo emozioni negative.
2. Imparare a usarle. Se vogliamo veramente ottenere il meglio dalla nostra quotidianità, dobbiamo fare in modo che le nostre emozioni lavorino per noi. Non possiamo banalizzarle o ingannare noi stessi sul loro significato. E nemmeno possiamo permettere che dominino la nostra vita. Le emozioni, anche quelle che nel breve periodo sembrano essere dolorose, sono in realtà come una sorta di bussola interna, che ci indica le azioni da compiere per realizzare i nostri obiettivi. Se non sappiamo usare questa bussola, saremo per sempre alla mercé di ogni tempesta umorale che incontreremo sulla nostra strada. E per evitare che questo accada è importante capire che tutte le emozioni sono al nostro servizio. Per questo motivo, invece di parlare di emozioni negative, parliamo piuttosto di «segnali d’azione». Una volta che avremo dimestichezza con ogni segnale e con il suo messaggio, le nostre emozioni non saranno più dei nemici ma degli alleati. Diventeranno i nostri amici, i nostri insegnanti e ci guideranno verso i traguardi a cui più ambiamo. Ma qual è il messaggio di questi «segnali d’azione»? Ci dicono, semplicemente, che quello che stiamo attualmente pensando o facendo non va. Ricordiamoci che tutte le nostre emozioni sono importanti e valide nella giusta misura, nel momento e nel contesto opportuni.
In definitiva, è importante avere la consapevolezza che la fonte di tutte le nostre emozioni siamo noi. Partendo da questo assunto, perché non organizzarci per risultare sempre produttivi ed efficienti?
 
I cinque passi per controllarle
1. Individuate quello che state veramente provando. Quando vi sentite particolarmente bloccati, fate un passo indietro e chiedetevi: «Che cosa sto provando davvero in questo momento?». Se pensate di provare paura, interrogatevi: «Sento davvero paura? O si tratta di qualcos’altro?». Forse rispondendo a questa precisa domanda, scoprirete che vi sentite solo a disagio poiché non avete mai affrontato quella data situazione. Porsi delle domande sulle proprie emozioni, vi farà definire con più esattezza lo stato emozionale che state sperimentando e quindi avrete la sensazione di sapervi meglio controllare.
2. Riconoscete e apprezzate le vostre emozioni sapendo che vi sostengono. Non consideratele mai sbagliate. L’idea di provare qualcosa di sbagliato è un ottimo sistema per distruggere la possibilità di una onesta e sana comunicazione con voi stessi e con gli altri. Siate sempre grati delle informazioni che la vostra mente emozionale vi sta comunicando, senza giudicarle. Così facendo scoprirete che le vostre emozioni, come dei bambini che hanno bisogno di attenzione, si placheranno subito.
3. Siate curiosi di sapere quale messaggio vi trasmette l’emozione. Lasciarvi incuriosire vi aiuterà a controllare la vostra emozione, a risolvere la sfida e impedire che lo stesso problema si ripresenti in futuro. Ecco, per esempio, alcune domande che stimoleranno la vostra curiosità nei confronti delle emozioni: «Che cosa voglio veramente provare?»; «Che cosa posso imparare da tutto ciò?»; «Che cosa sono disposto a fare per sentirmi diversamente?».
4. Abbiate fiducia. Il modo più rapido, semplice ed efficace che io conosca per controllare un’emozione, è ricordare la volta che si è già provata e rendersi conto di essere già riusciti a controllarla precedentemente. Visto che è già stata dominata in passato, sarete di certo in grado di fare altrettanto oggi. E se non siete stati capaci di farlo in passato, agite come se foste capaci di farlo ora.
5. Entrate in azione. Ricordatevi che il momento migliore per controllare un’emozione è quando cominciate ad avvertirla. Mettete subito in pratica questi suggerimenti, non appena sentite di essere bloccati. In questo modo dimostrerete a voi stessi e agli altri che avete imparato a dominare le emozioni che più vi affliggono.
 
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