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IL CALCIO DI BORGONOVO ALLA SLA

IL CALCIO DI BORGONOVO ALLA SLA

È la Sindrome laterale amiotrofica. Che ha colpito più di un calciatore. Uno di questi continua a lottare con la sua famiglia perché si trovi una strada per la cura. La testimonianza della moglie Chantal

«Sono un puzzle a cui tolgono i pezzi, ma non la speranza». Sono parole di Stefano Borgonovo che si incidono nel cuore. Testimonianza toccante come tante altre raccolte nel suo libro scritto insieme ad Alessandro Alciato, Attaccante nato (Rizzoli, € 15, pp. 240). Abbiamo raccolto la testimonianza della sua compagna, Chantal, preziosa e determinata alleata in una lotta contro la malattia tutta all’attacco.

Quali sono i fini della Fondazione intitolata a Stefano e i risultati fin qui ottenuti?
«Abbiamo una duplice intenzione: sostenere l’assistenza, non direttamente perché non possiamo contare su volontari, ma sostenendo chi se ne occupa. L’altro intervento è nell’ambito della ricerca. Per il primo fronte, in collaborazione con la Fondazione Milan, abbiamo donato 30 mila euro all’ospedale di Novara per due borse di studio utili all’assunzione di medici da impiegare nel reparto di neurologia, con l’impegno di continuare a sostenere questo progetto anche nel futuro. Abbiamo inoltre finanziato una ricerca del professor Eusebi, presso l’università della Sapienza di Roma e stanziato una cifra da destinare all’ospedale Umberto I, sempre di Roma, per la creazione di 4 posti letto da riservare a malati di Sla. Stiamo inoltre finanziando con 80 mila euro Neurothon, a cura del professor Vescovi, che riguarda la possibilità di un trapianto di cellule staminali. I soldi per la ricerca sono pochi. Per le malattie neurologiche occorrerebbe iniziare una campagna simile a quella portata avanti negli ultimi 40 anni sul cancro».
Nel libro, traspare anche ironia da parte di Stefano, mai rassegnazione. Lo può confermare?
«Sì è vero. Stefano è dotato di suo di un carattere molto ironico e lucido. Quando è comparsa la malattia, per i primi due anni, l’ho visto all’angolo. Poi, nel momento peggiore, la tracheotomia, entrambi abbiamo toccato il fondo. Lì o anneghi o cerchi di risalire. Io e Stefano abbiamo due caratteri molto forti e ci siamo spalleggiati a vicenda. Oggi posso dire che lui ha una speranza lucida, pur nella consapevolezza della sua condizione, anche perché niente è scritto sulla pietra. Stefano ormai è ventilato e nella sua condizione c’è comunque un’aspettativa di vita medio-lunga. Certo bisogna incentivare la ricerca. Io ho un sogno: abbiamo tanti bravi e validissimi ricercatori: la soluzione alla Sla potrebbe arrivare proprio dall’Italia».
Come siete riusciti a creare in famiglia un’atmosfera serena e «normale»?
«Con tanta fatica. Abbiamo quattro figli e quando si è ammalato Stefano avevano 2, 8, 15 e 17 anni. Il più grande, l’unico maschio, è quello che secondo me ne ha sofferto di più anche perché credo che le femmine siano più forti, dotate di una scorza dura, “guadagnata sul campo”. Ma non è stato semplice, c’è voluta tanta forza; il primo anno persi 13 chili, ma non ho mollato un attimo. Oggi la mia più grande soddisfazione è avere tenuto i miei figli uniti e averli accompagnati in questo difficile passaggio. Mi ha aiutato l’esempio dei miei genitori. Avevo 12 anni quando mio padre si è ammalato di cancro, ed è andato avanti per 19. Non ho mai visto mia madre piangere davanti a me. Sono partita da lì, da quella palestra che mi ha attrezzato ad affrontare meglio la sofferenza».
Qual è oggi per la vostra famiglia un obiettivo concreto?
«Ne abbiamo tanti: per l’attività con la Fondazione, abbiamo preso contatti con l’Istituto superiore della sanità, a cui finanzieremo una ricerca su Sla e mondo del calcio, alla quale crediamo molto e per la quale nutriamo grande speranza. Ascoltando le accuse alla presunta responsabilità del pallone in riferimento alla sindrome Stefano ha sempre detto: “Chissà che non sia proprio il calcio a trovare invece la soluzione”».
Quanto vorremmo che fosse un buon profeta.

Info: www.fondazionestefanoborgonovo.it
Chi volesse dare un contributo può intestarlo a:
Fondazione Stefano Borgonovo onlus
Iban: IT 53 M 0832951610 000000 202000
BCC Alta Brianza, filiale di Oggiono.

Se vuoi approfondire questo tema
invia una mail: info@vitaesalute.net

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