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IL LATO OSCURO DEGLI INGREDIENTI

IL LATO OSCURO DEGLI INGREDIENTI

 La vita è fatta di scelte. Molte scelte non sembrano fondamentali, ma non è così. Anche banalmente perdere un treno ci può fare, o non fare, accadere qualcosa che indirizza la nostra vita in un altro modo. Ma, direte voi, che cosa c’entra questo con le etichette alimentari? Anche acquistare un prodotto è frutto di una scelta, solo dobbiamo decidere noi se questa scelta la vogliamo condizionata alle pubblicità, alla bellezza della confezione, a quello che ci viene proposto (ad altezza di sguardo) dal negozio dove stiamo acquistando, alle frasi messe in bella mostra come richiamo, oppure scegliamo di acquistare un prodotto solo dopo averlo studiato un po’ e aver capito perfettamente che cosa andremo a mangiare. Personalmente opto per quest’ultima soluzione, perché scegliere cosa si mangia è senza dubbio una di quelle cose importanti che può condizionare fortemente la nostra vita futura.
E allora la «carta d’identità» di quello che mangiamo la possiamo cercare in etichetta, nel retro della confezione, tra quelle frasi scritte piccole piccole che sembrano quasi sussurrate all’orecchio e, proprio per questo, assumono il valore di bellissimi segreti che orientano la nostra vita.
E allora iniziamo a esplorare questo mondo nascosto.

 

Otto punti da segnare

Ogni confezione o etichetta deve contenere alcune informazioni obbligatorie.
Queste sono:

1.  La denominazione di vendita

2.  Gli ingredienti

3.  Il peso (peso netto/peso sgocciolato) e le quantità

4.  Il termine minimo di conservazione o la data di scadenza

5.  Il luogo e la ditta produttrice

6.  Il titolo alcolimetrico (nelle sostanze alcoliche)

7.  Il lotto di appartenenza

8.  Le modalità di conservazione.
Vediamole una alla volta.

1. La denominazione di vendita. Consiste nel nome e permette di distinguere prodotti che a una prima occhiata potrebbero sembrare simili (per esempio una marmellata di frutti di bosco e una di ribes). Questo nome non può ovviamente essere di fantasia e deve specificare anche lo stato in cui un prodotto si trova o il trattamento che ha subito (per esempio: in polvere, concentrato, liofilizzato, surgelato, affumicato, ecc).
È obbligatorio segnalare anche se l’alimento ha subito un trattamento a base di radiazioni ionizzanti con la dicitura «irradiato» o con l’espressione «trattato con radiazioni ionizzanti». Queste radiazioni servono a distruggere batteri e parassiti presenti negli alimenti, a evitare anche la germogliazione delle patate o la formazione di muffe e altro. Le varietà di alimenti irradiati spaziano dalle carni, ai cereali, uova, vegetali, latte, ecc.
Non è ancora ben chiaro quali effetti possa causare l’ingestione di cibi irradiati. Alcuni studi hanno evidenziato, però, che l’irradiazione porta alla produzione di sostanze volatili, come benzene e toluene, sospettate di causare il cancro, e difetti alla nascita. Quanto basta per non farci scegliere un cibo irradiato secondo il principio di «cautela» che suggerisce di evitare le scelte di cui non è ben dimostrata la loro innocuità. La novità sui cibi irradiati è la proposta di utilizzare il termine «elettronicamente pastorizzato», certamente più rassicurante per il consumatore ma che sottintende la stessa ipotesi di rischio.

2. Elenco degli ingredienti. È la cosa più importante da leggere. Riporta tutti gli ingredienti utilizzati, elencati in ordine decrescente di quantità. Al primo posto figura quello maggiormente presente e così via fino a quello presente in tracce (è il caso degli additivi). Solo quando si tratta di alimenti composti da un solo ingrediente non è necessario specificare, come per esempio nel caso dell’acqua. Verificando la posizione che occupano gli ingredienti, si può spesso capire la qualità o la convenienza di un prodotto rispetto a un altro di prezzo diverso o analogo. Sarà migliore un alimento che tra i primi ingredienti non ha zuccheri o grassi o che, per esempio, contiene olio extravergine d’oliva rispetto invece a un olio di semi vari non ben specificati, ma sarà sicuramente da riporre nello scaffale un cibo che contiene grassi idrogenati (quasi tutti ormai sanno che fanno male). Ma in questo caso, siamo sicuri che i grassi «non-idrogenati» vadano bene? In fondo ci potremmo chiedere «che grassi sono? Da dove vengono?». Allora la cosa migliore è scegliere alimenti con ingredienti che ci sono familiari e che sappiamo essere buoni per la nostra salute (come le farine integrali) e possibilmente senza additivi che servono principalmente a rendere più appetibile un alimento che altrimenti non mangeremmo.
Una cosa curiosa mi è successa in un bar: prima di farmi versare dello sciroppo di fragola ho chiesto di vedere cosa conteneva e in etichetta ho trovato: sciroppo di mais, acqua, sciroppo di mais ad alto contenuto di fruttosio, acido citrico, aromi artificiali, sodio benzoato (conservante) e colorante rosso: non c’erano le fragole! Decisamente, ho preferito evitarlo. Gli additivi alimentari, di cui è fatto quello sciroppo di fragola senza fragole, sono sostanze che vengono aggiunte al cibo per allungarne la conservazione, modificarne il colore, il gusto, la consistenza, ecc.
Non tutti però sono così innocui e anche quelli apparentemente non nocivi, potrebbero creare problemi alla salute per assunzione prolungata. Sono classificati a seconda della funzione e vengono identificati da un numero e una lettera. La lettera E indica che l’additivo in questione è riconosciuto e permesso in tutti i paesi dell’Unione Europea. Il numero che segue ne definisce la categoria: per esempio E1 è un colorante, E3 è un antiossidante, ecc.:

Coloranti (da E100 a E199)

– Conservanti (da E200 a E299): il loro fine è quello di rallentare il deterioramento del cibo causato da batteri, lieviti e muffe

– Antiossidanti (da E300 a E322): evitano il processo di ossidazione nell’alimento

– Correttori di acidità (da E325 a E385)

– Addensanti, emulsionanti e stabilizzanti (da E400 a E495)

– Aromatizzanti: donano agli alimenti specifici odori e sapori. La legge italiana prevede la loro indicazione in etichetta in modo generico come aromi.

È sempre bene evitare o ridurre al minimo il consumo di cibi che contengono additivi, ma questo argomento lo affronteremo in un altro numero più dettagliatamente.

3. Peso e quantità. L’etichetta deve riportare il peso netto di un prodotto escluso l’imballaggio. Se un prodotto è immerso in un liquido deve essere indicata anche la quantità di prodotto sgocciolato. Unica eccezione quando si tratta di «prodotti soggetti a notevoli cali di massa o volume». In questo caso i prodotti devono essere pesati al momento dell’acquisto o devono riportare l’indicazione della quantità netta al momento in cui sono esposti per la vendita al consumatore. Mai farsi trarre in inganno dalle dimensioni delle confezioni, non significa che il contenuto pesi di più.

4. Termine minimo di conservazione o data di scadenza. Due possono essere le indicazioni in etichetta: il termine minimo di conservazione e la data di scadenza. Il primo è la data fino alla quale il prodotto alimentare conserva le sue proprietà specifiche in adeguate condizioni di conservazione e viene indicato con la scritta: «da consumarsi preferibilmente entro…». Oltre la data riportata il prodotto perde alcune caratteristiche senza diventare però nocivo per la salute, e può essere ancora consumato per qualche giorno.
La scadenza vera e propria viene indicata con la scritta «da consumarsi entro il …» e indica la data entro cui il prodotto deve essere necessariamente consumato e oltre la quale non può essere venduto perché potrebbero prodursi al suo interno sostanze dannose per la salute.
È bene ricordare che le date di scadenza e di durabilità sono valide finché la confezione è integra e il prodotto è conservato come indicato in etichetta. Per tutti gli alimenti freschi o sfusi si può chiedere di visionare la data di scadenza direttamente al venditore.

5. Luogo e ditta produttrice. Indicano il nome (o la ragione sociale o il marchio depositato) e la sede del fabbricante o del confezionatore o di un venditore stabilito nell’Unione Europea; la sede dello stabilimento di produzione o di confezionamento. Da queste indicazioni si può sapere: a chi si può rivolgere per avere ulteriori informazioni o per inviare reclami o farsi cambiare la merce difettosa o avariata; da quale regione o paese proviene un prodotto.

6. Titolo alcoli metrico (per i cibi alcolici). Indica la quantità di alcol contenuta in un prodotto. Un vino al 12% vuol dire che in 100 grammi di prodotto 12 sono di alcol.

7. Lotto di appartenenza. Il «numero di lotto» garantisce la «rintracciabilità»: dove è stato fatto, chi lo ha prodotto e con quali tecniche produttive, come è stato confezionato, quali controlli ha subito. Il codice che lo identifica in genere è preceduto dalla lettera L. Se il prodotto è italiano i primi 2 numeri sono «80».

8. Modalità di conservazione. Sono le indicazioni che indicano come deve essere conservato un prodotto. Di solito in etichetta è indicata la temperatura alla quale il prodotto deve essere conservato: 4°C (frigorifero domestico), una temperatura più bassa prevede la conservazione in congelatore (-18°C). I cibi in vendita nei banchi frigo o nei surgelatori devono essere trasportati al più presto nel frigorifero di casa o nel congelatore per non interrompere la catena del freddo e favorire così lo sviluppo di una carica batterica elevata nel cibo che può essere nociva. Dopo la scongelazione i surgelati non devono essere ricongelati, ma consumati subito, in alternativa possono essere ricongelati solo dopo cottura.
I cibi con la scritta «conservare in luogo fresco e asciutto» non devono essere messi nel frigorifero che invece è umido. È importantissimo fare attenzione alle confezioni gonfie, ammaccate, bagnate o addirittura rotte. Queste devono essere rifiutate così come devono essere buttate quelle dalle quali, una volta aperte, escano gas o bollicine (quando non dovrebbero essere presenti) o in cui vi siano muffe o abbiano sapore, odore, consistenza non convincenti. Le confezioni deteriorate possono essere restituite al negoziante che è tenuto a sostituirle con altre integre.

 

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