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IL MUOS DELLA DISCORDIA

IL MUOS DELLA DISCORDIA

Il sistema radar militare americano è al centro di polemiche e allarmi da parte delle popolazioni siciliane interessate. Metterebbe a rischio la salute delle persone e dell’ambiente. V&S ha cercato di capire quali sono i dati reali

A Niscemi, in Sicilia, un’intera comunità si sta ribellando da tempo all’installazione dei mega radar della marina militare statunitense, il Muos (Mobile User Objective System). Attivisti si sono arrampicati sui tralicci, migliaia di persone in corteo, a più riprese, hanno circondato la base. Alcuni sono riusciti, lo scorso agosto, a sfondare la recinzione e a occupare il sito del Muos. Non si contano gli scontri con la polizia. «

Non accetteremo mai di avere uno strumento di guerra e di morte dentro casa», ha dichiarato più volte la portavoce delle «Mamme no Muos», che sono diventate il simbolo della protesta, Concetta Gualato.
La costruzione dei sistemi di comunicazione della base americana a Niscemi ha fatto nascere il Comitato del No Muos, che lotta contro lo sviluppo delle antenne ritenute dannose per l’ambiente e per la salute della popolazione. Rino Strano, medico, responsabile regionale del Movimento e del Wwf locale ha le idee chiare su quello che gli attivisti hanno da subito definito «l’ecoMuostro» e sul perché non si debba fare. «Si tratta di vere e proprie antenne della morte. Purtroppo i danni si potranno osservare in futuro,  visto che l’inquinamento da elettromagnetismo ha una latenza di 10-30 anni. Come sottacere che ci sono studi dell’università di Padova ma anche pubblicazioni americane che confermano quanto ho appena affermato. Gli effetti vistosi li vedremo più in là nel tempo, ora l’elettrosmog è una cosa che non è avvertita, in pieno, dalla popolazione, anche se sta crescendo sempre più il fronte del No all’installazione del Muos. Ai concittadini ricordo non è il momento di tenere bassa la testa, occorre informarsi e sapere perché l’ignoranza ci costringe a subire qualsiasi decisione presa a livello centrale.

 Il Comitato No Muos, ha scritto anche al Papa, chiedendo giustizia: «Caro Papa Francesco, … all’interno della stupenda sughereta di Niscemi in Sicilia (Sito di Interesse Comunitario), la Marina Militare degli Usa, senza interpellare il parlamento Italiano e la cittadinanza, ha installato, a partire dal 1991, 46 antenne per le telecomunicazioni con truppe e mezzi bellici nel Mediterraneo (può ricavare ulteriori informazioni dal libro Piazza No Muos che abbiamo l’onore di donarle); è in costruzione, sempre all’interno della sughereta, il quarto impianto terrestre del Muos, composto da tre parabole gigantesche che hanno il compito di guidare i droni (aerei senza pilota perché il pensiero umano è pericoloso), sommergibili, truppe e singoli soldati. La guerra sarà a portata di joystick… La popolazione si è costituita in comitati che, coadiuvati da tante persone di buona volontà, stanno affrontando la problematica sotto diversi aspetti…». Tutto ciò per spiegare l’ampiezza della protesta.

Ma che cos’è il Muos? Si tratta di un sistema di ultima generazione di comunicazione, ad altissima frequenza, e si propone di migliorare in maniera notevole le comunicazioni tra forze militari statunitensi in movimento. Il Muos utilizza altre tre stazioni terrestri già operative che sono installate in aeree della Virginia (Stati Uniti), Australia e Hawai.
I 26 mila abitanti di Niscemi, cittadina in provincia di Caltanissetta nel sud-est della Sicilia, e quelli di 16 comuni limitrofi non sono degli anti americani, semplicemente sono preoccupati delle ripercussioni che le antenne hanno sulla salute. «Siamo avvolti dalle onde elettromagnetiche che producono già le Nrtf (Naval Radio Transmitter Facility) e ora intendono installarne altre ancora più forti, abbiamo paura. In paese sono già tanti i casi di leucemia nei bambini e di tumori tra gli adulti: siamo stati letteralmente lasciati soli», ha dichiarato il sindaco Francesco La Rosa. Il primo cittadino è convinto che lo scenario sarà abbastanza più chiaro fra 20 anni. Del resto, la popolazione locale denuncia da tempo «rischi per la salute e l’ambiente» e a sentire i Comitati per il No questo apparato «emette radiazioni superiori ai limiti consentiti dalla legge»
Per cercare di capire come stanno esattamente le cose, occorre fare un po’ di storia.

L’esperto del Politecnico di Torino
Sul fatto che le antenne radar esistenti e quelle che verranno in futuro siano pericolose si è già espresso Massimo Zucchetti, docente di impianti nucleari del Dipartimento energia del politecnico di Torino, che, insieme al ricercatore Massimo Coraddu, ha fornito, su richiesta del comune di Niscemi, un parere sulla base dei rilievi effettuati dell’Arpa Sicilia. Poi, Massimo Zucchetti fa notare che in genere questi impianti sono posizionati in zone disabitate oppure in isolotti. Di contro, il Muos e le antenne Nrtf sono stati costruiti, in linea d’aria, a 3-6 km dal centro abitato, e quindi sono grossi i rischi ai quali si va incontro.

Per Zucchetti i pericoli sono anche a carico degli uccelli che potrebbero perdere la rotta (Niscemi si trova in una riserva naturale) e le onde, in più, potrebbero disturbare l’orientamento della fauna migratoria e delle api, fondamentali per la biodiversità del Pianeta. Sempre secondo l’esperto, quando il Muos viene direzionato per individuare eventuali aerei nemici emana radiazioni che si diffondono anche in altre direzioni. In definitiva nel lungo periodo (sono necessari 20-30 anni, ndr), se l’esposizione è prolungata, potrebbero insorgere leucemie o tumori, come è acclarato da una considerevole letteratura sull’argomento. Per tutti questi motivi il professor Zucchetti fa notare che «dovrebbe prevalere il principio di precauzione» e dunque prima di andare avanti con l’installazione occorrerebbe studiare più a fondo la questione, procedendo nei lavori solo dopo aver fugato ogni dubbio. «Sono più di trent’anni che è stata accertata una stretta correlazione tra tumori ed elettrosmog.

La legislazione a tutela della salute è degenerata: troppo permissiva» ha fatto sempre presente il professor Angelo Gino Levis, esperto in Mutagenesi Ambientale e docente dell’Università di Padova, che è stato sempre in prima linea nel combattere questi problemi. Gino Levis attacca anche i ricercatori dell’Istituto superiore di sanità e dell’Organizzazione mondiale della sanità perché a suo dire a Niscemi i limiti ammessi sono molto elevati. Questi rischi sono stati ritenuti validi anche dal Tar siciliano: alt al cantiere fino a quando non ci saranno dati ufficiali che dimostrino l’eventuale pericolosità delle antenne in questione. Nella sentenza si dice: «indispensabile il diritto alla salute della comunità di Niscemi, non assoggettabile a misure anche strumentali che la compromettano seriamente, fino a quando non sia raggiunta la certezza assoluta della non nocività del sistema Muos».

E adesso si chiarisce la presenza nella vicenda dell’Istituto superiore di sanità, chiamato in causa per accertare l’eventuale nocività del Muos. Proprio prima del parere dell’Iss, a fianco del Comitato No Muos, qualche mese fa, si era schierato il governatore della Sicilia Rosario Crocetta che lo scorso marzo aveva revocato le autorizzazioni dell’impianto per portare avanti ulteriori approfondimenti. Poi, la Commissione nominata dall’Iss ha escluso in modo evidente rischi per la salute degli abitanti della zona e le temutissime interferenze con i dispositivi elettronici, come i bypass. Una conclusione, quella del’Iss, che è in netto contrasto, sia con le relazioni inviate al Comune di Niscemi dai consulenti del Politecnico di Torino (Massimo Zucchetti e Massimo Coraddu), sia con quanto evidenziato dallo studio dell’Università La Sapienza cui avevano chiesto un parere i giudici amministrativi di Palermo. A questo punto della vicenda, Crocetta il 24 luglio ha revocato la revoca. Immediata la rabbia per il dietrofront da parte dei No Muos che gridano al «tradimento di un Presidente che ha tradito la sua Regione e la sua Terra». Sembra che il tutto sia finito in una spirale.

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