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INTERVISTA A MIKAELA CALCAGNO

INTERVISTA A MIKAELA CALCAGNO

Mikaela Calcagno. Giornalista sportiva e conduttrice degli eventi calcistici di Mediaset Premium. Con approccio competente, ricerca la critica. Senza polemiche gratuite

Si presenta sicura di sé: ospiti in studio sotto controllo, consapevole della sua bellezza, ma senza facili ammiccamenti verso il pubblico sportivo. Ma soprattutto, facendo capire che lei è lì perché di calcio ne capisce davvero.
Mikaela Calcagno, ligure trapiantata a Milano, fa parte di una nuova ondata di giornaliste sportive che, oltre all’attività in redazione o come inviata negli stadi, ha conquistato la poltrona di conduttrice, nel nostro caso dei posticipi di serie A o degli incontri di Champions leagues per le reti Mediaset Premium.
Su facebook i suoi fan ammettono che oltre a essere bella è anche competente. «È il miglior complimento che mi possono fare!», esordisce la Calcagno.
Per te le trasmissioni tv sul calcio sono un’occasione per formare un’educazione sportiva o, al contrario, per infiammare la polemica?
«Credo che ci voglia un mix tra i due approcci. Ma attenzione, io non faccio domande per provocare una polemica fine a se stessa e aumentare così l’audience. Credo sia necessario porre interrogativi critici quando occorre, senza timori reverenziali verso nessuno. Mettendo in evidenza, per esempio, i motivi per cui una squadra non ha giocato bene, magari dopo avere speso tanto nella campagna acquisti. Cerco di fare le domande mettendomi nei panni delle persone che ci stanno seguendo e che vogliono chiarimenti sul gioco o su un’azione dubbia».
Importante è anche avere buoni ospiti in studio. Penso a persone competenti come Arrigo Sacchi o equilibrate come Giovanni Galli, presenti spesso nella tua trasmissione.
«Sacchi è la nostra punta di diamante. Ha un atteggiamento garbato, ma anche lui se deve fare la domanda scomoda non si tira indietro.
E poi è importante la competenza dei collaboratori fissi. Graziano Cesari, che si occupa della moviola, è il mio valido compagno di viaggio di ogni puntata».
Non credi però che a volte si esagera nel cercare l’errore arbitrale, che rischia di diventare un alibi per coprire la performance negativa di una squadra?
«Dobbiamo accettare che l’errore fa parte del gioco; si può evidenziarlo senza calcare troppo la mano».
La moviola in campo?
«Sono favorevole. Anche ai mondiali sarebbe stata fondamentale per evitare alcuni errori madornali degli arbitri. I giudici di linea sono un passo avanti per una migliore valutazione delle azioni. E il minimo sarebbe dotare le porte di sensori per “il gol non gol”».
Come vedi il richiamo di Michel Platini, presidente dell’Uefa, a un maggiore rigore nei bilanci delle società calcistiche?
«Il fair play finanziario voluto dall’Uefa è ormai necessario. Non si può spendere oltre i propri mezzi economici. Da un lato penso che siano giusti i parametri Uefa ma credo anche che in Italia bisogna migliorare di gran lunga la situazione degli stadi. Che dovrebbero diventare di proprietà e fonte così di possibili altri introiti. Bisogna trovare altre forme di guadagno, viceversa, soprattutto le piccole società saranno “strozzate” dai costi di gestione sempre meno sostenibili».
Pratichi anche tu uno sport?
Quando ero piccola giocavo a calcio. Ma a quei tempi il calcio femminile, a Imperia, non era tanto sviluppato e mio padre era contrario a questa scelta. Poi siamo arrivati a un compromesso e ho fatto atletica leggera per 11 anni, praticando il mezzofondo. In ogni caso era destino che mi dovessi occupare di calcio: in famiglia siamo tutti appassionati, anche mia madre che non si perde un incontro anche internazionale. Oggi amo andare in piscina, mi scarica molto dalle tensioni».
Vedi nello sport una promozione di buone abitudini?
«Per chi lo vive in modo equilibrato, sicuramente. Anche nella formazione del carattere. Quando facevo atletica, cercavo di essere competitiva nel modo giusto. Senza desiderare di vincere a tutti i costi, ma perché è importante aspirare a crescere, a superare i propri limiti. Nel rispetto però delle regole e dell’avversario, preparandomi con cura per fare meglio la prossima volta. Io riflettevo sui miei difetti e demeriti senza sottolineare quelli degli altri».
Qual è il tuo atteggiamento verso la salute?
Non sono una fanatica. Ho la fortuna di non aver mai avuto problemi di peso. Sono comunque stata abituata a mangiare bene, con alimenti genuini: le verdure dell’orto di mio nonno, l’olio dal contadino di fiducia… Se c’è da cucinare, anche se vivo da sola, non vado a comprare cibo pronto: mi preparo ricette abbastanza semplici ed equilibrate. E poi non fumo, nonostante in famiglia ci siano accaniti fumatori».
Nella visione olistica del benessere di V&S c’è anche la dimensione spirituale. Tu sei credente?
«Sì, lo sono sempre stata. Per me è un aiuto psicologico per affrontare meglio le cose che mi capitano, sia in positivo che in negativo. Se vivo un episodio spiacevole, la fede mi permette di leggere questi eventi traendone la parte positiva e di insegnamento».
Progetti futuri?
«Sono contenta di quello che sto facendo, ma per carattere penso già a quello che potrei fare dopo. Magari la telecronista. Sono portata a notare tutti i particolari, sto sempre molto attenta a quello che mi sta intorno».
E oltre l’ambito del calcio?
«Non mi dispiacerebbe fare una trasmissione politica con i tempi calcistici, tanto ritmo e battute serrate».
E tu nel ruolo di arbitro imparziale. Accettando magari qualche critica dai moviolisti della par condicio… Auguri.
Grazie!

Se vuoi approfondire questo tema
invia una mail: info@vitaesalute.net

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