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Intestino Disperato – Colite, Gastroenterite E Come Curarle

Intestino disperato – colite, gastroenterite e come curarle

Creme di cereali e verdure sono un toccasana per la pancia. Nel prestigioso centro di ricerca milanese le esperienze di cure eccezionali

La sigla Ibd significa Inflammatory Bowel Diseases, Malattie infiammatorie croniche dell’intestino, Io l’ho ribattezzata Intestino Bistrattato e quindi Disbiotico, Disperato perché non capisce perché lo trattiamo così male, Distrutto da un’alimentazione incongrua, insostenibile… Disbiosi vuol dire alterazione dell’equilibrio dei germi intestinali che coabitano nel nostro intestino.

Si tratta di 50-100.000 miliardi di microbi che lavorano per noi, per aiutarci a smaltire i residui di cibo non digeriti, sintetizzare vitamine e altre sostanze utili, sostenere il nostro sistema immunitario. Secondo quello che mangiamo prevalgono certe specie piuttosto che altre.

Studi recenti basati sul riconoscimento del Dna batterico nelle feci hanno evidenziato che in chi soffre di colite ulcerosa mancano i lattobacilli e gli eubatteri, entrambi amici del nostro intestino. Da questo tipo di studi non si può concludere con certezza che sia la mancanza di questi microbi a causare la malattia; potrebbe essere, al contrario, che se ne siano andati proprio a causa della malattia. Si potrebbe trattare, cioè, di quello che in epidemiologia si chiama «causazione inversa».

I clinici sanno però che la somministrazione di probiotici (lattobacilli, bifidobatteri e saccaromiceti) aiuta a prolungare le fasi di remissione della malattia, per cui è ragionevole concludere che mantenere in buona salute i nostri amici microbi sia utile anche per mantenere la salute dell’intestino.

Il termine Ibd raggruppa due patologie che possono essere molto gravi, e che sono spesso trattate con farmaci pesanti e/o con interventi chirurgici talvolta invalidanti:

  • morbo di Crohn (malattia infiammatoria cronica della parete dell’intestino):
    Colpisce soprattutto il tratto terminale dell’intestino tenue subito prima di immettersi nell’intestino crasso attraverso la valvola ileo-cecale. La parete intestinale infiammata si ispessisce e giunge talvolta a restringere il lume fino a impedire il transito. E troppo spesso, dopo anni di dolori addominali, diarrea alternata a stipsi, e anche occlusioni intestinali, si finisce per ricorrere alla chirurgia, che risolve il problema acuto senza guarire la malattia.
  • colite ulcerosa (malattia infiammatoria cronica della mucosa del grosso intestino) che come dice il nome, è caratterizzata dalla presenza di numerose ulcere sanguinanti.
    Il sintomo principale è la diarrea, con numerose scariche ematiche quotidiane e conseguente anemia. In entrambi i casi l’assorbimento intestinale degli alimenti è compromesso e questi malati finiscono per soffrire di malnutrizione. Soffrono inoltre per gli effetti collaterali dei farmaci, in particolare del cortisone, che sono spesso costretti a utilizzare per anni se vogliono avere una vita minimamente normale.

Ci sono pochi studi sulle cause di queste patologie.

  • Alcuni di questi hanno suggerito che chi fuma si ammala un po’ di più di morbo di Crohn e un po’ meno di colite ulcerosa. Non sappiamo quale potrebbe essere il meccanismo.
  • Ci sono studi che hanno osservato che chi aveva un gatto in casa da bambino e molti fratelli si ammala di meno, come se un ambiente meno asettico irrobustisse il sistema immunitario; ma altre ricerche non hanno confermato queste osservazioni.
  • Per quanto riguarda l’alimentazione, gli studi hanno segnalato che i bambini e gli adolescenti che ne soffrono hanno frequentemente un’alimentazione basata su carni, dolci e cibi grassi, mentre mangiano raramente frutta, verdura, olio di oliva, pesce, cereali e frutta secca. Anche i dati sugli adulti mostrano che i malati hanno uno stile alimentare ricco di zucchero, dolci, cioccolato, bevande di cola, fast food e grassi, sia saturi (animali) sia poli-insaturi (vegetali), sia margarine. Anche i risultati di questi studi che confrontano persone malate con persone sane di controllo potrebbero essere distorti da causazione inversa, per cui è difficile concludere con sicurezza, per esempio, che la mancanza di cereali, verdura e frutta sia effettivamente una causa della malattia o non ne sia piuttosto una conseguenza, dovuta al fatto che questi pazienti evitano i cibi ricchi di fibre perché le fibre irritano la mucosa intestinale e possono causare diarrea.
  • Naturalmente ci sono anche altre cause, in particolare la predisposizione genetica, perché chi ha un genitore, un fratello o una sorella ammalati ha un rischio maggiore di ammalarsi, ma contro i geni non possiamo fare niente, possiamo solo prendere atto che il nostro intestino è più debole, più suscettibile all’incongruità del nostro stile di vita e del nostro cibo.

ZUCCHERO Giù!
L’altro grande nemico dell’intestino è lo zucchero, ritrovato costantemente negli studi su dieta e Ibd, il cui eccesso difficilmente può essere interpretato come conseguenza della malattia. Lo zucchero (il saccarosio) favorisce l’infiammazione, le pareti intestinali perdono tono, si accentua la proliferazione delle cellule del rivestimento mucoso, tanto che si sospetta che lo zucchero favorisca la comparsa del cancro. Anche le farine raffinate, i dolciumi e in generale i prodotti da forno sono nocivi.

Come rimediare?

I medici consigliano ai malati che soffrono di enteriti di evitare le fibre, in particolare le fibre dei cereali indurite dalla cottura al forno (pane e biscotti integrali) e le verdure molto fibrose, perché le fibre grattano la mucosa e contribuiscono all’infiammazione con un’irritazione meccanica. Ai malati non rimane che mangiare cibi senza fibre, cioè carni, latticini e zucchero. Apparentemente li sopportano bene, nel senso che non danno disturbi immediati, ma alla lunga peggiorano l’infiammazione perché nella putrefazione intestinale delle proteine animali (carni, latte e formaggi) si libera idrogeno solforato, un gas tossico per la mucosa. Sono consigliabili piccole quantità di pesce, perché il grasso del pesce riduce l’infiammazione.

Va molto bene, invece, mangiare i cereali integrali sotto forma di crema, in particolare la crema di riso integrale, perché il riso integrale contiene sostanze antinfiammatorie (una tazza di riso integrale in sette tazze di acqua, sale marino, cuocere per due-tre ore a fuoco basso poi passare al setaccio in modo da togliere le fibre; oppure si può partire da una semola di riso integrale, meglio se macinata di fresco e poi tostata, con cui si può fare una crema in 10-15 minuti, sempre da passare al setaccio).

Le mucositi del tubo digerente causano un’aumentata permeabilità intestinale, che favorisce l’assorbimento di sostanze tossiche.

Per contrastare l’aumentata permeabilità è utile ispessire la crema di riso con l’amido tratto dalla radice del kuzu (una pianta selvatica rampicante, Pueraria lobata, Pueraria irsuta, che cresce sulle montagne e sui vulcani del Giappone, ndr): sciogliere un cucchiaino di kuzu in poca acqua fredda, aggiungere alla crema e far bollire per pochi minuti.
Oltre alla crema di riso può andar bene il porridge di fiocchi di avena e la polenta di grano saraceno. È importante ricordare che anche se si tratta di creme devono essere masticate a lungo, perché la digestione degli amidi dipende dalla saliva, altrimenti si possono avere fermentazioni intestinali.

All’Istituto dei tumori di Milano, dove abbiamo molta esperienza di enteriti perché sono spesso causate dalle chemioterapie, insegniamo varie ricette a base di crema di riso, abbinate a creme di verdure (passare insieme al cereale le cipolle soffritte a lungo in una padella appena unta di olio di sesamo o extravergine d’oliva, oppure carote, zucca, lenticchie rosse o, con attenzione perché anch’essi ricchi di zolfo, broccoli o cavolfiori cotti al vapore, ma le verdure hanno effetti diversi nei diversi pazienti).

Con attenzione si potranno introdurre ricette a base di tofu, le cui proteine sono meno tossiche di quelle della carne perché contengono pochi aminoacidi solforati, e poi il riso semintegrale in chicco, il miglio, la quinoa. Un ottimo condimento è la curcuma, conosciuta da millenni come antinfiammatorio. Vanno generalmente bene le lenticchie rosse (decorticate), mentre gli altri legumi devono essere introdotti con prudenza, comunque sempre passati al setaccio per togliere la buccia.

Se compare stitichezza

  • si preparerà una deliziosa bevanda a base di alga agar agar (scioglierne un cucchiaino in una tazza di succo di mela senza zucchero, portare a ebollizione per un paio di minuti, spegnere il fuoco e bere tiepido, prima che diventi una gelatina), tutte le sere per una settimana.
  • Particolarmente indicata è la zuppa di miso (il miso è una pasta di soia e un cereale fermentati a lungo), utilissima per risanare il tubo digerente dai danni da chemioterapia e radioterapia, facile da preparare (stemperare un mezzo cucchiaino di miso in un po’ d’acqua tiepida, aggiungere in fine cottura a un brodo vegetale senza sale e spegnere il fuoco) molto nutriente e facilmente assimilabile perché contiene proteine già digerite dalla fermentazione. È utile fare il brodo utilizzando anche qualche centimetro di alga Wakame (si trova secca nei negozi di cibi naturali), che contiene mucillagini lenitive per la mucosa intestinale.

Abbiamo visto casi drammatici, trattati senza successo con farmaci per anni, risolversi fino a consentire una vita normale dopo poche settimane di dieta a base di crema di riso integrale, qualche zuppa di miso e creme di verdura, con poche integrazioni di tofu o pesce. A parte queste forme gravi, le malattie infiammatorie croniche dell’intestino includono anche patologie meno gravi e meno specifiche come

  • la diverticolite,
  • il colon irritabile,
  • le coliti croniche non altrimenti specificate, non ulcerose ma pur sempre fastidiose.

I suggerimenti che abbiamo dato per le Ibd vanno bene anche per queste forme.

Del Dott. Paolo Pigozzi, direttore del Dipartimento di medicina preventiva e predittiva dell’Istituto tumori di Milano

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This Post Has 2 Comments
  1. Sono stato rovinato dall’uso prolungato ed eccessivo (18 mesi 40 mg al di) degli IPP. Adesso disbiosi, colon irritabile da ricoveri in Pronto Soccorso. Cure con i migliori Professori d’italia al Gemelli a Roma al S. Orsola di Bologna ecc.. Quando più in alto si va male si sta. Dieta ristretta e non risolvo. Che fare ?
    Grazie di cuore.

    1. Gentile Eugenio,
      Quando lo stomaco produce sintomi fastidiosi come pesantezza digestiva, bruciori, eruttazioni sgradevoli, è opportuno prima di tutto modificare alcuni aspetti del proprio modo di mangiare. Ad esempio masticando ogni boccone con maggior cura (almeno 30 volte), per triturare opportunamente gli alimenti e per produrre più saliva. “Prima digestio fit in ore” (la prima digestione avviene in bocca) dicevano gli antichi. È poi utile semplificare la struttura dei pasti, orientandosi verso la scelta di un primo piatto a base di carboidrati (pasta, riso, minestrone, ecc.) oppure, in alternativa, di un alimento proteico (formaggi freschi, uova, pesce, noci, ecc.). In ogni caso vanno sempre consumati abbondantemente anche contorni di verdure crude e cotte (meglio se leggermente scottate a vapore).
      Ad alcuni alimenti (carni, insaccati, scatolame, burro o olio cotti a lungo, fritti, zucchero e dolciumi industriali, bevande alcoliche, ecc.) è bene rinunciare, almeno per qualche tempo. Infine è opportuno evitare il fumo e il caffè, specialmente quando lo stomaco è vuoto.
      È bene non dimenticare che lo stress gioca un ruolo fondamentale nell’origine dei disturbi di stomaco.
      In effetti la funzione digestiva è grandemente condizionata anche dai nostri affetti, dai sentimenti e dalle emozioni. È ampiamente provato che lo stress mentale altera diverse fasi della digestione, mentre un animo felice e qualche buona risata riescono a far digerire anche cibi complessi. Insomma, il nostro cibo è sempre insaporito (o appesantito) dall’affetto o dal rancore, dalla contentezza o dalla rabbia, dall’ottimismo o dalla depressione. È bene, per quanto possibile, non portare a tavola arrabbiature e preoccupazioni. Se non fosse possibile (e spesso non lo è), è meglio fare pasti semplici e soprattutto, ancora una volta, masticare molto.
      La ricotta è particolarmente digeribile. Limita l’eccesso di acidità gastrica e favorisce la disinfiammazione della mucosa digestiva.
      La carota dovrebbe essere immancabile nelle insalate di chi ha mal di stomaco. Ricca di caroteni (precursori della vitamina A che protegge le mucose irritate) e di pectine (fibre idrosolubili con proprietà disinfiammanti e lenitive), va consumata preferibilmente cruda. Eventualmente integrando la dieta anche con il succo centrifugato di carota, cavolo e patata cruda, nella dose di un bicchiere a pranzo e a cena, sorseggiato lentamente come aperitivo.
      Il cavolo (cappuccio o verza), affettato finemente in una insalata mista e condito con solo olio e poco sale, favorisce la cicatrizzazione delle abrasioni e delle irritazioni della mucosa gastrica.

      La camomilla ha eccellenti proprietà antinfiammatorie e un buon infuso è indispensabile nelle gastriti, nelle ulcere, nelle coliti anche gravi e nelle infiammazioni della bocca. La camomilla è anche un buon digestivo. I suoi principi amari e l’effetto positivo sulla motilità del tubo digerente consentono a questa pianta di avviare a conclusione digestioni difficili e complicate e di alleviare le sofferenze dello stomaco. Preparate l’infuso mettendo 1-2 cucchiaini di camomilla secca in 150 g di acqua bollente (se necessitano quantitativi maggiori potete aumentare in proporzione camomilla e acqua). Si può migliorare l’efficacia di questa preparazione aggiungendo all’acqua calda anche qualche foglia di rosmarino e di melissa. Coprire il recipiente e lasciar riposare almeno 10-15 minuti. Filtrare e bere dopo i pasti (senza dolcificare).
      In molti disturbi digestivi l’utilità del finocchio è incontestabile. Il meteorismo, le digestioni lente, le eruttazioni, la nausea e il vomito migliorano prontamente dopo l’assunzione degli estratti di questa pianta. Si può preparare l’infusione (un cucchiaino di semi per tazza d’acqua bollente; aspettare 10 minuti prima di filtrare; non dolcificare) da bere caldo dopo il pasto.
      Le auguro una buona giornata, cordiali saluti

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