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LA FORTUNA NON E’ CIECA

LA FORTUNA NON E’ CIECA

Esiste davvero la buona sorte? La storia di alcuni personaggi che hanno avuto successo ci aiuta a inquadrare meglio la questione. E a capire che poche cose accadono per caso. Perché siamo noi a creare le condizioni perché si palesi. Soprattutto con un corretto atteggiamento mentale

Perché alcune persone hanno una vita di successo e tutto sembra filargli liscio, mentre ad altre, al contrario, non ne va una dritta? Perché c’è chi trova subito l’anima gemella e chi colleziona una delusione d’amore dopo l’altra? Si può capovolgere la sorte e costruire un futuro migliore? Rispondere a queste domande non è certo facile, ma provarci è sicuramente stimolante.Se, per esempio, avessimo la possibilità di domandare a una qualsiasi persona famosa come abbia fatto a conseguire eccellenti risultati nella propria vita, probabilmente risponderebbe di essere stata fortunata.
Eppure, diversi ritengono che la fortuna non esista. Ne è convinto il giornalista e direttore del quotidiano La Stampa, Mario Calabresi, il quale ha scritto un libro dal titolo inequivocabile: La fortuna non esiste (Mondadori, pp. 160, € 9,5). Un libro positivo sulla voglia di fare, di crescere che ha il merito di raccontare la storia di uomini e donne comuni che hanno avuto il coraggio di rialzarsi nonostante le avversità. Tuttavia, ci sono altri pensatori che enfatizzano invece il concetto di «fortuna». In particolare, lo psicologo Richard Wiseman nel suo libro Fattore Fortuna (Sonzogno, pp. 298, € 15,00), sostiene che le persone fortunate esistono e possiedono caratteristiche ben precise. Ma la cosa più elettrizzante è che, secondo quest’autore, fortunati si può diventare!
Ma, allora, la fortuna esiste o non esiste? Ci influenza o no? E se esiste, possiamo governarla e far sì che giochi a nostro favore?
Il suo significato
Per rispondere a queste domande occorre prima riflettere sull’etimologia della parola stessa. Secondo il dizionario della lingua italiana Devoto-Oli, con il termine «fortuna» s’intende: «Una serie di eventi e di circostanze non spiegabili razionalmente». La parola «fortuna» deriva dal latino fors, fortis ovvero «caso, sorte»; è interessante notare, però, come il significato di «buona sorte» fosse assente in origine. In pratica, secondo i latini la fortuna in sé non era né buona né cattiva ma semplicemente legata al caso. Tuttavia, come affermò William Jennings Bryan, politico americano vissuto tra l’Ottocento e il Novecento, «Il destino non è questione di fortuna; ma è questione di scelte. Non è qualcosa che va aspettato, ma piuttosto qualcosa che deve essere raggiunto». Vista da questa prospettiva, possiamo considerare la «fortuna» come un mix fra preparazione e opportunità. E sono proprio questi due concetti che fanno la differenza in fatto di qualità di vita e risultati raggiunti. Lo stesso filosofo Seneca ci suggerisce che quella che noi chiamiamo «fortuna», in realtà, altro non è che «il momento in cui il talento incontra l’occasione». Per essere fortunati, dunque, dobbiamo essere pronti a raccogliere le opportunità.
Il 5 e il 6 ottobre scorso, ho avuto il privilegio di partecipare alla seconda edizione dell’Italian Leadership Event, convegno organizzato dall’Hrd Training Grorup, società leader nella formazione sulle tematiche relative alla crescita personale. Erano presenti alcune personalità italiane di primo piano dello sport, della cultura e del business, i quali hanno potuto testimoniare, nell’aula magna dell’Università Bicocca di Milano, le loro storie di successo a più di ottocento partecipanti. Due storie in particolare hanno stimolato la mia attenzione, perché hanno messo in luce i due pilastri su cui si fonda la «fortuna»: preparazione e opportunità.
«Programmata per vincere»
Sono le parole rilasciate ai mass media dalla ventenne Jessica Rossi, al termine di una giornata indimenticabile in cui ha vinto la medaglia d’oro alle recenti Olimpiadi di Londra, battendo il record del mondo e olimpico nella specialità del tiro a volo con 99 piattelli colpiti su 100. «Avevo preparato quella gara – racconta Jessica durante l’Italian Leadership Event – nei minimi particolari, sia dal punto di vista tecnico sia psicologico, non lasciando nulla al caso. Quel giorno lo avevo già vissuto tante volte nella mia mente e, dopo l’unico errore che ho commesso, mi è venuto solamente da sorridere». Accanto a Jessica Rossi c’era Roberto Re suo mental coach (nonché presidente dell’Hrd), che l’ha seguita nella preparazione dal punto di vista psicologico e motivazionale. «A coloro che praticano lo sport a livello agonistico», ha affermato Roberto Re, «capita di sostenere gare molto al di sopra delle proprie prestazioni abituali o, al contrario, molto al di sotto. Queste situazioni spesso sono imputabili non alla preparazione fisica, che può essere ottimale in entrambi i casi, ma allo stato d’animo con cui si è affrontato l’evento. Il mio compito è proprio quello di aiutare gli atleti (e non solo) a superare eventuali blocchi emozionali e ad avere la preparazione mentale per riuscire a trasformare in fermezza e decisione tutta la preparazione fisica sostenuta in preparazione alla gara» (per maggiori informazioni www.robertore.com).
Questo entusiasmante racconto avvalora con forza l’importanza della preparazione. «Il 90 per cento del proprio successo è sudore», ha detto Jessica Rossi. E questa filosofia vale per lo sport ma anche per la vita. Se non siamo disposti a sudare, a faticare e fare sacrifici sarà molto difficile conseguire gli obiettivi che ci siamo prefissati. Non esistono «pappe pronte». E se i mass media, spesso, ci illudono che tutto sia facile, ci stanno ingannando. La vita è fatta anche di errori e sbagli, che vanno accettati e ci devono insegnare ad andare avanti. Proprio come ha fatto Jessica Rossi, che al suo unico errore ci ha riso sopra. Perché chi impara a ironizzare sulle proprie mancanze è sicuramente una persona saggia e fortunata.

*Esperto di comunicazione e psicologia

Se vuoi leggere l’articolo completo,
invia una mail: info@vitaesalute.net

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