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Anticoncezionali: Quale Scegliere?

Anticoncezionali: quale scegliere?

Il panorama degli anticoncezionali è vario e frastagliato. L’obiettivo deve essere la tutela della salute e preservare la fertilità. Ma non esiste quello ideale per tutti. Ecco i più sicuri

Da sempre, le donne sono ricorse a ogni stratagemma per evitare gravidanze indesiderate: in Egitto, per esempio, un miscuglio di lenticchie, foglie di acacia e miele da inserire in vagina; in Grecia il silfio: pare funzionasse tanto bene che la pianta si estinse.
A dispetto di questi metodi, oltre che di carestie, pestilenze, guerre e quant’altro, l’umanità ha superato la soglia dei 7 miliardi di abitanti… Di fatto, i primi anticoncezionali sicuri arrivarono solo nel Novecento, ma già nel secolo precedente erano nati i movimenti di controllo delle nascite.

Una vera e propria rivoluzione
Gli anticoncezionali furono una ventata di rinnovamento non solo per il lato edonistico della questione, sicuramente importante: per le donne significarono più libertà e autodeterminazione. La possibilità di pianificare le nascite ha migliorato il bilancio economico delle famiglie, ritagliato alle donne un nuovo spazio nell’economia e nella società e, non ultimo, salvato le loro vite: quante vittime hanno mietuto gli aborti clandestini!

I contraccettivi meritano perciò di essere conosciuti meglio, e non solo dagli adulti: anche le adolescenti devono ricevere un’adeguata educazione sessuale, che le metta al riparo da errori. Al di là di tutte le problematiche psicologiche e sociali, la gravidanza in quella fascia di età presenta più rischi di bebè prematuri, sottopeso o nati morti. Non è un caso che nel 2010 le Nazioni Unite abbiano lanciato il movimento Every Woman Every Child con lo scopo di migliorare le tecniche, di aumentare per il 2020 la diffusione dei contraccettivi nei 69 paesi più poveri del mondo, e facilitarne l’accesso senza pregiudizi alle giovani. Inoltre ogni anno, il 26 settembre, si celebra la Giornata Mondiale della Contraccezione per sensibilizzare l’opinione pubblica e stimolare i governi a diffondere le conoscenze in merito.

Sicurezza e praticità

Al di là delle singole caratteristiche, ogni metodo deve essere sicuro, pratico e garantire il ritorno alla fertilità dopo la sospensione. L’efficacia si misura con l’indice di Pearl, un parametro che si basa sul numero di gravidanze indesiderate ed è valido solo se l’uso è perfettamente conforme.
La scelta deve avvenire anche in base alle necessità dell’utente finale, quasi sempre donna: per questioni culturali, spiega la ginecologa Lidia La Marca, ma non solo. «Interrompere la fertilità maschile è più complesso perché la produzione di spermatozoi è continua. A Bologna ci sono stati molti studi sulla pillola maschile, ma alla fine la sperimentazione è stata sospesa».

Invece è più facile agire sulla fertilità femminile, perché il periodo è circoscritto a una volta al mese. Questo comporta due conseguenze, come spiega La Marca. La prima è che, essendo i meccanismi di base invariati, le tecniche per impedire la fertilità non cambiano, perciò non sono allo studio nuovi prodotti; l’altra, più complessa, ha dei risvolti psicologici. «La fertilità è una funzione naturale, e interromperla provoca un fastidio più o meno nascosto. I diversi metodi sono sempre un peso per la coppia. Comportano ripetitività, forte determinazione». Assumere la pillola, per esempio, richiede un continuo ripensamento della scelta fatta, cosa che, come evidenzia l’esperta, può portare a un uso scorretto. Lo stesso vale per il condom, l’anello vaginale o il diaframma. «Sono metodi semplici e poco invasivi, ma fastidiosi perché ogni volta è necessaria la decisione».

Un’offerta diversificata

1. Meccanici o di barriera

Profilattico. È in lattice o, per i rari casi di allergie, in materiale sintetico. L’affidabilità è elevata, l’impiego semplicissimo e vantaggioso anche per la prevenzione delle malattie trasmissibili sessualmente. Capita di rado che si rompa o si sfili durante il rapporto. L’applicazione richiede un’interruzione in un momento cruciale (il preservativo va applicato sul pene eretto).

Diaframma. Questa cupoletta di silicone o lattice, sostenuta da un anello di metallo flessibile, va posizionata in vagina a coprire il collo dell’utero prima del rapporto, sempre con una crema spermicida, e va tolta dopo qualche ora. È in vari modelli, secondo la conformazione dei genitali interni, perciò è il ginecologo a consigliare il tipo adatto. «È un metodo semplice ed efficace, ma diversamente dai paesi anglosassoni, in Italia è poco diffuso perché comporta una manipolazione dei genitali». In effetti, per inserire il diaframma bisogna avere una buona conoscenza della propria anatomia e un’ottima consapevolezza della propria sessualità.

Spirale di rame. È un dispositivo a forma di T, di materiale plastico ricoperto da una sottile bandinella di rame con alla base un filo (che si può sentire al tatto ma non ostacola i rapporti); viene inserita dal ginecologo nell’utero e tolta dopo 3-5 anni. Agisce alterando i movimenti degli spermatozoi e delle tube, impedendo la normale discesa dell’ovulo e l’insediamento dell’ovulo fecondato. «Il rischio è una possibile dislocazione dell’apparecchio, che finisce nel canale cervicale. La donna deve perciò controllare la posizione del filo e sottoporsi regolarmente a visita ginecologica», spiega l’esperta.

2. Metodi chimici

Spermicidi. Sono creme, ovuli, gel o schiume, poco efficaci da soli, da utilizzare abbinati ai metodi meccanici, che ne aumentano notevolmente l’efficacia. Vanno applicati al momento del rapporto e, a seconda dei tipi, sono più o meno semplici da usare; l’efficacia massima è di 60 minuti. Oggi si utilizzano sostanze naturali come l’acido lattico, con minori effetti collaterali.

3. Metodi ormonali

Si basano sull’inibizione dell’ovulazione e sono molto sicuri. «Per tutte le combinazioni ormonali, minipillola esclusa, il principale effetto collaterale è un raro rischio di trombo-embolie arteriose e venose nel primo anno di assunzione e in presenza di fattori predisponenti», avverte La Marca.

Cerotto. Introdotto di recente in Italia, incontra sempre più consensi per l’alta affidabilità e la praticità. Ha una superficie di 20 cmq, si applica su braccio, tronco o glutei 24 ore dopo la comparsa del mestruo. Rilascia gradualmente gli ormoni presenti di solito nelle pillole (norelgestromina, un progestinico, e etinilestradiolo, un estrogeno). Va applicato per 3 settimane, cambiato ogni 7 giorni e infine sospeso per una settimana. Ogni giorno va controllato che non si stacchi; nel caso, se ci si accorge entro 24 ore, basta riapplicarlo o cambiarlo; oltre questo lasso, si deve rifare tutto da capo.

Pillola contraccettiva. Considerata una delle principali scoperte del secolo scorso, a partire dal 1951 (anno di nascita) ha subito molti cambiamenti. Oggi è a basso dosaggio, presenta meno effetti collaterali e facilita il drenaggio dei liquidi, evitando il sovrappeso. «Il calo della libido è l’effetto più riferito», afferma La Marca. «Il problema dipende dal tipo di equilibrio ormonale personale; la pillola lo modifica in un modo che non a tutte va bene».

Due i tipi principali: la pillola combinata, con ormoni estrogenici e progestinici a differenti dosaggi, da assumere per 21 giorni, con una sospensione di 7; la progestinica, o minipillola, da assumere tutti i giorni, adatta per le nutrici o per chi non può assumere estrogeni.

Anello vaginale. Flessibile e trasparente, viene inserito in vagina per 3 settimane e rilascia gradualmente gli ormoni. Viene rimesso dopo 1 settimana di sospensione. Come il cerotto e diversamente dalla pillola, non presenta problemi di mancata assunzione in caso di vomito o diarrea.

Spirale ormonale. Rilascia gradualmente il progesterone e agisce alterando l’endometrio (il rivestimento interno dell’utero) per impedire l’insediamento dell’ovulo fecondato.

Impianto ormonale. È un tubicino sottile che viene applicato sotto la cute del braccio e rilascia gradualmente un ormone progestinico. Garantisce un’alta protezione e va tolto dopo 3 anni al massimo, ma non è esente da effetti collaterali.

tratto dall’articolo “La scelta del metodo giusto” della rivista Vita&Salute di Ottobre 2014, di Giuliana Lomazzi

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