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LA TAVOLA DELLA TERZA ETA’

LA TAVOLA DELLA TERZA ETA’

Qual è il fabbisogno nutrizionale quando si diventa anziani? La domanda è fondamentale per sfatare alcuni pregiudizi, prevenire numerose malattie. E avere così una popolazione che invecchia, ma resta sana più a lungo

 

«Non mangiare questi alimenti che ti fanno male», dice la figlia al padre ottantenne. E lui, senza la minima esitazione, risponde «Non voglio, certo, morire sano». Il dialogo lo prendiamo a prestito dalla Trilogia del Barlume di Marco Malvaldi (Sellerio, pp. 419, € 18,00). Al caro ottantenne, la moderna scienza dell’alimentazione replicherebbe che la vecchiaia va preparata in salute, prima dello scoccare dei fatidici 70; altrimenti, sono guai.
Qualche dato. L’Italia è il paese più vecchio d’Europa con una persona oltre i 65 ogni cinque e una oltre i 75 ogni dieci. E c’è un altro dato da considerare con attenzione: entro il 2060 per ogni anziano ci saranno solo due persone in età lavorativa, oggi sono quattro.
Secondo l’Oms, poi, nella società europea due terzi dei pensionati soffre perlomeno di due patologie croniche e oltre il 25 per cento del Pil (Prodotto interno lordo) va a finire in strutture di copertura sociale. E sappiamo tutti come è ridotta la sanità pubblica in Italia. «Non è certo un caso che l’invecchiamento sia il maggior fattore di rischio delle più diffuse malattie croniche e allora occorre pensare a strategie che permettano di realizzare un invecchiamento sano», è la filosofia della European Innovation Partership on Active Ageing, che sta anche lavorando a un progetto pilota che mira ad aumentare di due anni la vita media, in buona salute, degli europei entro il 2020.
Equilibrio e qualità
«Tutto vero, oltre lo stile di vita più sano, la dieta della terza età deve essere più che mai equilibrata e di qualità, per prevenire-combattere malattie e disturbi. Gli acciacchi dell’età possono essere contrastati proprio grazie a un’alimentazione ad hoc e pensata con l’aiuto di uno specialista. C’è poi da considerare che con il passare degli anni si modifica il metabolismo basale e subentrano modificazioni della nostra struttura corporea, per dirlo semplicemente perché sia comprensibile a tutti», fa notare il professor Giuseppe Genovesi, specialista in endocrinologia, psichiatria, immunologia, ricercatore presso il policlinico Umberto I di Roma.
Facile? Non lo era prima, pensate oggi. La crisi economica ha fatto peggiorare, sensibilmente, l’alimentazione degli anziani e no. La ragione? La difficoltà di arrivare a fine mese porta a chi vive solo di pensione o di stipendi ai limiti della sopravvivenza a ridurre il consumo di alcuni degli alimenti di maggiore qualità. In pratica, si finisce per accontentarsi di pasti «spazzatura» e poveri dei nutrienti essenziali. E non sono considerazioni terroristiche. In Italia, l’80 per cento delle persone che hanno superato il 65 anni (si tratta di quasi un milione di persone) è malnutrita o addirittura denutrita, i dati provengono dalla Società italiana di gerontologia e geriatria. E queste carenze vanno a sommarsi con l’invecchiamento fisiologico del corpo.
Che fare? Secondo il professore Pierluigi Rossi, docente di nutrizione all’università di Bologna (vedi box), il consumo di proteine dovrebbe aumentare: queste sostanze cementano l’organismo e sono le prime alleate nel combattere il decadimento generale. La carenza di proteine determina una riduzione del muscolo e ciò porta, inevitabilmente, a invecchiare prima. Così per mantenere il muscolo occorre mangiare più proteine e ridurre i grassi. Un adeguato apporto di proteine è fondamentale per il mantenimento della massa muscolare magra (e quindi della forza) che va incontro a una fisiologica riduzione con l’età, aumentando il rischio di cadute, fratture e disabilità. Questo aspetto è stato preso in esame da una revisione di studi, pubblicata da Clinical Interventions in Aging, in cui si suggerisce che il quantitativo giornaliero di proteine, di origine sia animale che vegetale, raccomandato agli anziani, debba corrispondere a 0,95 g per kg di peso, quota sufficiente a favorire la sintesi proteica muscolare.
Le proteine, oltre che da pesce, formaggi e uova possono essere ricavate, in chiave più strettamente vegetariana, quello che interessa a V&S, da grano integrale (farina di grano integrale, pane e riso scuro), noci (nocciole, anacardi, noci del Brasile, mandorle), semi (sesamo, girasole, zucca), legumi (piselli, ceci, fagioli, lenticchie), farina di soia, latte di soia, tofu.
Da dove prendere il ferro
Sensibile anche il deficit di ferro che apre la strada all’anemia. Come farne il pieno? Il ferro che arriva da fonti vegetali (ferro non-eme) è assorbito di meno rispetto a quello proveniente da fonti animali (ferro eme). Il segreto? Consumare prodotti a base di vitamina C (contenuta nei succhi di frutta, soprattutto negli agrumi, broccoli, cavoli, polline e altro) innalza notevolmente l’assorbimento del ferro in forma non-eme dai cibi, mentre i tannini (come quelli contenuti nel tè industriale), i fitati e le fibre (consumate sotto forma di crusca) ne inibiscono l’assorbimento. Possono crescere anche i livelli pressori, e allora occorre ridurre drasticamente il sale che si aggiunge ai cibi e quello che si trova in molti insaccati.

Se vuoi leggere l’articolo completo,
invia una mail: info@vitaesalute.net

 

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