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LE BUGIE HANNO IL FIATO CORTO

LE BUGIE HANNO IL FIATO CORTO

 Una discutibile abitudine da cui non si salva quasi nessuno. La novità è che oltre ai risvolti etici e morali, la menzogna può rischiare di ammalarci

 Chi non ha mai detto una bugia? Non tutti mentono continuamente, ma è difficile procedere nella vita senza una buona dose di bugie. A volte innocue, qualche volta meno. Secondo alcuni studi, gli americani dicono in media undici bugie alla settimana. Ma anche gli italiani non se la cavano male, rivela un’indagine Astra Demoskopea: tutti insieme riusciamo a inventarci quasi quattro milioni di bugie al giorno, più di 114 al mese: come dire, minimo due a testa, considerato che dall’indagine sono esclusi i bambini, le cui bugie sono in gran parte giustificabili.
Le nuove tecnologie, poi, sono complici di questa tendenza, offrendo strumenti come i social network che sembrano fatti apposta per indursi a mentire: da una ricerca condotta da Redshift Research risulta infatti che ben il 53 per cento degli italiani mente a proposito di se stesso su Facebook e sugli altri social network: le donne tendono soprattutto a migliorare la propria immagine ritoccando le foto, gli uomini ad apparire più brillanti per colpire l’attenzione degli interlocutori. La bugia, insomma, si annida ovunque, tanto che gran parte della ricerca psicologica e non tende a considerarla un indispensabile lubrificante della nostra società. Secondo lo psicologo americano Robert Feldman, le bugie sono principalmente una strategia messa in atto dalla nostra mente per difendersi e vivere meglio. Mentre il sociologo Franco Ferrarotti è convinto che «la bugia sia un fatto culturale di prim’ordine, soprattutto fra i popoli mediterranei». La bugia, quindi, sembra una componente essenziale dell’esistenza, tanto che anche molti animali «mentono», o meglio, mettono in atto inganni per proteggersi e per catturare le prede.
Non mento, sto meglio

Sorprende dunque quanto emerge da una recente ricerca che arriva dall’università di Notre Dame dell’Indiana (Usa), secondo cui le bugie nuocerebbero alla salute. E non parliamo solo di sensi di colpa o del malessere che ci coglie quando sappiamo di avere fatto qualcosa di sbagliato, ma di veri e propri problemi fisici. I ricercatori hanno studiato per tre settimane un campione di 110 persone di età variabile tra i 19 e i 71 anni, chiedendo alla metà di loro di evitare per quanto possibile di dire bugie, gravi o meno, lungo un arco di tre settimane. Al termine di questa fase, l’adesione al progetto è stata valutata con il poligrafo, la cosiddetta macchina della verità, mentre i partecipanti sono stati sottoposti a esami clinici e questionari per valutare il loro stato di salute fisica e mentale. Si è visto così che a un minor numero di menzogne settimanali corrispondevano migliori condizioni di salute percepita: le persone che erano riuscite a dire meno bugie non solo manifestavano meno disturbi psicologici ma accusavano anche meno malesseri fisici come mal di testa e mal di gola, oltre ad affermare di avere avuto contatti sociali migliori e più gratificanti rispetto al gruppo dei bugiardi. Uno studio decisamente interessante, anche se su un campione ancora limitato e con dati basati su autodichiarazioni.
Quanto stress in più

E ci sono anche altre indagini che confermano come le menzogne attivino il rilascio di ormoni dello stress, aumentando battito cardiaco e pressione sanguigna oltre a ridurre le difese immunitarie: «Per “reggere” una bugia spendiamo molta energia fisica e mentale che potremmo meglio impiegare facendo qualcosa di utile», commenta la psicologa Linda Stroh della Loyola University. «La sincerità fa bene», aggiunge Giacomo del Monte, psicologo e psicoterapeuta corporeo. «Fondamentalmente, le bugie nascono dalla difficoltà di incontrare se stessi e gli altri: uno studente che arriva in ritardo a lezione, per fare solo un esempio, si sente a disagio all’idea di dire le cose come stanno e tende a inventare una scusa, mentre la verità rafforza chi la dice». E non solo dal punto di vista psicologico: «Tendenzialmente, siamo portati a dire le cose come stanno realmente», spiega del Monte; «se raccontiamo bugie interrompiamo il nostro flusso comunicativo, un po’ come se mettessimo un sasso in un torrente: prima o dopo rischiamo di farlo straripare. Quando diciamo una bugia il nostro corpo fa un lavoro doppio: da una parte blocca la verità che sta uscendo, dall’altra ne deve costruire una alternativa: una procedura impegnativa che ci porta a irrigidirci. Non mi stupisce che ciò possa avere conseguenze a livello fisiologico: chi si affida costantemente alla bugia vive sotto sforzo».
A fin di bene?

Possiamo mentire per motivi diversi, per timidezza o semplicemente per toglierci dall’impiccio di una situazione imbarazzante; per evitare una punizione, per difendere noi stessi e gli altri, per ottenere vantaggi, oppure per acquisire prestigio, e sono queste le bugie alle quali di solito finiamo per credere anche noi. Non tutte, ovviamente, hanno lo stesso peso. Ci sono quelle che provocano enormi conseguenze, nel male ma a volte anche nel bene: pensiamo a quanti durante le persecuzioni contro gli ebrei hanno mentito a rischio della propria vita per salvare persone innocenti dai lager. «Ma anche alle multinazionali del tabacco», ricorda Del Monte, «che hanno tenuti nascosti i dati che dimostravano la pericolosità delle sigarette». Ci sono poi le bugie innocue, le cosiddette «bugie bianche» cui ricorriamo per non ferire qualcuno o per fare piacere a un amico. «Ma a volte bisogna parlare anche a rischio di provocare un dolore all’altro», sostiene lo psicologo. Facendo però attenzione: l’amica che ci chiede se sta bene o se è ingrassata, nella maggior parte dei casi non sta davvero facendo una domanda, ha solo bisogno di rassicurazione. «Se invece capiamo che ci sta chiedendo davvero un parere dovremmo cercare di essere sinceri, magari evitando giudizi drastici –  “con quel vestito sei ridicola” – o accennare magari in un’altra occasione che troviamo quella persona più elegante con qualcosa di diverso». Molte bugie serie nascono invece dal timore di confessare qualcosa: «sono quelle di paura, tipiche dei bambini che si sentono dipendenti dagli adulti, in una situazione di inferiorità», chiarisce lo psicologo; «il guaio è che spesso continuiamo a sentirci così anche da adulti, quando dovremmo ormai assumerci la responsabilità dei nostri errori: succede per esempio quando in una coppia c’è qualcuno che tradisce. Resta il fatto che se si corre il rischio di dire la verità, spesso si riesce a costruire un rapporto più vero. E comunque ci si sente più liberi, più leggeri».
La realtà parallela

La realtà può essere dolorosa ma anche liberatoria: «Chi dice troppe bugie spesso manca di fiducia in se stesso e negli altri», spiega Del Monte, «con il rischio che la situazione diventi patologica: ci sono individui che non riescono a fare a meno di dire bugie e finiscono per mentire soprattutto a se stessi e vivere in realtà parallele». Perché anche le bugie in qualche modo dicono qualcosa di noi; «chi dice spesso bugie malevole con l’intento di ferire gli altri è una persona che sta male e trasmette in questo modo il proprio malessere», osserva Del Monte. Il guaio è che siamo abituati a vivere in mezzo alle bugie: sempre l’indagine Redshift Research, mostra che per gli italiani i «super bugiardi» sono i politici, ritenuti tali dal 72,3 per cento del campione, seguiti a distanza da commercianti (40,3 per cento) e pubblicitari (36,8 per cento). «Il problema è che la nostra società, entro certi limiti, ha bisogno di sentire bugie», ricorda Del Monte; «spesso, anche in politica preferiamo credere a chi ci illude, piuttosto che a chi ci fa vedere le cose come stanno davvero. E in questo caso ci può essere una sorta di connivenza tra ingannatore e ingannato».
Ma dobbiamo fare attenzione: le bugie non fanno male solo a noi ma anche ai nostri figli. Una ricerca delle università della California (Usa), San Diego (Usa) e Toronto (Canada), pubblicata sulla rivista specializzata Journal of Moral Education, conferma che la scarsa sincerità nei rapporti con i figli rende i bambini insicuri e sospettosi, compromettendo il rapporto di fiducia che deve esistere tra i membri della famiglia.

Se vuoi leggere l’articolo completo,
invia una mail: info@vitaesalute.net

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