skip to Main Content
THE CHINA STUDY Lo Studio Che Cambierebbe Il Mondo

THE CHINA STUDY Lo studio che cambierebbe il mondo

Si chiama The China Study. La più imponente ricerca sulla relazione tra benessere e dieta. Ispirata dalle condizioni drammatiche di salute di un alto funzionario cinese. Se ne parla in un libro pubblicato di recente. Che racconta come si potrebbe rivoluzionare la medicina. E perché questo ancora non accade.
È certamente una storia curiosa quella che da un dramma, come una grave malattia che porta alla morte, fa scaturire, per una serie di coincidenze e di tenaci volontà, nuove acquisizioni scientifiche che hanno rivoluzionato i criteri di giudizio scientifici sulle diete salutari per il genere umano. Si tratta di una vicenda appassionante che vale la pena di conoscere. E di leggere sul libro The China Study, scritto dal dottor T. Colin Campbell (insieme al figlio Thomas M. Campbell II), autore e protagonista indiscusso di questa storia.
C’era una volta il ministro cinese

A metà degli anni Settanta del secolo scorso, il primo ministro cinese Ciù-En-Lai stava morendo di cancro. In quella occasione le autorità cinesi, stimolate anche dalle ultime volontà dell’autorevole paziente, decisero di effettuare una ricerca nazionale per raccogliere informazioni sulla presenza di questa patologia nella popolazione cinese. Concretamente, furono studiati quasi 900 milioni di persone e coinvolti oltre 650 mila ricercatori. I numeri cinesi, si sa, sono sempre giganteschi, ma quella fu certamente la ricerca scientifica che indagò il più elevato numero di persone di tutti i tempi. Il risultato più importante è stato l’elaborazione di una mappa che rappresentava (per una cinquantina di tipi di cancro) la frequenza con la quale i tumori maligni si manifestavano in un determinato territorio. Quello che balzava agli occhi era che il numero di casi di cancro era notevolmente diverso (anche di cento volte) nelle differenti aree indagate.
Prima lo stile di vita, poi i geni

Occorre sapere che la popolazione cinese deriva per l’87 per cento dallo stesso gruppo etnico e ha quindi un patrimonio genetico sostanzialmente omogeneo. Per questo motivo, fu ritenuto dai ricercatori che la predisposizione genetica fosse quasi ininfluente sul rischio di ammalarsi per tumore. Tra l’altro, negli stessi anni due famosi ricercatori americani, Doll e Peto, stimarono che la componente genetica nel rischio di cancro non contasse più del 2-3 per cento. L’unica spiegazione di variazioni così imponenti nell’incidenza del cancro poteva dunque essere trovata solo indagando i fattori ambientali.
Sulla base di questi dati di partenza, assai interessanti e promettenti, il dottor Campbell (un esperto ricercatore Usa che da molti anni si dedicava a indagare i rapporti tra dieta e salute) e il suo gruppo di collaboratori provenienti dalla Cornell University, dall’Università di Oxford e dall’Accademia cinese di medicina preventiva cominciano nel 1983 a raccogliere sistematicamente informazioni in tutta la Cina sulle relazioni che esistono tra 367 variabili dello stile di vita e le malattie croniche. Questa indagine si è avvalsa anche di esami del sangue e delle urine, questionari, campioni  di cibo, ecc.
Il lavoro di Campbell e dei suoi fu veramente enorme. Pensate solo che dall’incrocio delle diverse variabili prese in considerazione uscirono oltre 8.000 relazioni significative tra le abitudini alimentari e le malattie. Il lavoro proseguì anche negli Stati Uniti esaminando abitudini e stato di salute degli americani (e dei cinesi trasferitisi negli Stati Uniti) in modo da poter comparare e verificare se abitudini e stili di vita sostanzialmente identici portassero alle stesse malattie, indipendentemente dal patrimonio genetico. E così è stato.
Alla caccia di conferme

Campbell e il suo gruppo, di fronte a risultati così clamorosi, si misero a ricercare nelle pubblicazioni scientifiche e nel lavoro di altri ricercatori altre prove delle loro clamorose scoperte. In effetti, scorrendo le pubblicazioni degli ultimi 50 anni trovarono numerosissime conferme. Si trattava di scoperte che dimostrano senza ombra di dubbio che obesità, diabete e malattie cardiovascolari non solo possono essere prevenute con una dieta appropriata, ma possono addirittura essere fatte regredire con le giuste correzioni dietetiche. Scoprirono anche che numerosi studi scientifici dimostrano che varie forme di cancro, le malattie autoimmuni, la robustezza delle ossa, la funzionalità dei reni e del cervello possono essere influenzate in modo significativo dalle abitudini dietetiche.
Gli studi di Campbell e di altri ricercatori giungono a una stessa conclusione: coloro che si nutrono prevalentemente di cibi di origine animale si ammalano più facilmente di malattie croniche (cancro, diabete, osteoporosi, ecc.). Mentre le persone che consumano maggiori quantità di cibo vegetale risultano più protette rispetto alle stesse patologie. È interessante notare che non è stata rilevata una soglia minima, al di sotto della quale la correlazione tra consumo di cibo animale e rischio di ammalarsi per quelle patologie era poco significativa. In altri termini, più il consumo di cibo animale (e in particolare di proteine animali come carne e latticini) tende a zero, più il rischio di malattie croniche si riduce. E viceversa. Un dato clamoroso, in grado da solo di rivoluzionare le basi stesse della medicina odierna.
Il ruolo della scienza medica e del complesso industriale

Di fronte a conoscenze scientificamente provate di questa portata, come mai la loro diffusione e, soprattutto, la loro completa e stabile integrazione nella medicina di tutti i giorni è praticamente assente? Tanto da compromettere seriamente la salute di milioni di persone e, non dimentichiamolo, mettere in discussione la sostenibilità economica dei sistemi sanitari nazionali? Queste domande se le pone anche il nostro Campbell e, nel suo libro, dedica un’intera sezione per dare ai lettori spiegazioni su queste questioni cruciali. È molto interessante scoprire nel racconto delle sue vicende professionali e personali quanto il sistema articolato e integrato costituito dalla comunità scientifica e universitaria, dalla politica, dall’industria, dai giornalisti e dai mezzi di comunicazione sia in grado, senza generalmente commettere reati, di «addomesticare» ed evitare di comunicare le informazioni scientifiche fondamentali per la salute delle persone. I motivi di questo comportamento sono sostanzialmente di due tipi. Da un lato la necessità di salvaguardare le posizioni di potere e di privilegio e, dall’altro, di non compromettere i profitti dei complessi industriali e finanziari che, con l’allevamento degli animali, la produzione e commercializzazione dei latticini, la vendita di farmaci, la gestione di centri specialistici medici e chirurgici fanno grandi affari. Campbell spiega senza peli sulla lingua (sempre facendo salva la sincera buona fede di molti operatori sanitari e scienziati) quanto gli è capitato nella sua lunga vita di operatore della scienza, a contatto con la politica, l’industria e la finanza. Le quali, lo dice Campbell stesso, non sempre ci fanno una bella figura.

*Medico nutrizionista
Se vuoi leggere l’articolo completo,
invia una mail: info@vitaesalute.net

Share This
Back To Top

Per consentirti la migliore esperienza di navigazione, abbiamo configurato il nostro sito internet in modo da consentire i cookie. Continuando la navigazione, acconsenti all'uso degli stessi. Leggi di più

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi