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MANDO IN FUMO L’ELETTRONICA

Le sigarette alternative stanno conquistando sempre più persone. Complice l’assenza o il basso contenuto di nicotina. E anche il risparmio economico. Ma i dubbi restano sulla loro effettiva innocuità

È boom di negozi e adepti. La sigaretta elettronica (e-cig) ha fatto breccia tra i fumatori pentiti. Secondo infatti l’Anafe (Associazione nazionale fumo elettroniche) il fatturato del settore, a fine 2013, arriverà a quota 350 milioni di euro. Mentre Euromonitor International, una società fidelizzata allo studio del mercato, parla di 2 miliardi di dollari, per il giro di affari, a livello mondiale.
Poi, ci sono anche i risvolti occupazionali. Il mercato del fumo vaporizzato qui da noi, al momento, assicura un posto di lavoro a circa 1.500 persone. E in questi numeri non è considerato l’indotto. Quanti sono i suoi estimatori? Due milioni, e il dato comprende già chi ne fa uso e chi, lo afferma un recente sondaggio Doxa, è disposto a volerla provare. La Doxa aggiunge che in Italia il 7,3 per cento delle persone ha già sperimentato la nicotina vaporizzata. Così il mercato si trova di fronte a una crescita senza limiti e lo rafforza il fatto che anche alcune grandi ditte produttrici di tabacco hanno acquistato marchi di sigarette e sigari elettronici. La ragione? Ci sono milioni di persone che vorrebbero farla finita con la dipendenza dal «pacchetto» e sono potenziali clienti: le multinazionali del tabacco amano «mangiare» in qualsiasi piatto. Sempre secondo dati Doxa, in Italia ammontano a 13 milioni e mezzo (33,2 per cento maschi e 22,5 per cento femmine). Non si contano i giovani che amano le «bionde». Ci viene in aiuto, ancora una volta, la Doxa: un ventenne su 3 e una ventenne su 4-5. E gli ex fumatori? Toccano quota 6 milioni: più numerosi i maschi. Una fotografia impietosa che mostra quanto sia ancora forte la spinta al fumo.

Il finto tabacco
Ma c’è l’altro lato della medaglia. C’è chi vorrebbe farla finita, da solo, a riuscire a spegnere l’ultima sigaretta. «È stato difficilissimo, ho smesso e ricominciato non so quante volte. Notti insonni, corsi: poi la sigaretta tornava a essere la mia compagna di vita. Improvvisamente, è scattata la luce: non le ho più accese, dopo un corso di gruppo per smettere di fumare organizzato dalla Lega Vita e Salute. Da quando ho detto addio al fumo la mia vita è cambiata: sto meglio, respiro bene e riesco a fare una bella camminata senza essere “offeso dal “fiatone” e senza sentire quella strana morsa al centro del petto», assicura con forza professionista lombardo.
E lui non è una mosca bianca. Le statistiche, per quanto possa sembrare strano, rivelano che un buon 70 per cento di chi vuole smettere ci riesce senza aiuti. C’è da dire, però, che la possibilità di avvalersi di una finta sigaretta tenta parecchio. Qualcuno si domanda cosa ci sia di sbagliato nell’inalare da una sigaretta vapore acqueo o, al massimo, solo un po’ di nicotina, quali danni possa scatenare. E infatti è in questo senso che nascono dei problemi.
Mentre sulle ricariche senza nicotina non c’è in fondo gran dibattito, sulla versione «con» i dubbi si moltiplicano. Per l’European Respiratory Society «Gli effetti sulla salute sono ancora poco indagati. Non si può escludere del tutto che determinino infiammazioni ai bronchi. Fanno capolino danni evidenti alla funzione respiratoria che la Società ha presentato all’ultimo congresso che si è tenuto, recentemente, a Vienna».
E inoltre non è il caso di trascurare il fattore portafoglio. La maggior parte dei clienti della e-cig ha fatto questa scelta per motivi economici. Facciamo alcuni conti.
Il kit e-cig ha, mediamente, un costo che va dai 33 agli 84 euro. I flaconi (hanno una durata di circa sei giorni) costano intorno ai 6 euro l’uno. Paragonato al costo di un pacchetto da venti di sigarette, circa 4-5 euro, consumato in un giorno, in un mese un fumatore tradizionale «brucia» 150 euro. Chi se lo fa durare tre giorni se la cava con 50. «Con le sigarette elettroniche, anche se si sceglie il kit più caro, non si superano gli 84 euro», ci racconta il gestore di un negozio a Monte Mario, quartiere di Roma nord, che però preferisce mantenere l’anonimato, «e se i flaconi hanno una durata di sei giorni, in un anno il risparmio è più che evidente. Chi fuma un pacchetto al giorno risparmia 1.356 euro e chi è meno vizioso arriva a 300».

Meglio non iniziare
Chi non ci guadagna di certo sono i Monopoli di Stato: le stime evidenziano che il calo del consumo di tabacco faccia perdere all’erario 3 miliardi di euro l’anno. Come che sia, al di là dei dubbi e delle riserve salta fuori che se si riesce a smettere con il fumo, ci si sente meglio e si risparmia. Il successo della e-cig è tutto qui. Ma è vera gloria? C’è da dire che una sentenza definitiva sulla materia non è stata ancora pronunciata.
Tutti gli specialisti su un punto sono d’accordo: «Chi non ha mai fumato è bene che non pensi alla e-cig». Ma è certo che ci sono due partiti contrapposti. Da una parte, chi consiglia la sigaretta elettronica per farla finita con il fumo, anche perché innocua; dall’altra chi mette in guardia dai possibili rischi.
Alcuni studi affermano che la sigaretta elettronica permetterebbe una riduzione del consumo di nicotina di circa il 55 per cento; altri, invece, avanzano notevoli dubbi sulla bontà del nuovo mezzo.
Qualche perplessità l’ha mossa nei mesi scorsi Girolamo Sirchia, che quando nel 2003 era Ministro della salute varò la legge antifumo nei locali pubblici. «Per le e-cig manca una sperimentazione adeguata. Nell’attesa che ciò avvenga sarebbe giusto considerare il prodotto un presidio medico-chirurgico, cosa che attualmente non è. È dannosa? Il vapore che libera può irritare i polmoni, ma i carcinogeni non ci sono».

Se vuoi leggere l’articolo completo,
invia una mail: info@vitaesalute.net

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