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Nelle Terre Inquinate

Nelle terre inquinate

In Campania c’è la «Terra dei fuochi». Da dove sono stati lanciati numerosi allarmi per la salute della popolazione. Causa incendi di materiale tossico e discariche abusive. V&S ha voluto capirne di più. Per sottolineare le criticità di una regione, ma anche le sue eccellenze. E segnalare l’esistenza di altre aree a rischio in Italia

Sono poco più di dieci anni da quando roghi di rifiuti imperversavano – e continuano a imperversare – in un’area geografica che è compresa tra le province di Napoli e Caserta. «Un’area che comprende 57 comuni e solo nell’aprile del 2014 si sono aggiunti altri 31 comuni. Qui ci sono zone di campagna e limitrofe ai centri densamente abitati in cui si assiste ogni giorno allo smaltimento illegale di rifiuti attraverso abbandono illecito e combustione», ha dichiarato Paola Dama, una giovane biologa napoletana che oggi fa la ricercatrice in oncologia all’università dell’Ohio (Stati Uniti) e alla quale si deve la fondazione di Pandora, un gruppo di intervento spontaneo composto di tecnici e scienziati, creato per studiare la situazione nell’ormai tristemente nota «Terra dei Fuochi». La zona cui si fa riferimento (comprende i comuni di Acerra, Caivano, Castelvolturno, Frattamaggiore, Frattaminore, Giugliano in Campania, Marcianise, Melito di Napoli, Mondragone, Nola, Orta di Atella Qualiano e Succivo), è stata interessata, negli anni, da un devastante sversamento illegale di rifiuti, operato dal cosiddetto «clan dei Casalesi». Il crimine? Nelle campagne del Sud, Campania Felix, sono stati interrati residui tossici e nucleari provenienti dal nord Italia e dal nord Europa. Il risultato? Si parla, fra i residenti, di un elevato livello di tumori, che hanno colpito soprattutto le donne giovani (al seno e alla tiroide) e i bambini.

Roberto Saviano e quel titolo…
Era ed è uno scenario, per chi l’ha visto, che lascia tanta angoscia dentro. Tant’è che gli osservatori di Legambiente, estensori del «Rapporto Ecomafie», che per primi si occuparono del fenomeno, coniarono per caratterizzare le zone interessate proprio la locuzione «Terra dei fuochi», che si affermò grazie a Roberto Saviano che la prese per intitolare l’ultimo capitolo del suo famosissimo libro Gomorra. Anche il programma televisivo Le Iene si occupò del suolo partenopeo, scoprendo (grazie alla testimonianza di un boss della camorra) quanto si fosse sottovalutato il problema di queste aree. E non basta. A sentire l’inchiesta del programma televisivo i rifiuti tossici contenuti nel terriccio di Acerra e Caivano, tanto per nominare un paio di comuni, potrebbero anche essere riconducibili a scorie nucleari. Il condizionale è d’obbligo. E allora? Sono in molti a volere soluzioni a un problema svelato dal boss della camorra, famiglia dei Casalesi, Carmine Schiavone, recentemente deceduto, che già nel lontano 1993 denunciò che la Campania era stata messa al centro di un disegno criminale, tramutandola in una discarica a cielo aperto di materiali tossici, tra cui piombo, scorie nucleari e materiale acido, che hanno inquinato molte falde acquifere e la costa di mare che va dal basso Lazio fino ad arrivare a Castelvolturno. L’inquinamento interessa 88 comuni della Campania. E c’è chi rincara la dose, ricordando che il problema dei rifiuti non riguarda solo il napoletano. «All’epoca di Carmine Schiavone, ’93-’94, i rifiuti da smaltire illegalmente erano circa un terzo di quelli che circolano oggi, e grazie al nostro impegno lo Stato, attraverso i suoi inquirenti, come la Guardia Forestale, si è visto costretto ad ammettere che in tutta Italia non meno di 25 milioni di tonnellate l’anno di rifiuti speciali, industriali e tossici, sono prodotti in regime di evasione fiscale e smaltiti scorrettamente in tutta Italia e nel resto del mondo», ha denunciato con forza il dottor Antonio Marfella, tossicologo, oncologo, componente dell’Osservatorio ambientale indipendente di Acerra. Come afferma Roberto Saviano, «Prendo atto che il mio ormai è diventato accanimento terapeutico. Mi ostino a pensare, mi ostino a sperare – e lo faccio scrivendo – che per il Sud ci sia ancora speranza. Mi ostino a farlo ma non è una battaglia che si combatte ad armi pari. Sulla Terra dei Fuochi il governo continua ciecamente a minimizzare e gli organi di stampa sembrano interessati quasi esclusivamente a cavalcare la polemica. Ora anche l’Istituto superiore di sanità ammette, e lo cito testualmente, che “esiste nella Terra dei Fuochi tra i fattori di rischio accertati o sospetti l’esposizione a un insieme di inquinanti ambientali che possono essere emessi o rilasciati dai siti di smaltimento illegali”. Dunque, se tutto questo c’è che senso ha interrogarsi sulle connessioni tra inquinamento e salute?». Saviano se la prende anche con il ministro della Salute Beatrice Lorenzin che alla lettura dei dati, tenuti a bagnomaria per due mesi, afferma che lo studio non può evidenziare la presenza di nessi causali fra le patologie tumorali e la situazione ambientale della Terra dei Fuochi e che bisogna attendere la conclusione degli screening prima di porre valutazioni e adottare provvedimenti. Molte critiche ha sollevato anche un’indagine, compiuta dal Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali, in cui si afferma che nella Terra dei Fuochi, su un totale di 1.076 km quadrati di terreni mappati in 57 comuni, le aree ritenute sospette rappresentano soltanto il 2 per cento, per un totale di 2,5 km quadrati.

Rischio psicosi
Come stanno, allora, effettivamente le cose? Quante scorie nucleari, piombo, mercurio o diossina arrivano in tavola con gli alimenti coltivati in queste terre? E l’acqua?
Tutti questi interrogativi hanno fatto nascere una psicosi generale che ha messo in ginocchio un’intera regione, nonostante qui si continuino a produrre delle eccellenze agroalimentari del tutto estranee alla contaminazione scatenata dai Casalesi. I ricercatori più avveduti, facciamo riferimento in primis al gruppo di Pandora, hanno messo sotto accusa chi, scriteriatamente, ha esteso il disastro alla Campania, in toto. Risultato? È montato un allarme alimentare del tutto privo di senso reale.
V&S, anche se non ha mai condiviso il sensazionalismo informativo, non vuol certo sottacere quanto è successo, né sacrificare la realtà dei fatti alle esigenze economiche di imprenditori, allevatori e contadini che abitano la zona. In pratica, non siamo disposti a piegarci a un’informazione che avveleni le menti e che si presenti artificiosamente scandalistica. Contano solo i fatti.

I dubbi degli esperti
E a questo proposito, i rappresentanti del comitato Terra dei Fuochi sezione Marcianise, che hanno svolto un notevole lavoro sulla pericolosità dei rifiuti per la salute, riconoscono che nella stragrande maggioranza (99 per cento) i prodotti agricoli dell’area sono sicuri. Una contraddizione? No, viene fornita anche la risposta adeguata. I rifiuti tossici sono stati interrati con maestria, senza lasciare nulla all’improvvisazione e in profondità. Certo, contestano che sia consentito continuare a produrre pomodorini «puliti» su terreno di copertura di discariche non a norma, di rifiuti tossici. Perché i prodotti risultano immuni? Beh, per quello che tutti fanno finta di non sapere: il tombamento, cioè l’interramento profondo. In più, affermano che sulla pericolosità di quei rifiuti abbondano già gli studi scientifici, buon’ultima la relazione ufficiale dell’Istituto superiore della sanità (Iss) «Sentieri», maggio e settembre 2014.
Occorre anche considerare che oggi la Campania è la Terra più studiata d’Italia, dati Arpa, e ciò che pochi dicono è che è una delle poche regioni ad aver portato a termine il censimento dei siti potenzialmente contaminati, più di 2.500.
E la questione dell’aumento dei tumori e della mortalità connessa? Secondo la task forza di Pandora, ci sono alcuni tumori che sono frequenti, quali: polmone, laringe e fegato. Per quanto riguarda quello al polmone, secondo questi ricercatori si può ipotizzare che potrebbe essere legato, oltre che al fumo di sigaretta anche alla dispersione nell’aria di sostanze cancerogene, provocata soprattutto dai fumi di scarico dei motori a scoppio. Certo, non si possono escludere i roghi di immondizia. Il tumore al fegato è tipico di zone endemiche di epatite C. Pur non mostrando, la minima emergenza oncologica a carattere provinciale o comunale da mettere in relazione al dato ambientale. Ciò premesso – continuano – è possibile, comunque, che eccessi di incidenza oncologica riferiti a bambini o adulti e correlabili a inquinamento ambientale possano essere presenti in microaree geografiche esposte in modo diretto e continuato a sostanze tossiche e/o cancerogene individuate. Eppoi, in Campania sono operativi ben tre registri tumori: Asl Napoli 3 Sud, Asl di Salerno e Asl di Caserta che stanno studiando attentamente la questione. Ci sarebbe però bisogno, secondo molti epidemiologi, del varo di uno screening di massa, volontario e gratuito, per tutti i cittadini campani che vivono nelle zone inquinate. Il costo? 25 milioni di euro. C’è però chi non è d’accordo: il dottor Franco Berrino, già direttore del Dipartimento di prevenzione dell’Istituto tumori di Milano, e direttore scientifico di questa rivista, sostiene che uno screening per i tumori rischierebbe di aggiungere ulteriori danni. Gli screening non sono innocui, c’è il problema enorme della sovradiagnosi. E poi uno screening dove l’organizzazione sanitaria è gravemente carente finirebbe per essere fatto male, senza controlli di qualità e senza garanzie per i cittadini. Sottoponiamo a screening i terreni e i prodotti agricoli, non le persone.
Sulla stessa lunghezza d’onda di Pandora il professor Salvatore Panìco, docente di medicina interna all’università di medicina Federico II di Napoli e responsabile del Progetto Diana-5 per quest’area. Il professore non sottovaluta certo la gravità dell’inquinamento ambientale della zona, un vero crimine, e non capisce perché sia stato tenuto nascosto per tanti anni. Critica a fondo, poi, le esagerazioni delle informazioni relative alla mortalità per tumori dovuta all’inquinamento. «Senza dubbio si tratta di una situazione grave come inquinamento ambientale, ma circolano tante esagerazioni per il rapporto con la salute. Ciò che i più non prendono in considerazione è che si sta parlando di una zona in cui è presente una grave deprivazione sociale, dove c’è povertà, ci si ammala di più e si muore di più.  Sul banco degli imputati occorre mettere dunque le cattive condizioni di vita degli abitanti della zona. E bisogna ricordare che l’aumento di mortalità nell’area di cui stiamo parlando ha cominciato a verificarsi tra gli anni Cinquanta e Sessanta». E che il professore non abbia tutti i torti lo dimostra il fatto che nell’area in questione esiste, da 15 anni, un Registro tumori certificato a livello internazionale. Il registro copre più di 20 comuni che fanno parte della Terra dei Fuochi e non evidenzia un eccesso di tumori. Il professor Panìco tenta un’ulteriore precisazione. «Siamo in una zona sfortunata, a scarsa economia e scolarizzazione. E così la sopravvivenza ai tumori è più bassa, come dicono gli altri registri tumori. Una mortalità, quindi, dovuta all’organizzazione dell’assistenza sanitaria. I morti non sono solo per tumori ma dovuti a numerosi problemi. Per avere una sanità più adeguata occorre togliere potere alla camorra. Qualcuno mi spieghi perché in Brianza per un cancro al colon si registra una sopravvivenza di 5 anni, qui di appena 3?».

Roghi illeciti
Il grosso problema è che nella Terra dei Fuochi l’illegalità continua. Tanto per portare un esempio, nel 2014 sono stati censiti 2.531 roghi di rifiuti, materiali plastici, scarti di lavorazioni di pellame, di stracci. Meno dei 3.984 registrati due anni prima. Qui c’è andato giù duro, con le sue inchieste, il giornalista Fabio De Rosa che si è occupato di questi fenomeni per diverse testate, non ultima Radio Kiss Kiss: «Occorre capire a fondo gli interessi di chi si nasconde dietro la Terra dei Fuochi. Chi ha permesso agli industriali poco onesti la possibilità di gettare i loro rifiuti nella nostra zona, seppellendoli perché un altro modo di smaltimento sarebbe stato costosissimo.  La malavita ha preso l’affare e l’ha realizzato. Come è possibile che non si sia riusciti a individuare i Tir che trasportavano il carico di morte?» E le perplessità non finiscono qui per De Rosa. In definitiva la Terra dei Fuochi ha fatto comodo due volte. «È sicuro che il business dei rifiuti è finito, ma la versione 2.0, quella delle bonifiche, non è stata ancora avviata. Chi le farà? Lo Stato è assente e c’è il rischio che tutto finisca in mano a chi ha inquinato».
E come dargli torto, visto che le opere di bonifica promesse dal governo non si vedono. Nella maggior parte dei casi in cui sono previste, i cantieri non sono neanche partiti. Senza contare che non è in programma il risanamento delle falde contaminate, né analisi e caratterizzazioni di suoli e acque. Eppure, quella delle bonifiche è una strada da percorrere per impedire che le persone continuino a vivere in ambiente degradati e nei quali si corre il pericolo di ammalarsi.

Se vuoi leggere l’articolo completo,
invia una mail: info@vitaesalute.net

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