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PARTO IN ACQUA

PARTO IN ACQUA

A volte il progresso ha bisogno di guardarsi alle spalle. E scoprire, come nel caso del parto, che esistono metodi per alleviare il dolore e accogliere il nascituro in un ambiente più favorevole. Che gli darà opportunità in più di crescita
Può sembrare un’idea insolita, originale, eppure basta informarsi un po’ per scoprire che in tutte le epoche e un po’ in tutti i continenti si è fatto ricorso all’acqua, prima e durante il parto. La medicalizzazione di gravidanza e parto hanno fatto dimenticare molte possibilità di partorire e nascere in modo «dolce». Per i medici è più comodo avere la partoriente sdraiata, anche se ciò significa uno stress molto maggiore sia per lei sia per il piccolo che verrà al mondo.Vale la pena informarsi per scegliere in piena libertà il luogo e la modalità per questo importante evento; molte cliniche offrono già la possibilità di immergersi in acqua calda durante il travaglio, alcune anche per la fase ultima, cioè la nascita. È importante il rapporto di fiducia con un’ostetrica esperta in materia per potere, da una parte, agire secondo il proprio sentire, dall’altra essere consigliati e rassicurati, avendo così la possibilità di scegliere momento per momento se entrare in acqua, quanto rimanervi, quale posizione assumere e così via.

I vantaggi per la partoriente
Prepararsi al parto in acqua calda a 37°C, o anche partorirvi, comporta una serie di vantaggi per la madre. Il più immediato è la notevole riduzione dei dolori durante le doglie, tale da rendere quasi sempre superfluo qualsiasi trattamento antidolorifico. L’essere «senza peso», il calore e la leggera pressione dell’acqua sulla pancia sono percepiti come gradevoli e molto rilassanti.
La donna consuma meno energie in acqua; le doglie sono più leggere e più brevi. Tuttavia, saranno sufficienti per il procedere della nascita, anzi l’accelereranno, grazie alla maggiore capacità della donna di rilassarsi. Quindi, la neo-mamma, dopo un parto in acqua, sarà più forte e più fresca. Inoltre, la perdita di sangue risulterà di minor entità, e la ripresa più rapida. Mediamente, dodici ore dopo il parto, le mamme possono già fare il bagno, lavarsi i capelli, camminare senza dolore. Questo veloce recupero è apprezzato soprattutto da madri che hanno già altri figli, dai quali vorrebbero tornare il prima possibile.
La mobilità è subito buona perché la permanenza in acqua ha fatto gonfiare meno i tessuti. Gli strappi di questi ultimi sono molto rari ed eventualmente così piccoli da non richiedere dei punti. Ed entro tre, massimo cinque giorni, la ferita è completamente guarita. Non risulta si siano mai verificate infezioni dopo un parto in acqua.

Quando dire no
In alcune cliniche dove si pratica questo tipo di parto, si è notato che circa un quarto delle donne esce dall’acqua poco prima che si presenti la testa del bimbo. In effetti, la sensibilità della madre dovrebbe essere la linea guida per la permanenza in quell’ambiente, per capire se sia il caso di intervallare con del movimento fuori acqua.
Alcuni fattori possono sconsigliare l’esecuzione dell’ultima fase del parto in acqua: gestosi, durata molto lunga delle doglie, perdita prematura delle acque e, soprattutto, parto prematuro. Pare che il fabbisogno di ossigeno di un nato prematuro sia particolarmente alto, dato che il suo sistema di respirazione non è ancora del tutto sviluppato, per cui è consigliabile un rapido contatto con l’aria, appena ne compare la testa.
Tuttavia, i vantaggi dell’acqua calda nella fase preparatoria sussistono. E, subito dopo il parto, madre e neonato possono tornare in acqua per riscaldarsi e rilassarsi. Chiaramente, si attenderà a tagliare il cordone ombelicale, per dare al piccolo la doppia possibilità di rifornimento di ossigeno. Al parto dovrebbero presenziare solo persone in grado di mettere a proprio agio madre e nascituro.

I vantaggi per il neonato
Il passaggio da una vita passiva e totalmente dipendente, con «rifornimento» assicurato dal cordone ombelicale, alla respirazione autonoma e in ambiente molto diverso, costituisce sicuramente un trauma per ogni bimbo. L’adattamento completo dei vasi sanguigni e del cuore può richiedere diversi giorni e si dovrebbe lasciare al piccolo tutto il tempo necessario. Ai bambini che nascono in acqua viene automaticamente concesso un maggior tempo di adattamento, con un passaggio graduale dalla vita in acqua nel ventre materno, a quella sulla terra. Finché è immerso nel liquido consumerà meno ossigeno ed energia per mantenere la circolazione e la pressione sanguigna.
Quando il piccolo, dopo la nascita, si solleva e la sua pelle viene a contatto con l’aria, si attiva la respirazione. Anche in questo caso è utile un passaggio graduale, per esempio facendo emergere solo la faccina per farlo accedere al seno materno.
A quanto pare, l’ombelico guarisce prima nei bambini nati in acqua. Questo genere di parto sarà particolarmente positivo per il bambino se la mamma avrà perso le acque già durante le doglie, perché in questo modo si compenserà la mancanza di pressione sulla testa e non si verificheranno gli ematomi sulla parte posteriore della stessa. E, ovviamente, non avrà stimoli sensoriali violenti, tipo luce abbagliante, sferragliare di attrezzi chirurgici, freddo, manipolazioni varie. Stabilirà da subito un ottimo rapporto con l’acqua, utile non solo per chi intende dedicarsi in seguito al nuoto. Soprattutto si è notato che, nel primo anno di vita, i bambini nati in acqua hanno uno sviluppo migliore e più rapido, godono di una salute particolarmente resistente e colpiscono per l’intelligenza e la capacità di attenzione e apprendimento.

Come prepararsi
Risulta vantaggioso, per la futura mamma, prepararsi al lieto evento coltivando per tempo la propria confidenza con questo elemento. Le donne che hanno praticato nuoto o altre attività acquatiche sono chiaramente favorite in tal senso. In acqua si possono fare esercizi ginnici e/o di rilassamento.
Nuotare regolarmente, durante la gravidanza, permette alla donna di esplorare l’alternanza di tensione e rilassamento della muscolatura del perineo e del basso bacino. Il moto in acqua scioglie la muscolatura di tutto il corpo, per cui si è più mobili rispetto alla terra ferma. La colonna vertebrale viene alleggerita, la circolazione sanguigna migliora, il cuore viene allenato. Lo stile «a rana» può essere praticato in ogni fase della gravidanza. Gli esperti suggeriscono anche il «nuoto statico», nel quale si cerca di attraversare la vasca con il minor numero di colpi; il corpo rimane allungato mentre si esala un sottile e continuo filo d’acqua. Esercitarsi nell’espirazione consapevole e lenta in posizione prona e allungata, allena alla respirazione durante le doglie.
Anche lo stile a dorso è molto amato dalle donne in gravidanza. Allena meno la respirazione ma alleggerisce la schiena. Il bimbo gode del nuoto della mamma: gli arriva più ossigeno e riesce a muoversi con maggior libertà sotto la muscolatura addominale rilassata della gestante.
In alcune scuole di preparazione al parto in acqua si incoraggiano le future mamme anche a immergersi fino a una certa profondità. Ciò rafforza circolazione e muscolatura e migliora ulteriormente la confidenza con l’elemento acqua. Chi ha vissuto l’esperienza di partorire in mare aperto o in vasche profonde riferisce che la sensazione dolorosa delle doglie diminuisce proporzionalmente alla maggiore profondità dell’acqua.

Un rapporto da coltivare
I bimbi sono ben allenati, da mesi nel ventre materno, a muoversi in acqua. Questa capacità può essere mantenuta, specie se si dà la possibilità di tornare in vasca con una certa frequenza da neonati e nei primi mesi di vita. Impareranno presto a gestire il passaggio tra acqua e aria. Nei primi giorni il neonato ha bisogno di acqua calda per nuotare. Poi si scenderà gradualmente fino a circa 30°C, con prove a casa per capire quale sia la temperatura gradita dal piccolo, prima di andare in piscina insieme, dopo un po’ di allenamento a casa, a partire dalla dodicesima settimana.
Esistono anche piscine attrezzate, di struttura e personale specializzato, che possono accogliere i piccoli fin da subito.

Come fare
Dove praticarlo

In Gran Bretagna, le cliniche sono tenute per legge a offrire alle partorienti la possibilità di prepararsi al parto o a partorire in acqua.
In Italia è in netto aumento il numero delle strutture attrezzate. Per conoscere l’ospedale attrezzato per un parto in acqua, potete consultare il sito www.partoinacqua.it.
È comunque una situazione in continua evoluzione e in rapido cambiamento, per cui conviene informarsi nei mesi precedenti l’evento circa le possibilità offerte da ospedali e cliniche nella propria zona di residenza. Si consiglia di recarsi personalmente a conoscere, oltre al posto, i professionisti con i quali si avrà a che fare. Il rapporto umano è molto importante in un momento così delicato. Magari si farà anche il corso di preparazione nella stessa struttura.
Per le donne che desiderano partorire in casa e possono contare su una levatrice ben preparata, si può ipotizzare anche il ricorso alla vasca da bagno; oppure, se possibile, alla piscina gonfiabile. Quest’ultima potrebbe avere il vantaggio di offrire maggiori spazi, magari per farsi aiutare dal proprio compagno.

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