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PIU’ VITA CON IL MAGNESIO

PIU’ VITA CON IL MAGNESIO

Un minerale reso ancora più prezioso dalla scoperta che aumenta i livelli di testoterone. Questo significa migliore desiderio e potenza sessuali e aumento della longevità negli uomini. Vediamo come funziona e dove si può trovare

Buone notizie per uomini giovani, meno giovani e vecchi: il testosterone, l’ormone maschile, aumenta con l’attività fisica moderata, ma aumenta anche assumendo magnesio. Inoltre chi, da vecchio, ha livelli più elevati di magnesio ha anche livelli più alti di testosterone.
Avere più testosterone per un maschio significa non solo sperimentare più desiderio e potenza sessuali, ma vivere più a lungo ed essere più protetto verso una serie di disordini tra cui il più studiato è la cosiddetta sindrome metabolica, caratterizzata da ipertensione, iperglicemia da ridotta sensibilità insulinica, ipercolesterolemia e… pancia.
Le prime notizie vengono da uno studio sperimentale controllato, realizzato da fisiologi dello sport dell’Università Selcuk, a Karaman in Turchia, su persone che svolgono attività sportiva regolare e moderata e su persone normalmente sedentarie. La ricerca ha dimostrato che i livelli di testosterone crescono significativamente dopo l’esercizio fisico e che, se a queste persone viene prescritta una certa quantità di magnesio ogni giorno per tre settimane, il testosterone, dopo l’attività fisica, aumenta ancora di più e cresce particolarmente negli sportivi rispetto ai sedentari.
Invece, un gruppo interuniversitario italiano, lavorando su un campione di ricerca molto noto a livello internazionale, lo studio «Invecchiare nel Chianti», diretto da Luigi Ferrucci, attualmente all’Istituto nazionale sull’invecchiamento dei Nih statunitensi, a Baltimora, ha potuto stabilire una relazione diretta tra livelli di magnesio e livelli di testosterone in quasi 400 persone con un’età media di 74 anni. Quindi chi aveva più magnesio aveva anche più testosterone nel sangue.
Un farmaco alternativo
L’uso del magnesio – ben presente in tutti i nostri tessuti, cervello compreso – è antico e, per quasi un secolo, controverso. L’introduzione del magnesio nella terapia è un merito della scuola medica francese. Alla fine del XIX secolo, Pierre Delbet, accademico di Francia, iniziò una poliedrica sperimentazione e applicazione clinica del magnesio a una gamma di patologie. Contemporaneamente, dall’altra parte dell’Atlantico, i medici americani usarono con successo l’uso del solfato di magnesio per il controllo delle crisi convulsive causate dal tetano.
Meglio degli antiepilettici
Nel 1906 a Los Angeles, per la prima volta, vennero trattate con magnesio donne con eclampsia (dal greco eklampein che vuol dire esplodere), una grave complicazione del parto caratterizzata da ipertensione e convulsioni. In quegli anni, in Europa e negli Usa, quasi una donna su tre con eclampsia moriva durante il parto. Il primo studio controllato è del 1929 e viene da Chicago: con l’introduzione del magnesio, la mortalità per eclampsia era passata dal 36 al 7 per cento!
Nonostante questi successi, gli europei rimasero per lungo tempo scettici sull’uso dello ione. Con l’avvento dei farmaci attivi sul cervello, i medici ostetrici europei decisero che il trattamento di scelta per l’eclampsia fossero ansiolitici (valium) e antiepilettici (fenitoina).
Poi, nel 1995, tre studi consecutivi, pubblicati su tre autorevolissime riviste, New England Journal of Medicine, Lancet e Pediatrics, stabilirono, senza ombra di dubbio, che il magnesio è superiore e più sicuro del trattamento con antiepilettici.
In particolare, lo studio pubblicato da Lancet riguardò 1.700 donne trattate in 23 centri ospedalieri distribuiti in 8 nazioni, dove si dimostrò che il magnesio è superiore all’uso combinato di valium e fenitoina. La stessa rivista, qualche anno più tardi pubblicò i risultati di uno studio imponente che ha interessato 10 mila donne, certificando ancora una volta l’efficacia del solfato di magnesio.
Infine, sul New England Journal of Medicine venne paragonato l’uso del magnesio a quello degli antiepilettici nel trattare la pre-eclampsia. Conclusione: il magnesio è superiore ai farmaci. Di qui il consenso internazionale sul fatto che il solfato di magnesio è il trattamento di scelta per la pre-eclampsia e per la stessa eclampsia.

*Presidente onorario della Società Italiana di Psiconeuroendocrinoimmunologia

Se vuoi approfondire questo tema
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