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PREVENZIONE TUMORI

Anche il movimento entra a pieno titolo nelle strategie di prevenzione dei tumori. Il recente documento prodotto dal Fondo mondiale per la ricerca sul cancro (Wcrf) ha inserito l’esercizio fisico tra i fattori protettivi. Ma che cosa significa esattamente fare del movimento per ottenere simili benefici?
Innanzitutto, per attività fisica si intende ogni forma di movimento muscolare che comporti un certo dispendio energetico. Questa comprende le attività lavorative, quelle casalinghe, legate a viaggi o spostamenti e le attività del tempo libero.
Si tratta principalmente delle azioni quotidiane che comportano il movimento del corpo, come camminare, andare in bicicletta, salire le scale, fare i lavori di casa e la spesa, molte delle quali rappresentano oggi una componente secondaria della nostra routine.
L’esercizio fisico, invece, è un tentativo programmato e intenzionale con l’obiettivo di migliorare la propria forma fisica e la salute. Può comprendere attività come camminare a ritmo sostenuto, andare in bicicletta, fare ginnastica aerobica e anche gli hobby di natura attiva, come il giardinaggio e gli sport competitivi.  

Sedentari recenti

Fino a tempi relativamente recenti l’uomo ha sempre svolto un’attività fisica moderata con regolarità e vigorosa secondo l’occasione. Tuttavia, a partire dalla seconda metà del ventesimo secolo, con la progressiva urbanizzazione e industrializzazione, il livello generale di attività fisica si è ridotto.
A differenza dei nostri antenati, non abbiamo normalmente bisogno di spendere molte energie per procurarci il cibo; le macchine svolgono la maggior parte del lavoro prima compiuto a mano. Le automobili e i mezzi di trasporto pubblico hanno largamente sostituito le passeggiate a piedi o in bicicletta. Il risultato di tutto questo è che la maggior parte della popolazione è poco o non attiva, e trascorre la maggior parte del tempo in attività sedentarie come guardare la televisione od utilizzare il computer a scapito del proprio stato di salute. E questo fenomeno non è soltanto confinato ai paesi industrializzati a più alto reddito o alle aree urbane, ma lo stile di vita della maggior parte delle popolazioni di molti paesi è ormai prevalentemente sedentario, con poche eccezioni relative a comunità agricole o basate sul lavoro manuale in Asia o in Africa.
L’energia utilizzata da ciascuno di noi per svolgere un determinato tipo di attività dipende dalla durata e dall’intensità dell’attività stessa. Inoltre il dispendio energetico per quell’attività è legato anche al nostro dispendio energetico basale che a sua volta dipende dal sesso, dall’età, dalle dimensioni corporee, dal livello di fitness, ecc. L’Equivalente metabolico (MET) descrive l’intensità di un’attività fisica tenendo conto proprio del dispendio energetico a riposo.
Se per esempio diciamo che un’attività fisica corrisponde a 6 MET vuol dire che la richiesta di energia per compierla è sei volte superiore a quella utilizzata dall’organismo in stato di riposo. Possiamo dunque classificare l’attività fisica come vigorosa (maggiore o uguale a 6METs), moderata (3-5,9 METs) o leggera (minore di 3METs).    

Oltre cento ricercatori impegnati

Il Wcrf, il cui compito è di favorire la prevenzione dei tumori attraverso la ricerca e la divulgazione dei risultati della ricerca stessa, ha recentemente concluso un lavoro di revisione di tutti gli studi scientifici che hanno studiato la relazione tra attività fisica, alimentazione e antropometria rispetto a tutti i tipi di tumori. Da questa opera, a cui hanno contribuito oltre 100 ricercatori appartenenti a una ventina di centri di ricerca fra i più prestigiosi al mondo sono poi state estratte 10 raccomandazioni per la prevenzione dei tumori che riassumono ad oggi i risultati più solidi della ricerca scientifica (vedi box «In sintesi»).
Gli studi scientifici a partire dagli anni Novanta hanno continuamente mostrato che l’attività fisica è protettiva nei confronti di varie tipologie di tumori. Esiste infatti una solida evidenza scientifica che livelli moderati di attività fisica proteggono o possono proteggere dai tumori del colon, della mammella e dell’endometrio, ed esiste probabilmente una relazione anche con i tumori del pancreas e del polmone. Da qui la raccomandazione di «Mantenersi fisicamente attivi tutti i giorni» senza dover esagerare con estenuanti sedute di attività fisica.
E allora, quanta attività fisica è consigliato svolgere? In pratica basta un impegno fisico pari a una camminata veloce per almeno mezz’ora al giorno; successivamente, man mano che ci si sente più in forma, sarebbe utile prolungare l’esercizio fisico fino a un’ora o praticare uno sport o un lavoro più impegnativo.
La vita sedentaria oltre ad essere una causa importante di obesità, può favorire l’insorgenza di tumori anche indipendentemente dall’obesità. La sedentarietà contribuisce inoltre allo sviluppo, insieme ad altri fattori di rischio, di altre patologie croniche in particolare quelle che gravano sull’apparato cardiovascolare. Non fare movimento contribuisce al peggioramento del metabolismo del glucosio e concorre all’aumento della pressione arteriosa e del grasso corporeo.
Di tutti i fattori nutrizionali che si sono dimostrati associati a un maggior rischio di tumore, quello più solidamente dimostrato è il sovrappeso che aumenta il rischio di ammalarsi di tumori della mammella, dell’intestino, dell’endometrio, del rene, degli adenocarcinomi dell’esofago, del pancreas e della cistifellea. Di qui l’importanza dell’attività fisica che aumentando il dispendio energetico facilita il controllo del peso corporeo.    

I meccanismi che entrano in causa

Molteplici sono i meccanismi con cui l’attività fisica può aiutarci nella prevenzione dei tumori. Oltre all’effetto positivo sul controllo del peso corporeo, l’attività fisica riduce l’insulino-resistenza, interviene nel metabolismo degli ormoni steroidei, può ridurre i livelli circolanti degli estrogeni e degli androgeni, fattori di rischio noti per i tumori della mammella, e stimolare il sistema immunitario.
Sull’effetto protettivo nei confronti dei tumori del colon una regolare attività fisica potrebbe favorire il transito intestinale e ridurre i tempi di contatto di sostanze potenzialmente cancerogene con la mucosa intestinale.
Lo sviluppo di strategie di prevenzione che portino a un aumento della diffusione dell’attività fisica attraverso interventi di provata efficacia dovrebbe dunque diventare obiettivo primario di sanità pubblica e di politiche sanitarie mirate. Gli effetti positivi di queste iniziative permetterebbero infatti in futuro una riduzione dei costi della sanità pubblica ma anche un aumento della partecipazione sociale ad attività ricreative e relazionali.  

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