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PROGRAMMATI PER L’ALTRUISMO

PROGRAMMATI PER L’ALTRUISMO

L’impegno per promuovere la pace con il progetto Science for Peace. Il celebre scienziato Umberto Veronesi ci spiega come l’interesse per gli altri sia scritto nei nostri geni. E che nel futuro del mondo, le donne saranno decisive: «hanno doti più adatte alla civiltà

«La pace è la forma più elevata di altruismo». Ad affermarlo è l’oncologo Umberto Veronesi che, attraverso la Fondazione che porta il suo nome, ha dato vita alla Conferenza mondiale Science for Peace – la terza edizione si è tenuta a Milano nel novembre 2011- proprio per promuovere la cultura della pace. Ne abbiamo approfittato per chiedergli una riflessione sull’altruismo, dal punto di vista di un uomo di scienza.«La scienza è già in se stessa una forza pacificatrice», esordisce Veronesi, «perché dissemina la razionalità – mentre la guerra è una soluzione irrazionale dei conflitti – e ha un linguaggio universale che non conosce frontiere e nazionalismi. Quindi, la scienza può e deve offrire una base di conoscenza antropologica, psicologica e filosofica alla pace».
È questo il principio ispiratore di Science for peace?
«Il suo obiettivo è quello di creare e diffondere a livello internazionale un movimento di attivismo concreto per la pace, che promuova la tolleranza e la riduzione della violenza e ricrei le condizioni per un clima di solidarietà e di impegno comune verso una pacifica convivenza. Che è anche, non dimentichiamolo, la base imprescindibile per rilanciare lo sviluppo. Uno sviluppo che a sua volta ha bisogno della scienza: la storia ci insegna che proprio dalle conquiste della ricerca scientifica sono venuti i contributi più importanti per il miglioramento della qualità di vita e la soluzione dei problemi più gravi che affliggono l’umanità: malattie, denutrizione, mancanza d’acqua e di cibo».
In effetti, oggi, la scienza appare sempre più un’impresa collettiva: ritiene che anche il progresso della ricerca possa trarre vantaggio da una maggiore cooperazione, insomma dall’altruismo?
«L’altruismo è un’inclinazione che favorisce il progresso civile, di cui la scienza è anch’essa motore».
PRINCIPI UNIVERSALI
Fino a qualche anno fa, però, gli scienziati parlavano soprattutto di gene egoista, della lotta per la sopravvivenza. Ora, l’altruismo, la cooperazione sono sempre più studiati tra gli esseri umani, e perfino tra gli animali. Come si spiega?
«Da alcuni decenni, soprattutto dopo la scoperta del Dna, la scienza moderna cerca di dare risposte ad alcune domande fondamentali, fra cui anche da dove nasce il nostro senso della bontà, oppure in che modo riusciamo a distinguere ciò che è bene da ciò che è male. Molti studiosi stanno trovando le basi scientifiche per un’idea a cui anch’io ho sempre creduto, non sperimentalmente ma in modo intuitivo. E cioè al fatto che alcuni principi morali siano universali, e scavalchino tutte le barriere geografiche, culturali e religiose. Alla base dei nostri giudizi morali c’è una grammatica morale universale, una facoltà della mente che si è sviluppata fino a includere un insieme di principi che tutti ritengono sia giusto rispettare».
Insomma, si può dire che esista qualcosa di simile al gene della bontà?
«Il gene della bontà non è stato scoperto, ma il senso dell’altruismo è certamente scritto nei nostri geni. L’uomo, per sua natura, è sempre stato animato da un senso di generosità e di altruismo. Se riflettiamo su epoche in cui si viveva in condizioni durissime e i più deboli, come donne e bambini, lasciati a se stessi sarebbero inevitabilmente stati destinati a soccombere, possiamo vedere che l’uomo le ha trasformate: con il fuoco, i ricoveri, le semine per fare scorta di cibo, altrettante sfide lanciate alla pura e semplice selezione naturale. E fin dall’inizio della nostra storia ci sono state forme di collaborazione tra individui – la creazione della famiglia, la crescita della prole, la difesa dei deboli – che poi si sono aggregati in clan, quindi in tribù, fino a diventare popoli. L’altruismo innato e un’esigenza primordiale di giustizia fanno parte della nostra storia da sempre».
PROVE SCIENTIFICHE
La novità è che oggi la ricerca sta provando a dimostrare che l’altruismo ci fa stare bene.
«In effetti un numero crescente di studi mostra come i gesti di generosità e altruismo influenzino il nostro benessere. Gregory Berns, professore di psichiatria alla Emory University di Atlanta, ha scoperto, utilizzando tecniche di imaging cerebrale, che quando le persone mettono in atto comportamenti altruistici, nel loro cervello aumenta il flusso di sangue proprio nelle aree che vengono attivate dalla vista di cose piacevoli. Secondo un altro studio americano, apparso sulla rivista Nature Neuroscience, ci sarebbe addirittura una precisa regione del cervello, nell’emisfero destro, collegata al comportamento altruistico, che risponde in modo più attivo nelle persone benevole verso gli altri. Mentre una ricerca pubblicata su Science e condotta da Felix Warneken e Michael Tomasello, dell’Istituto Max-Planck, in Germania, suggerisce che già a un anno e mezzo i bambini dimostrano di essere altruisti. E anche l’etica ha precise basi neurologiche, tanto che gli esseri umani di qualunque cultura tendono a rispondere allo stesso modo a domande fondamentali su questo tema».
Eppure il nostro mondo è tutt’altro che pacifico…

«La guerra non esiste per il confronto tra le volontà degli individui, ma per il confronto della volontà degli Stati. Tra semplici uomini non c’è guerra, ma solo contrasto. Quella che per me è la forma più elevata di bontà, cioè la ricerca e il mantenimento della pace, è sempre stata connaturata alla specie umana. Già il filosofo Jean Jacques Rousseau ci ricorda che la guerra è un concetto che non concerne direttamente il rapporto degli uomini tra di loro».

Se vuoi approfondire questo tema
invia una mail: info@vitaesalute.net

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