skip to Main Content

Quando lo stress fa bene!

Di Paola Emilia Cicerone

Pensavamo che l’ideale fosse una vita tranquilla,priva di stress e di emozioni forti? E invece, no. Contrordine,  lo stress fa bene anzi allunga la vita. E’ uno dei dati che emergono  da una storica ricerca americana  durata 90 anni: 1.500 bambini sono stati seguiti durante tutto l’arco della loro esistenza, per individuare i fattori di rischio ma soprattutto gli elementi che garantiscono una vita lunga e in salute. Tra cui appunto lo stress. Almeno, è quanto è emerso dagli articoli apparsi sui quotidiani. In realtà, le cose sono un pochino più complicate.  Quello che emerge dal Longevity project firmato oggi dagli psicologi  Howard S. Friedman e Leslie Martin –  e  punto di arrivo di uno storico studio avviato nel 1921 da Lewis Terman, uno dei padri della psicologia americana, autore di importanti test sul quoziente intellettivo – è che nella vita è importante porsi traguardi, darsi degli stimoli. In altri termini, vivere, non limitarsi a vegetare.  «Abbiamo visto», spiega Friedman ,« che le persone fortemente motivate, che hanno lavorato di più e ottenuto buoni successi sul lavoro, sono anche le più longeve. Potremmo definirle  persone che non si sono ammazzate di lavoro, ma che di lavoro – grazie al lavoro – hanno vissuto». Dalla ricerca è emerso chiaramente che il lavoro duro in sé non nuoce affatto alla salute «e che non è necessario condurre un’esistenza noiosa e priva di interessi per campare a lungo», osserva Friedman. Anzi i dati confermano che è vero il contrario.
« Lo stress in quanto tale è semplicemente una reazione a uno stimolo esterno», spiega lo psichiatra Ferdinando Pellegrino, « è il nostro modo di adattarci  quello che succede intorno a noi. E quindi anche gli eventi positivi- pensiamo per esempio a una promozione sul lavoro – possono  essere fonte di stress».  Tutto dipende come lo viviamo:  «siamo intelligenti quanto basta per farci del male da soli, ma queste stesse caratteristiche possono insegnarci a gestire meglio il nostro stress» ricorda Robert Sapolsky, uno dei padri degli studi sullo stress, che utilizza le sue ricerche sulla vita sociale delle scimmie per capire come  i fattori psicologici contribuiscano a rendere dannosa una risposta fisiologica che è anche il motore della nostra esistenza.
«L’importante è dare una  valutazione di tipo sia cognitivo che emozionale di quello che ci succede» spiega Pellegrino. Le nostre reazioni e il nostro modo di reagire nascono dalla nostra storia personale, e può essere utile una valutazione oggettiva,  che non tenga solo conto delle emozioni – sono innamorata di quella persona, voglio ottenere quel determinato obiettivo – ma anche di una valutazione obiettiva delle  nostre potenzialità- sono in grado di raggiungere quell’ obiettivo? E’ davvero quello che voglio? – e del nostro benessere- quella persona mi fa stare davvero bene?
«La formula per stare bene è essere ragionevolmente  soddisfatti di ciò che si fa, avere aspettative realistiche,  non rinunciare a sfide importanti ma neanche consumarsi in inutili battaglie», spiegano i ricercatori americani.  La tendenza a drammatizzare ha notoriamente effetti negativi, ma  contrariamente a quanto spesso si pensa, anche l’ottimismo eccessivo è sopravvalutato:  i «cuor contento» rischiano di non pesare  bene la difficoltà di un progetto, e comunque di andare incontro a delusioni frustranti, mentre l’atteggiamento ideale è  un ottimismo prudente e coscienzioso. Un fattore indubbiamente positivo è invece la resilienza, ossia la  capacità di resistere quando le cose non vanno come dovrebbero. «E si tratta di un fattore che possiamo migliorare con una sorta di allenamento cognitivo». osserva Pellegrino «Quando riusciamo a controllare i  diversi aspetti della nostra vita, è più facile vivere le sfide in modo positivo. Ma a volte ci sono problemi con cui dobbiamo imparare a convivere, cercando altre valvole di sfogo per il nostro benessere: già renderci conto che siamo in grado di gestire lo stress ci aiuta a sentirci meglio». E anche quando affrontiamo eventi imprevedibili, possiamo imparare a reagire nel modo più efficace: «se per esempio dobbiamo fronteggiare una malattia», spiega Pellegrino «possiamo correre in giro come matti alla ricerca di pareri diversi, o fermarci e fare il punto cercando di trovare le soluzioni migliori. Molte volte poi basta mettere in prospettiva quanto accaduto: per fortuna non tutte le cose che ci succedono  sono vere catastrofi».
E le sfide? Sono il vero stress positivo, anche se ovviamente il concetto di sfida è soggettivo: per qualcuno può essere battere record alla guida di un bolide di Formula 1,  per altri  prendere l’aereo per la prima volta, ricominciare a studiare dopo una certa età o scendere in pista in discoteca. «Dobbiamo imparare a esplorare i nostri confini, senza forzarci troppo», spiega lo psichiatra, « Non siamo tutti Schumacher, tutti però possiamo sperimentare il fenomeno del flow:  quella sensazione di entusiasmo e di benessere che proviamo quando affrontiamo una sfida impegnativa, ma sapendo che ce la possiamo fare». Può trattarsi di una competizione sportiva, di un progetto di lavoro, di una paura da vincere. «Ovviamente è più facile vivere un’esperienza di questo tipo quando si fa un lavoro che piace», ammette lo psichiatra « Ma a volte basta avere un atteggiamento positivo, valorizzare quello che si sta facendo. Pensiamo ai tanti insegnanti che reagiscono alle frustrazioni nel mondo della scuola trasmettendo ai propri studenti il piacere di conoscere» . E’ un fenomeno che possiamo paragonare all’innamoramento: «quando da giovani ci avviciniamo a qualcuno che ci interessa siamo emozionati curiosi e  da un punto di vista fisiologico anche un po’ stressati – con la bocca asciutta e il cuore che batte più forte», spiega Pellegrino « Se però lo stress diventa eccessivo, patologico, ci paralizziamo e non siamo più in grado di vivere questa esperienza». In questo caso rinunciare a una dose accettabile di stress ci impedirebbe di vivere esperienze importanti e arricchenti. Naturalmente bisogna conoscere i propri limiti « Ciascuno di noi ha un livello massimo di stress,  superato il quale crolla.  Il rischio è quello  di arrivarci senza accorgersene», prosegue lo psichiatra «trovandoci  nella situazione di una rana che,  immersa in una pentola di acqua progressivamente scaldata, muore  senza rendersene conto». Per questo dobbiamo imparare ad ascoltare i campanelli di allarme – stanchezza disturbi fisici difficoltà di concentrazione irritabilità insonnia – che sono spesso indice di difficoltà nel gestire lo stress. E assicurarci di avere una solida rete di supporto:  «il sostegno sociale è fondamentale e ci aiuta ad affrontare lo stress in modo positivo», sottolinea Pellegrino E il Longevity Project lo conferma: a vivere più a lungo sono le persone che mantengono i contatti con familiari  amici e colleghi , « anzi si è visto che aiutare gli altri è anche più importante che avere qualcuno che ci aiuta. E voler bene a qualcuno,  più importante che avere qualcuno che ci vuole bene » spiega Friedman «I soggetti più longevi sono persone mature, psicologicamente autonome, che imparano presto a conoscere i veri valori della vita»

REGOLE d’oro

  •  Prendiamoci cura di noi stessi: stanchezza e cattiva alimentazione ci rendono più fragili 
  • Cerchiamo di passare un po’ di tempo all’aria aperta sfruttiamo l’attività fisica per liberarci dallo stress negativo e rafforzarci per affrontare le sfide che ci interessano
  •  Impariamo a conoscere noi stessi: non diamo per scontato che quello che fanno gli altri vada bene per noi, se ci sentiamo a disagio in una situazione prendiamoci del tempo per riflettere e trovare la «nostra» strada
  • Non fa male stressarsi, fa male  continuare a stressarsi quando non è più necessario: ci sono momenti – durante una gara o in vista di una scadenza importante – in cui bisogna dare il massimo, ma finita l’emergenza bisogna imparare a rilassarsi.
  •  Esercitiamo la creatività : avere un atteggiamento combattivo nei confronti delle difficoltà ed esercitarsi a trovare diverse soluzioni ci aiuta a mantenere il controllo e rafforza il nostro sistema immunitario
  •   Non concentriamoci su un unico progetto :la nostra vita non può dipendere solo da una storia d’amore o dal successo nel lavoro. E’ importante avere obiettivi diversificati e dare spazio agli elementi positivi della nostra vita anche nei momenti più bui
  •  Proponiamoci obiettivi realistici. Non c’è niente di male nel puntare alto, ma non  sempre è possibile trovare un lavoro gratificante o  raggiungere i traguardi desiderati
  •  Impariamo a essere autonomi :la nostra felicità -o infelicità – non può dipendere dalle altre persone
  •  Impariamo però anche a chiedere aiuto: una buona rete di relazioni sociali è il ricostituente migliore per ripartire con energia
  •  Sforziamoci per quanto possibile di vedere il bicchiere «mezzo pieno»: non per accontentarci, ma per recuperare le energie per nuove sfide.

L’opinione di un esperto: David Lazzari

«Il Longevity Project evidenzia che le persone che stanno meglio, nella mente e nel corpo, sono quelle più consapevoli, che conoscono meglio sé stessi e i propri limiti per cercare di superarli in modo graduale»,  sintetizza David Lazzari, Presidente della Società Italiana di PsicoNeuroEndocrinoImmunologia e autore del saggio La bilancia dello stress ( Liguori 2009)

– Per molti però il concetto di stress positivo è già difficile da comprendere

«Definiamo stress un insieme di processi che si attivano quando dobbiamo affrontare qualche situazione impegnativa. Lo stress ci serve per affrontare la vita nelle sue diverse situazioni.  Se non ci fosse sarebbero guai!»

– Manon sempre è positivo…
«Per capire meglio possiamo fare un parallelo con il cibo: a dosi giuste è essenziale, se diventa troppo o troppo poco allora nascono i problemi. Per quanto riguarda lo stress,  può diventare eccessivo a causa di  eventi eccezionali che possono colpirci ma soprattutto  del rapporto che abbiamo con la vita. Se c’ è un equilibrio di fondo siamo in grado di dosarlo adeguatamente».

– Quali sono gli effetti sul fisico – in ottica PNEI – dei  diversi tipi di stress?

«La scienza sta capendo che l’eccesso di stress è uno dei maggiori fattori di malessere e malattia, soprattutto nei paesi più ricchi. Invece uno stress positivo, in sintonia cioè con i nostri equilibri e bisogni, è un fattore salutare, perché da all’individuo la giusta energia per fare le cose e ci aiuta a vivere meglio e più a lungo. E’ un po’ la sensazione che si prova dopo una attività piacevole, ci sentiamo “carichi”, pieni di forza».

-Ma come  trasformare in positivo un’esperienza stressante?

«Tutto dipende dall’equilibrio di quella che ho definito “la Bilancia dello Stress”, dove da un lato ci sono le richieste esterne e quelle interne (cioè le nostre aspettative) , dall’altro le risorse interne (cioè le capacità che ci riconosciamo) e  quelle esterne, cioè l’aiuto, il sostegno che possiamo avere dagli altri o da cose piacevoli che facciamo. Dopo dieci anni di ricerche abbiamo visto che questo modello descrive bene lo stress che proviamo».
-Come rimettere in equilibrio la bilancia? 
«. Si tratta in primo luogo di capire come funziona lo stress, per adattare i principi generali alla nostra personalità.  Anche le nuove esperienze sono positive, nella misura in cui corrispondono a queste esigenze, non si può generalizzare… Ad esempio, sappiamo  che nell’infanzia l’esposizione a stimoli nuovi è positiva e allena il bambino a gestire meglio lo stress, ma deve essere equilibrata e commisurata alle caratteristiche del bambino, sennò otteniamo l’effetto opposto».
– L’idea di “emozione positiva ” è evidentemente molto soggettiva..esiste un denominatore comune?
« Il livello di soddisfazione e arricchimento che l’esperienza ci dà. Se facciamo una cosa che davvero ci piace, per noi stessi ma anche per gli altri, possiamo sentirci più vivi e più ricchi. Lo stress in questi casi è del tutto positivo».

– Lo stress positivo è un fenomeno psicologico o ha anche una componente fisica?

«Lo stress è questione di mente e di corpo, e può aiutare o danneggiare entrambi. Diventa positivo ogni volta che andiamo nella giusta direzione,  mantenendo l’equilibrio tra richieste e risorse. Oggi la società ci propone mille soluzioni per tutto, suggerendo di combattere lo stress con sport, integratori, farmaci, formule magiche di vario tipo: ma se tutto questo viene fatto in modo scriteriato, serve solo a peggiorare le cose. Se vogliamo “positivizzare” il nostro stress dobbiamo fare scelte personalizzate, usando la “bilancia” per capire ciò che ci serve».

Share This
Back To Top

Per consentirti la migliore esperienza di navigazione, abbiamo configurato il nostro sito internet in modo da consentire i cookie. Continuando la navigazione, acconsenti all'uso degli stessi. Leggi di più

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi