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QUEL CIBO HA UN’ETICHETTA

I marchi che tutelano la qualità dei prodotti italiani. E difendono maggiormente dalle contraffazioni. Come riconoscerli e cosa indicano realmente

Salone del gusto, Torino, lo scorso ottobre. Migliaia di visitatori, un pubblico trasversale, si va dai bambini delle scuole agli anziani, alla ricerca del prodotto di qualità. Al prodotto con un’anima, con qualcosa da raccontare. Persone alla ricerca dell’eccellenza, della diversità, del prodotto da riscoprire.
Carlo, un architetto di circa 40 anni, si aggira tra gli stand come se si trovasse in un luogo sacro, alla ricerca di un tesoro. Poi, decide e acquista delle cipolle giganti di Giaratana. «È un prodotto tipico siciliano inserito nella lista dei prodotti agroalimentari tradizionali italiani (Pat) del ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali (Mipaaf). Ha sapore dolce e insuperabile. Lo faccio a filetti, delicati al palato e saporiti allo stesso tempo. È uno dei presìdi di Slow Food e dunque sono sicuro di ciò che mangio».
Slow Food, è l’organizzazione italiana che ha rivalutato il nostro prodotto tipico alimentare, riportando in tavola centinaia di prodotti di qualità che sarebbero stati condannati all’estinzione. Lo riconosce addirittura Michelle Obama che ha dichiarato «È tutto merito di Slow Food se ho avuto l’idea di farmi un orto». Quella di questa organizzazione – è certo – è stata una rivoluzione di cultura e gusto visto che anche gli astronauti nello spazio hanno rinunciato alle scatolette e si nutriranno di legumi Slow Food: lenticchia di Ustica, fava di Ustica, cece nero della Murgia carsica.
Al Salone ci sono anche i fan di Eataly. E lo spiega bene Giorgio. «Faccio i miei acquisti a Eataly di Roma. Mi piace la loro filosofia che mette a disposizione i prodotti di qualità non solo per una stretta cerchia di privilegiati. È un marchio che riunisce un gruppo di piccole aziende che operano nei diversi comparti del settore enogastronomico, il meglio delle produzioni artigianali a prezzi sostenibili. Da loro ho imparato ad alimentarmi con consapevolezza e scegliendo prodotti di prima qualità. È la giusta strada per far crescere la conoscenza di ciò che si porta in tavola. È chiaro che non voglio diminuire il lavoro di Slow Food ma mettere in risalto un’altra realtà, quella che trovo più congeniale per me».

I luoghi d’origine
Ma il made in Italy nel suo scrigno non ha solo questi tesori. Qui siamo nella nicchia. «A fare la parte del leone negli acquisti “verdi” degli italiani ed europei sono senza dubbio i prodotti a Denominazione di origine protetta e a Indicazione geografica (Dop/Igp) tutelati dall’Unione europea sulla base di uno specifico disciplinare di produzione che garantisce il legame territoriale e contribuisce a mantenere le tradizioni e la biodiversità nelle zone di origine», dicono convinti alla Coldiretti.
E nel nostro paese questi marchi incontrano i favori dei consumatori. La prova? L’Italia ha la leadership europea con 262 Dop/Igp riconosciuti che generano un fatturato vicino ai 13 miliardi di euro e riguardano specialità di nicchia, ma anche di largo consumo come Parmigiano Reggiano e Grana Padano che finiscono nel carrello di quasi la totalità degli italiani. Tiberio Rabboni, rieletto presidente dell’associazione europea Arepo, riunisce le 27 Regioni europee leader per i prodotti Dop e Igp, non a caso si è impegnato a portare avanti l’attività per impostare su basi positive i rapporti con il Parlamento europeo e con il Commissario europeo all’Agricoltura.
Secondo Raboni, i prodotti di qualità hanno oggi maggiori tutele, sostegni economici e strumenti di regolazione della produzione e del mercato ma questo lavoro va consolidato e ulteriormente sviluppato nella nuova legislatura europea 2014-2019. Ma Dop, Igp, Stg possono garantire la sicurezza del Made in Italy e mettere all’angolo le falsificazioni? Al Convegno, lo scorso maggio a Bologna, «La tutela del prodotto alimentare italiano-Proteggere il Marchio e il Made in Italy a 360°», organizzato dall’Ascom Confcommercio, Tiziana Primori, vicepresidente di Eataly, ha lanciato un messaggio forte e chiaro: «Mi auguro che passi la proposta del Ministro dell’agricoltura Martina sul marchio unico per i prodotti del Made in Italy, all’Expo 2015 di Milano».

Un patrimonio unico
Come orientarsi nella scelta dei centinaia di prodotti che si fregiano di questi marchi e come sceglierli? Per capirlo abbiamo interpellato Gianluca Baiocchi, ispettore del Corpo forestale dello Stato. Il Corpo con i suoi uomini e donne, dislocati su tutto il territorio nazionale, tutela il settore ambientale e agroalimentare di concerto con la Direzione centrale antimafia. I cittadini hanno anche a disposizione un numero verde di emergenza (1515) per fare tutte le segnalazioni del caso.
Secondo l’esperienza di Baiocchi, la prima cosa che viene fuori è che occorre tener conto di quali siano le disposizioni normative relative alla contraffazione dei marchi di qualità. Per Baiocchi il consumatore si deve sentire in buone mani. Tutto parte dal fatto che i prodotti tipici costituiscono un importante patrimonio alimentare ed economico del Paese che deve essere tutelato a difesa dei consumatori e dei produttori per assicurare la qualità dei prodotti e la legalità del mercato. Per questo è attiva una decisa azione di contrasto alla contraffazione dei marchi di qualità, per combattere l’agropirateria e fare deterrenza dei crimini agroalimentari. A rafforzare il controllo c’è l’impianto legislativo. La legge del 23 luglio 2009, n. 99, all’articolo 15 ha introdotto nel codice penale «il delitto di contraffazione di prodotti agroalimentari con indicazioni geografiche e denominazioni di origine protetta (art. 517-quater c.p.)».
Certo c’è anche da capire che cosa si intende per prodotti certificati Dop, Igp e Stg e perché sia necessario tutelarli da usurpazioni o ingannevoli evocazioni.
Le certificazioni Dop (Denominazione di origine protetta), Igp (Indicazione geografica protetta) e Stg (Specialità tradizionali garantite) sono disciplinate a livello europeo (Reg (UE), 1151/2012) e identificano prodotti agroalimentari la cui qualità risulta legata interamente o in parte a una Regione o a un determinato territorio. L’Italia possiede da sola circa il 22 per cento del totale dei prodotti registrati in Europa. Tutelare le produzioni certificate assume, quindi, una particolare importanza per il nostro Paese ed equivale a difendere e valorizzare la nostra identità nazionale, sia a livello paesaggistico, sia a livello storico e sociale. È sufficiente, tutto ciò? Occorre fare di più. Ed è stato ribadito al convegno, già citato, organizzato dall’Ascom Confcommercio.
Carlo Sangalli, presidente nazionale di Confcommercio, durante l’incontro ha sottolineato che «Serve un supplemento di impegno anche a livello europeo per contrastare questi fenomeni. In più, proteggere i prodotti italiani significa anche salvaguardare imprese e occupazione. I dati? Prodotti contraffatti sottraggono 17,2 miliardi di euro al nostro terziario, mettendo a rischio 70 mila imprese regolari e 185 mila posti di lavoro. Sono un vero e proprio furto per lo Stato, un danno e un crimine per la società».

Se vuoi leggere l’articolo completo,
invia una mail: info@vitaesalute.net

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